Presidente Cereghetti, lei da quasi un anno è presidente della SSIC-TI. Che bilancio fa di questa nuova esperienza?
Questo primo anno alla presidenza della SSIC-TI è stato notevolmente intenso e ricco di impegni, ma allo stesso tempo estremamente gratificante. Da quando ho assunto questa carica, ho avuto il privilegio di lavorare a stretto contatto con figure chiave dell’associazione, come i membri dell’Ufficio Presidenziale, Fabrizio Bellini e Davide Braga, con i quali abbiamo formato un trio dinamico e visionario, indirizzato al rafforzamento continuo delle nostre attività e servizi.
Uno degli sviluppi più significativi di quest’anno è stato la messa in cantiere di un importante progetto di investimento presso il nostro Centro di formazione professionale di Gordola, frutto della lungimiranza delle persone che mi hanno preceduto. Questo investimento è una pietra miliare per la SSIC-TI e rappresenta un decisivo passo avanti nella nostra missione di migliorare e ampliare l’offerta formativa nel settore edile ticinese. L’aggiornamento e l’ampliamento delle strutture del centro permetteranno di implementare metodi didattici all’avanguardia e di rispondere in modo più efficace alle esigenze del mercato del lavoro. Inoltre, la collaborazione con altre associazioni economiche e le interazioni costruttive con le autorità hanno ulteriormente rafforzato la nostra posizione come interlocutore nel settore delle costruzioni.
Che impronta personale vuol dare? Quali sono i suoi obiettivi per questo suo primo quadriennio?
Durante il mio mandato, l’obiettivo principale sarà continuare l’eccellente lavoro svolto dai miei predecessori, focalizzandomi sul rafforzamento dello spirito associativo e sul mantenimento di condizioni ottimali per il settore migliorando anche la sua immagine imprenditoriale. Cercherò di promuovere un approccio agli investimenti che guardi al lungo termine, evitando decisioni basate su risparmi immediati che potrebbero rivelarsi controproducenti. La collaborazione con altre associazioni economiche e istituzioni sarà fondamentale per assicurare che le esigenze del settore siano adeguatamente rappresentate e supportate.
Che anno è stato il 2024 per il settore edile?
È stato un anno di sfide significative per il settore edile ticinese. Abbiamo riscontrato una stagnazione nell’edilizia privata, che non ha mostrato segni di crescita significativi. Parallelamente, anche il settore delle costruzioni pubbliche, inclusi il genio civile e altri grandi progetti infrastrutturali, ha avuto difficoltà a generare prospettive di lavoro interessanti. Questa situazione ha reso il contesto operativo particolarmente complicato per le nostre imprese, che hanno dovuto navigare in un ambiente di mercato incerto e con una spiccata concorrenza sui prezzi per garantirsi i volumi.
Il difficile periodo pandemico, con conseguente aumento dei prezzi e carenza di materie prime, è stato riassorbito?
Durante il periodo pandemico, il settore ha affrontato sfide rilevanti date dall’aumento dei prezzi e dall’enorme volatilità, oltre che ai ritardi legati alla carenza di materie prime. Attualmente la situazione si presenta quantomeno più stabile anche se i prezzi non sono ancora tornati ai livelli prepandemici: ciò se non altro permette una maggiore prevedibilità per la formulazione delle offerte. Nonostante questo miglioramento, persistono incertezze economiche che influenzano le decisioni di investimento nel settore.
Per quanto riguarda i posti di lavoro del settore che previsioni può fare?
Guardando al 2025, le prospettive per il mercato del lavoro nel settore delle costruzioni si stanno stabilizzando e mostrano alcuni segnali che indicano un possibile miglioramento. Da un lato vi è stato un abbassamento dei tassi di interesse che stimolano gli investimenti sia in ristrutturazioni che in nuove costruzioni. Questo scenario offre un’opportunità per valorizzare il patrimonio immobiliare e attirare nuovi investimenti nel settore. Inoltre, il prossimo anno si potrebbe vedere un incremento nella domanda di ristrutturazioni, soprattutto se la riforma del valore locativo, in autunno in votazione, verrà approvata. Questo potrebbe mantenere i posti di lavoro esistenti e potenzialmente crearne di nuovi, dato che molti potrebbero cercare di sfruttare le ultime opportunità per le deduzioni fiscali su interventi di ristrutturazione.
Il 2025 presenta qualche novità particolare? Le riserve di lavoro sono ancora sufficienti per le imprese ticinesi?
Il 2025 si prospetta come un anno di importanti transizioni e sfide per il settore edile ticinese. Una delle questioni più urgenti che speriamo di superare è la drastica riduzione degli appalti pubblici, che ha visto negli ultimi anni una diminuzione del 40% nelle pubblicazioni sul foglio ufficiale. Questa contrazione ha creato notevoli difficoltà per le imprese, limitando le opportunità di lavoro a lungo termine e aumentando la pressione competitiva nel settore. A livello regionale, le riserve di lavoro variano significativamente ma, in generale, notiamo che le imprese dispongono di riserve per circa 2-3 mesi. Questo livello di riserve non è assolutamente ottimale e sottolinea un ambiente di incertezza che potrebbe spingere le imprese a competere aggressivamente per i lavori disponibili. Tale concorrenza, sebbene possa garantire volumi di lavoro, rischia di erodere ulteriormente i margini di profitto, mettendo a dura prova la sostenibilità finanziaria delle imprese. Questo considerati anche gli importanti aumenti salariali decisi a livello nazionale che per il Ticino hanno un impatto maggiore.
Massimo Cereghetti,
Presidente SSIC-TI
www.ssic-ti.ch