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Ottanta candeline per la Tamborini Vini

A colloquio con i responsabili Claudio Tamborini e Mattia Bernardoni. Una storia ricca di successi e un futuro che si sta scrivendo tra ultime tendenze e sinergie che aprono nuovi mercati.

26 Agosto 2024
in Interviste
Tempo di lettura:7 minuti di lettura
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Ottanta candeline per la Tamborini Vini
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Signor Tamborini, ci racconta la storia della sua azienda?

Mia nonna Angiolina, all’inizio del secolo scorso rimase vedova e portò avanti da sola il ristorante Tamborini in via Pessina a Lugano. All’epoca ebbe la brillante idea di allargare l’offerta di vini per accompagnare il pasto. Si iniziò quindi a proporre alcuni vini, soprattutto piemontesi e poi anche vallesani, nel ristorante di famiglia, ma anche agli alberghi della regione. Negli anni 40 mio padre prese la rappresentanza della Cantina Sociale di Giubiasco per il Sottoceneri e iniziò a distribuire quei vini ticinesi. Qualche anno dopo, iniziò anche a importare vino rosso dalla Spagna e dal Portogallo, che commercializzò in Ticino ma soprattutto in Svizzera interna.

Io sono entrato in azienda nel 1969 con l’idea di svilupparla. Era un momento molto proficuo perché il mercato del vino era ancora aperto e la concorrenza inferiore a quella attuale. In quegli anni sono riuscito a costruire la cantina di vinificazione, gli spazi di stoccaggio, gli impianti di imbottigliamento e, negli anni 90, ci siamo strutturati maggiormente con una cantina molto più grande costruita a Lamone in Via Serta 18, pochi chilometri a Nord di Lugano e un reparto vendita più organizzato. Abbiamo iniziato anche a collaborare con la grande distribuzione come Manor e Coop.

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Sempre in quel periodo abbiamo allargato anche la nostra produzione. Ho, infatti, gestito alcune aziende come il Colle degli Ulivi a Coldrerio e il Castello a Vico Morcote, ritiravamo uve da diversi viticoltori (alcuni professionisti e tanti piccoli hobbisti).

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Abbiamo anche acquistato alcune terre che sono poi diventate la Tenuta Terre di Gudo nel 1989, la Tenuta San Zeno nel 1999 e la Tenuta Vallombrosa nel 2002. Un acquisto, quest’ultimo, che ci ha dato ancora più visibilità in quanto su quel pezzo di terra fu piantata la prima pianta di Merlot in Ticino grazie al dottor Rossi Giovanni.

Oggi possiamo contare su circa 30 ettari di vigneti, in parte di proprietà e in parte in affitto. Inoltre, vinifichiamo uva proveniente da altri viticoltori per altri 30-40 ettari. L’azienda può contare su circa 40 collaboratori tra le varie tenute, vinificazione, commercio e distribuzione.

È cambiato molto il mondo del vino in questi anni? Come?

Completamente. Intanto si è allargata l’offerta e il mercato ha reagito positivamente a questo mutamento. Qualche anno fa il consumatore si accontentava di un prodotto mediocre, oggi non è più permesso proporre un vino approssimativo. Deve essere molto buono e di qualità anche perché viene giudicato da molti esperti. Grazie alla formazione professionale di Mezzana nel settore viticolo e a Changins per l’enologia, la conoscenza della tecnica di vinificazione è aumentata. Da parte nostra, negli ultimi anni, con il responsabile dei vigneti Pier Alberio, abbiamo fatto un passo in avanti importante nelle conoscenze viticole. Infatti, grazie al suo lavoro che si concentra molto sul rispetto della natura, abbiamo raggiunto livelli simili ai vini biologici. L’industria è andata in parallelo migliorando i macchinari di vinificazione che permettono di offrire prodotti di migliore qualità. Detto ciò, è comunque sempre la materia prima, e cioè l’uva, a fare la differenza. 

Parallelamente continuate a importare vini?

Questo è ancora oggi un segmento importante della nostra azienda e negli ultimi anni ci siamo specializzati andando a cercare vini particolari da aggiungere alla nostra offerta. Sul listino del 2024 abbiamo inserito alcuni nuovi prodotti che siamo sicuri saranno apprezzati dal mercato. Dall’altra parte ci impegniamo molto nella qualità della produzione propria grazie anche al fatto che dal 2014 2015 abbiamo un enologo tra i più importanti in Svizzera, Luca Biffi, che lavora solo con noi e ci aiuta a mantenere e a rinnovare una nostra precisa e riconoscibile identità con la collaborazione del team di cantina altamente qualificato. Ciò è confermato dai prestigiosi premi ottenuti al concorso Mondial du Merlot e il Grand Prix du Vin Suisse e dal riscontro ottimo dei nostri clienti.

C’è qualche vino al quale è particolarmente legato?

È difficile scegliere perché ce ne sono parecchi: ma mi piace ricordare il Comano perché fu uno dei primi prodotti dall’azienda e mi ricorda bei momenti passati in famiglia durante le vendemmie.

State avvertendo il cambiamento climatico?

Certamente. Se negli anni 90 i nostri vini avevano in media una gradazione di 12,5 gradi, oggi arrivano quasi sempre ai 14 gradi. In futuro dovremo cercare vigneti o parcelle da vignare sopra i 600 m s.l.m.

