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I diritti umani delle imprese garantiti dalla CEDU. E la Svizzera?

La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) riconosce alle aziende la possibilità di invocare molte delle libertà garantite agli individui, come la libertà di espressione, la tutela della proprietà e il diritto ad un processo equo. Un’estensione che rafforza lo stato di diritto e crea un livello comune di protezione nell’area europea.

9 Dicembre 2025
in TI Economy
Tempo di lettura:4 minuti di lettura
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I diritti umani delle imprese garantiti dalla CEDU. E la Svizzera?

Cappa-CEDU

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Non solo i cittadini, ma anche le imprese possono far valere i propri diritti fondamentali davanti alla Corte europea. Negli ultimi decenni, la giurisprudenza di Strasburgo ha ampliato progressivamente il campo di applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU), riconoscendo che molti dei diritti e delle libertà in essa contenuti non riguardano soltanto le persone fisiche, ma anche le persone giuridiche. Secondo la Corte, un’impresa può beneficiare delle garanzie convenzionali quando non agisce come un organo statale e quando il diritto invocato è, per sua natura, compatibile con la condizione di un soggetto collettivo. In tal modo, la libertà di espressione, la tutela della proprietà, il rispetto della vita privata e il diritto a un processo equo vengono estesi anche alle aziende. Rimangono invece riservati agli individui i diritti strettamente legati alla dignità umana, come il diritto alla vita o il divieto di tortura e di trattamenti inumani.

Un sistema di garanzie parallele tra Svizzera e CEDU

In Svizzera, la Costituzione federale garantisce alle imprese una serie di diritti fondamentali: la libertĂ  economica, la libertĂ  di opinione, la tutela della proprietĂ  e della sfera privata, oltre a importanti garanzie procedurali. Tali diritti trovano un riscontro anche nella CEDU, che protegge la libertĂ  di espressione (art. 10), la vita privata (art. 8) e il diritto a un processo equo (art. 6).

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Una differenza riguarda la protezione della proprietà, prevista dal Protocollo addizionale n. 1 alla CEDU, che però la Svizzera non ha ratificato. Ciò comporta che le imprese elvetiche possono invocare il diritto di proprietà solo sulla base della Costituzione federale, mentre le società svizzere attive in Paesi che hanno ratificato il Protocollo possono chiedere tutela anche alla Corte europea.

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La Corte di Strasburgo ha inoltre chiarito che il diritto al rispetto della vita privata include anche gli spazi commerciali e l’attivitĂ  economica delle imprese. Allo stesso modo, i principi di correttezza procedurale sanciti dall’articolo 6 CEDU – come il diritto a un giudice indipendente e a un processo equo – si applicano anche alle persone giuridiche, garantendo un controllo piĂą rigoroso sull’operato delle autoritĂ  amministrative e giudiziarie.

Losanna o Strasburgo?

Un’impresa che ritiene violati i propri diritti può rivolgersi alla Corte europea solo dopo aver esaurito tutti i rimedi disponibili a livello nazionale.

Le sentenze della Corte europea sono vincolanti per gli Stati membri della Convenzione. Tuttavia, la Corte non dispone di poteri diretti per modificare o abrogare leggi nazionali: può unicamente accertare la violazione della CEDU e, se del caso, riconoscere un indennizzo. Spetta poi alle autorità nazionali adottare le misure necessarie per conformarsi alla decisione, modificando la propria legislazione o prassi amministrativa.

L’impatto delle sentenze di Strasburgo, però, va ben oltre il singolo caso. Spesso le decisioni portano gli Stati a rivedere il proprio ordinamento interno, creando nel tempo un quadro di protezione uniforme dei diritti umani in Europa. Anche in Svizzera, i giudici e le autorità amministrative si ispirano sempre più frequentemente ai principi elaborati dalla Corte europea, rafforzando la coerenza tra l’ordinamento nazionale e quello internazionale.

Sentenze CEDU vs. sentenze nazionali 

La Corte europea ha esteso progressivamente la protezione dei diritti umani alle imprese, contribuendo a definire uno standard minimo comune in Europa. Tra le sentenze più note, il caso Autronic AG contro Svizzera (1990), in cui la Corte ha riconosciuto che la libertà di espressione comprende anche la pubblicità commerciale. La società svizzera, che intendeva trasmettere, all’interno di fiere in Svizzera, un programma televisivo sovietico al fine di promuovere le capacità tecniche del satellite di sua produzione, si era vista negare l’autorizzazione dalla Divisione della Radio e della Televisione de La Posta. La Corte ha stabilito che anche la comunicazione economica rientra nella libertà di espressione, rafforzando la tutela della libertà d’impresa.

Un altro caso importante è quello di Société Colas Est contro Francia (2002), in cui la Corte ha equiparato i locali commerciali ai domicili privati, ritenendo illegittime le perquisizioni senza mandato nei confronti di aziende.

La sentenza Anheuser-Busch contro Portogallo (2007) ha riconosciuto che il diritto alla protezione della proprietĂ  comprende anche i diritti di proprietĂ  intellettuale, come marchi e brevetti, in tutti gli Stati che hanno ratificato il Protocollo n. 1. CEDU.

Nel caso della società di investimenti Dubus SA contro Francia (2009), la Corte ha censurato la mancanza di indipendenza della commissione bancaria francese (equivalente della FINMA), stabilendo che le autorità di vigilanza non possono al contempo svolgere le funzioni di indagine, vigilanza e giudizio, poiché tale cumulo di funzioni viola il diritto dell’impresa ad un giudice imparziale.

Nel caso Yukos contro Russia (2011), la Corte ha condannato la Russia per violazione del diritto a un processo equo e della protezione della proprietĂ , ritenendo sproporzionate le sanzioni fiscali inflitte al gigante petrolifero per frode fiscale, talmente rilevanti che la societĂ  aveva dovuto essere liquidata. 

Verso una cultura giuridica condivisa

L’estensione dei diritti umani alle imprese rappresenta un’evoluzione significativa dello stato di diritto. Riconoscere che anche le persone giuridiche possono subire violazioni procedurali o abusi da parte delle autoritĂ  significa consolidare un equilibrio piĂą equo tra potere pubblico e libertĂ  economica. Questo sviluppo favorisce la creazione di una cultura giuridica condivisa, in cui i diritti fondamentali non appartengono solo agli individui, ma sono parte integrante del tessuto economico e sociale. In tal senso, la giurisprudenza della Corte europea contribuisce non solo a proteggere le aziende da decisioni arbitrarie, ma anche a promuovere una maggiore responsabilitĂ  degli Stati nel garantire a tutti – cittadini e imprese – un ambiente giuridico fondato sulla legalitĂ , la trasparenza e il rispetto delle libertĂ  fondamentali.

Avv. Rosa Maria Cappa,
Aequitas Studio legale e notarile Lugano
[email protected]

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