Le strade nazionali sono interamente finanziate dagli automobilisti. La principale entrata è costituita dalle imposte sugli oli minerali, che confluiscono nel Fondo per le strade nazionali e il traffico d’agglomerato (FOSTRA). La crescente elettrificazione del parco veicoli nazionale, che fa parte della strategia energetica 2050, comporta un calo delle entrate sulla vendita di carburante, con la conseguenza che il finanziamento del fondo, e con esso della manutenzione e dell’ampliamento della rete stradale, sul lungo periodo non sono più garantiti.
Lo scorso autunno il Consiglio federale ha così avviato una procedura di consultazione sulla possibile tassazione anche dei veicoli elettrici, oggi esenti, con lo scopo dichiarato di mantenere a partire dal 2030 lo stesso gettito incassato con un parco veicoli interamente a motore termico.
In tale contesto sono stati proposti due modelli di riscossione: la variante chilometraggio e la variante energia di ricarica. La prima, consiste nel versamento della tassa commisurata ai chilometri percorsi in Svizzera, in base anche al tipo di mezzo e al suo peso complessivo. Per un’automobile è stato indicato un importo medio di 5,4 centesimi al chilometro. Nella seconda variante, l’imposta verrebbe riscossa sulla quantità di energia elettrica erogata alla colonnina, presso stazioni di ricarica sia pubbliche che private. La tariffa indicata è di 22,8 centesimi al kWh, indipendentemente dal tipo di veicolo.
I diversi gruppi d’interesse hanno assunto posizioni mosse da prerogative assai divergenti.
Da una parte, le associazioni ambientaliste hanno censurato la volontà di tassare i veicoli elettrici, ciò che li renderebbe meno attrattivi, mettendo così – a loro giudizio – a repentaglio la strategia climatica svizzera.
Nel mezzo, associazioni come l’Automobile Club Svizzero (ACS) e il TCS hanno mostrato comprensione per l’esigenza di reperire le entrate necessarie per garantire una buona qualità della rete stradale, requisito indispensabile per la sicurezza degli utenti e lo sviluppo economico del Paese. Nondimeno, hanno segnalato la loro contrarietà all’introduzione di principi corrispondenti al cosiddetto road pricing, rispettivamente nei confronti di metodi d’incasso che comportino costi rilevanti a carico degli automobilisti.
Dall’altra parte, per chiudere il cerchio, vi è poi l’associazione svizzera degli importatori di automobili, decisamente contraria alla tassazione dei veicoli elettrici, perché una maggiore difficoltà di vendita rispetto ai veicoli con motore termico renderebbe ancor più difficile raggiungere i contingenti imposti dalla legislazione sul CO2, per i quali il settore è chiamato a pagare multe compensatorie.
Se da un lato, è condivisibile – per non dire indispensabile – il principio in base al quale tutti gli utenti della strada devono contribuire alla manutenzione e all’ampliamento dell’infrastruttura che utilizzano, d’altro canto la tassazione dei veicoli elettrici è tanto più delicata, quanto diversi sono gli interessi in gioco.
In primo luogo, la tassa sostitutiva – coerentemente con il suo nome – dovrà limitarsi a compensare le entrate che la Confederazione perde a causa dell’elettrificazione del parco veicoli.
Secondariamente, per poter ottenere la necessaria maggioranza in Parlamento e davanti al Popolo (dovendo essere modificata la Costituzione, sarà in ogni caso necessaria una votazione popolare), dovrà essere riscossa tramite un metodo semplice ed economico, che garantisca la protezione dei dati e non comporti l’introduzione di un sistema a pedaggio, per nulla adatto per una nazione come la Svizzera.
Da ultimo, ma non per importanza, la tassazione dei veicoli elettrici dovrà essere sufficientemente graduale e moderata da non compromettere la transizione energetica, senza che sia tuttavia impedita – a giudizio di chi scrive – la libera scelta del mezzo di trasporto (e quindi anche del tipo di propulsione, oggi tutti attenti a ridurre l’impatto ecologico), così come il principio della neutralità tecnologica, sia nella legislazione, sia nella pratica.
Tutto ciò, fa concludere che nessuna delle due varianti raggiungerebbe probabilmente e nei termini auspicati dal Consiglio federale la maggioranza necessaria, imponendo quindi la ricerca di una soluzione alternativa, quale potrebbe essere – ad esempio e almeno durante una fase transitoria – una tassa forfettaria.
Soluzione – almeno quella transitoria – che dev’essere trovata perché, oltre alla manutenzione corrente della rete stradale, incombono anche i necessari progetti di sviluppo, contenuti nell’imminente messaggio governativo sul futuro dei trasporti in Svizzera (Trasporti ’45), la cui dotazione prevista per le strade nazionali (ca. 9 miliardi di franchi, a fronte dei 24 per la ferrovia e dei 7.5 per i programmi d’agglomerato) già tiene conto delle entrate sostitutive a carico dei veicoli elettrici.
Un vero e proprio rompicapo, quindi, che va sciolto al più presto.
Simone Gianini,
Consigliere nazionale,
Presidente centrale dell’Automobile Club Svizzero (ACS)