Il fatto di essere un’azienda famigliare è importante?

Ha un suo valore, ma a mio giudizio sono più importanti la qualità del prodotto e il mercato. All’inizio del 2023 è entrata in azienda, con una quota minoritaria, un’azienda conosciuta come Mövenpick Wein che ci permette di essere presenti, in modo privilegiato, in un segmento nuovo per noi: la clientela privata oltre San Gottardo. Una joint-venture interessante che ci offre molte opportunità e possibilità di sviluppo in altri mercati compreso l’export in Germania.

Come sono cambiati i clienti?

Oggi, con la globalizzazione, c’è una maggiore conoscenza e i sommelier, aprendo i corsi agli amanti del buon vino, hanno permesso a molti appassionati di avere maggiori conoscenze. È anche vero che sovente la gente segue le mode: oggi, per esempio, c’è molta attenzione al km zero, mentre qualche anno fa andava di moda il vino californiano o quello australiano… oggi si torna ai vini svizzeri e europei.

Signor Bernardoni, come sarà la Tamborini Vini del futuro?

Sicuramente noi desideriamo sviluppare ulteriormente i due filoni tradizionali che ci hanno distinti da decenni: la produzione propria e l’importazione. Per il primo segmento il margine di crescita è dato da quanta uva riusciremo ad acquistare e produrre e dal vino che riusciamo a vendere. Oggi i nostri clienti sono soprattutto in Svizzera e ci piacerebbe allargare il mercato estero che occupa il 2-3%. Ma anche nel mercato interno, come in Romandia o in Svizzera tedesca, abbiamo ancora spazio di crescita. La parte commerciale, grazie alla recente collaborazione, può sicuramente offrirci nuovi mercati e ci permetterà di svilupparci ulteriormente e proporre alcune nuove etichette o far capo ad altre che sono ritornate, dopo anni, nella nostra offerta. Noi continuiamo a cercare nuove cantine con cui collaborare in modo da far conoscere, sia ai nostri clienti sia ai ristoranti, vini non ancora noti. Nel medio termine dobbiamo anche e soprattutto anticipare i trend di consumo. Sarà questa una delle sfide più importanti. Dovremo essere bravi a intuire gli sviluppi futuri del mercato e ad agire di conseguenza proponendo prodotti apprezzati.

Quali sono gli obiettivi che vi siete posti?

Sicuramente dobbiamo farci conoscere ai nuovi consumatori, magari puntando sui giovani che cerchiamo di avvicinare durante le manifestazioni alle quali partecipiamo: da Cantine aperte a Vinissima. E parallelamente produrre vini che incontrino il loro gusto. Ecco perché, qualche anno fa, abbiamo ideato una linea moderna come Gioa di vivere che sta avendo un grande successo. Sono vini dal gusto più morbido, meno strutturati rispetto ai merlot tradizionali. Oltre a ciò, continuiamo con la nostra passione, con la voglia di crescere e siamo aperti alle novità e alla critica. Senza dimenticare che cerchiamo di restare al passo coi tempi anche sul marketing, con continui aggiornamenti, per esempio adeguando la nostra offerta ai nuovi supporti come gli smartphone. 

Oltre ai vini fermi avete una sezione legata a superalcolici e bollicine. Ce li illustra?

Storicamente siamo sempre stati produttori di grappa. E anche se ultimamente la grappa non ha un grande mercato, noi non la dimentichiamo. Per fortuna è in corso la procedura per creare un prodotto DOP della grappa ticinese che speriamo ne rilanci l’immagine e la faccia tornare in auge.

Restando sui superalcolici, dal 2008 abbiamo creato un angolo della nostra vinoteca dedicata ai whisky e ci siamo specializzati sempre di più. È un mondo molto complesso e noi abbiamo scelto di approfondire il settore dei single malt. Oggi abbiamo allargato l’offerta e, dal centinaio di etichette iniziali, possiamo offrire ai clienti più di 300 whisky diversi. E con il nostro sommelier Marco Rasetti riusciamo a proporre anche prodotti di nicchia molto apprezzati tra gli esperti.

Per quanto riguarda le bollicine possiamo dire che negli ultimi anni abbiamo sviluppato l’assortimento di champagne, un settore in grande ascesa e sempre più apprezzato. È un prodotto che abbiamo sempre proposto, ma sul quale abbiamo investito grazie alla ricerca di nuove cantine poco conosciute arrivando ad avere una settantina di etichette in assortimento. Abbiamo puntato sui récoltant manipulant (RM), quei produttori che vendono solo lo champagne prodotto dalle loro vigne. Un lavoro che abbiamo perfezionato con il sommelier e diversi viaggi nella regione dello champagne per andare a parlare direttamente con i produttori.

Tamborini ha prodotto negli ultimi anni anche due bollicine targate SanZeno, fermentazione in bottiglia sui lieviti, 20 mesi e 40 mesi.

Avete anche una sala che affittate a Lamone, sopra il vostro shop, ce ne parlate?

Sì, abbiamo creato una sala moderna, luminosa e accogliente, chiamata Spazio Emozioni, adatta a banchetti, workshop, degustazioni e aperitivi. Un ampio locale che può contenere fino a 50 persone e attrezzata con una cucina professionale, che affittiamo per eventi legati al cibo, al vino e alla cultura generale.

www.tamborinivini.ch

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