Cosa ha significato per lei, personalmente, assumere la presidenza del Gran Consiglio?
Assumere la presidenza del Gran Consiglio rappresenta, per me personalmente, un grande onore e una profonda responsabilità. È il riconoscimento della fiducia che i colleghi hanno riposto nella mia persona e nelle mie capacità di guida e imparzialità. Significa essere chiamato non solo a dirigere i lavori di Parlamento con rigore e rispetto delle regole democratiche, ma anche a incarnare i valori istituzionali che stanno alla base del sistema svizzero: il dialogo, il confronto civile, la trasparenza e il servizio al bene comune. Dal punto di vista umano, è un’occasione per conoscere ancor più da vicino il nostro Ticino e vivere le svariate realtà ad esso legate.
C’è un valore o un principio che guiderà il suo anno da Presidente?
Sarà la trasparenza ma soprattutto il…decidere, cosa che manca, e molto, in questo Cantone.
Quali saranno le sue priorità come Presidente del Gran Consiglio per questo anno legislativo?
La priorità è “ricucire” i rapporti fra Parlamento e Consiglio di Stato. Attualmente infatti i due organi sembrano tremendamente distanti. Solo lavorando in simbiosi, si troveranno soluzioni importanti e rapide per questo Cantone.
Come vede l’equilibrio tra gli interessi ticinesi e le decisioni federali, in particolare su temi sensibili come frontalieri, trasporti e fiscalità?
L’equilibrio tra gli interessi ticinesi e le decisioni federali è una delle sfide più delicate e importanti per il nostro Cantone. Viviamo una realtà di frontiera, con caratteristiche uniche in Svizzera, e questo comporta esigenze specifiche che talvolta faticano a trovare ascolto a livello federale. Su temi sensibili come frontalieri, trasporti e fiscalità, credo serva un approccio che unisca fermezza nel rivendicare le nostre peculiarità e spirito di appartenenza.
Il Parlamento ticinese, si sa, è molto frammentato. Crede vi sia un modo o un metodo per cercare di trovare una via da seguire, nell’interesse del Cantone?
Promuovere una cultura politica basata sul confronto costruttivo e non sullo scontro. Bisogna individuare una mediazione tra gruppi politici con ascolto reciproco che possano favorire il consenso almeno sui temi cruciali.
Quale Presidente del Gran Consiglio in questi mesi toccherà con mano il territorio e l’umore dei cittadini. Che cosa si aspetta di vedere e trovare?
Spero di vedere un Ticino propositivo, attivo e soprattutto fiducioso. Da noi – purtroppo – è in auge una sorta di lamentela acuta della serie “non va mai bene niente”. Ecco, vorrei che tutta questa negatività si trasformasse in emozioni positive.
Lei è il primo cittadino fino alla prossima primavera. Se fa una proiezione a quando finirà il mandato che cosa spera di lasciare in questi mesi?
Mi piacerebbe che i cittadini di questo Cantone riprendessero fiducia verso le istituzioni e tornassero ad interessarsi con entusiasmo alla politica e alla cosa pubblica in generale. Vedere votazioni o elezioni “boicottate” dal 50% degli aventi diritto di voto fa male, molto male.
Cosa augura ai cittadini e alle imprese del nostro Cantone?
Auguro un futuro in cui la voce di ciascuno sia ascoltata, in cui le difficoltà quotidiane trovino risposte concrete e in cui la partecipazione alla vita pubblica sia sentita non come un peso, ma come un’opportunità. L’auspicio è infine quello che sia cittadini che imprese siano fieri e orgogliosi di far parte di questo Cantone.
Fabio Schnellmann,
Presidente del Gran Consiglio










