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Politica climatica: una priorità anche in tempi di crisi

Per avere successo, economia e protezione del clima devono andare di pari passo.

8 Giugno 2026
in TI Economy
Tempo di lettura:4 minuti di lettura
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Politica climatica: una priorità anche in tempi di crisi

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È innegabile, tra guerre, tensioni commerciali e sconvolgimenti geopolitici, il cambiamento climatico e le sue implicazioni non godono più dell’attenzione che suscitavano alcuni anni fa. Tuttavia, le emissioni di gas a effetto serra e l’incremento delle temperature non si fermano. Rispetto all’anno di riferimento del 1990, le emissioni totali di anidride carbonica a livello mondiale sono cresciute del 66% e attualmente si attestano a circa 37 miliardi di tonnellate. Tra il 2015 e il 2024 sono stati registrati i valori più elevati dall’inizio delle misurazioni, con un picco massimo di circa 1,5 °C sopra la media preindustriale rilevato nel 2024. Quest’evoluzione ha un impatto più che proporzionale in Svizzera: pur producendo solo lo 0,1% delle emissioni totali di CO2 e con una loro diminuzione del 24,4% rispetto al 1990, la temperatura è aumentata addirittura di 2,8 °C rispetto all’incremento di circa 2,3 °C della media mondiale. Gli effetti di queste cifre a prima vista astratte si manifestano con crescente frequenza: il rapido ritiro dei ghiacciai, le inondazioni in Vallese, le frane di Bondo, Brienz, Valle Maggia e Blatten, testimoniano l’accelerazione dei fenomeni climatici estremi. 

Fortunatamente, però, la Svizzera agisce. Per concretizzare gli obiettivi di riduzione delle emissioni assunti con gli Accordi di Parigi, nel 2023 la popolazione svizzera ha approvato con ampio consenso la Legge sul clima e sull’innovazione (LOCli), che prevede il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050. Per rispettare questo impegno, la legge non impone nuovi divieti o imposte, adotta bensì un approccio basato sugli incentivi. In particolare, stanziando 200 milioni di franchi all’anno, sull’arco di 10 anni, per la sostituzione di impianti di riscaldamento fossili con vettori energetici rispettosi dell’ambiente e altri 200 milioni di franchi all’anno, fino al 2030, per sostenere finanziariamente le imprese nell’adozione di tecnologie di cattura del CO2 o di efficientamento energetico. Dal punto di vista dell’economia, si tratta di un approccio pragmatico. Per avere successo, la politica climatica deve andare di pari passo con lo sviluppo economico.

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È quindi necessario adottare una visione olistica, coniugando efficacemente attività economiche, protezione del clima e sostenibilità sociale. Partendo da questi presupposti, nel 2021 economiesuisse ha elaborato il «Programma climatico dell’economia» come quadro normativo per orientare l’attività imprenditoriale secondo cinque principi: orientamento al mercato e coordinamento internazionale, flessibilità, responsabilità individuale, parità di trattamento delle fonti energetiche e orientamento alla concorrenza. Da allora, le imprese svizzere hanno ottenuto risultati significativi. Le emissioni industriali sono calate del 35% rispetto al livello del 1990 e, ancor più rilevante, nello stesso periodo il valore aggiunto industriale è più che raddoppiato. Questo disaccoppiamento indica che l’industria svizzera è altamente efficiente e in grado di generare più valore dalle sue attività, pur riducendo costantemente le sue emissioni. Inoltre, nell’ambito di accordi volontari, tra il 2013 e il 2023 le imprese associate all’Agenzia dell’Energia per l’Economia (AEnEC) hanno ridotto le loro emissioni di CO2 di circa 820’000 tonnellate, un valore pari al consumo annuo di circa 900’000 persone in Svizzera. 

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Purtroppo, nel frattempo, anche le sfide che minacciano l’ulteriore sviluppo di strategie per la riduzione delle emissioni delle imprese si sono moltiplicate. In primo luogo, le tensioni geopolitiche e commerciali pesano sulla congiuntura economica e penalizzano l’industria svizzera delle esportazioni con un calo della domanda, che a sua volta riduce i ricavi e, di conseguenza, il finanziamento di nuovi investimenti nella decarbonizzazione dei processi produttivi. Secondariamente, l’aumento della regolamentazione e della mole burocratica assorbe risorse umane e finanziarie che vengono a mancare per le misure di protezione del clima. Infine, a livello internazionale, le emissioni dei grandi paesi emergenti continuano a crescere, gli Stati Uniti si sono ritirati da tutti i trattati internazionali, smantellando al contempo la loro legislazione ambientale nazionale e, non da ultimo, anche l’UE sta riducendo le sue ambizioni climatiche per salvaguardare la competitività della sua economia di fronte al deterioramento della congiuntura internazionale. Tutto ciò implica che la Svizzera e le sue imprese non hanno alcun interesse a mettersi in una situazione di svantaggio, adottando misure unilaterali di protezione del clima molto più stringenti di quelle dei loro concorrenti. 

Alla luce dei mutamenti del contesto internazionale, dal punto di vista dell’economia la politica climatica deve assolutamente orientarsi ai seguenti principi. Innanzitutto, la protezione del clima non deve pregiudicare la competitività. Misure concordate a livello internazionale possono rafforzare la piazza economica e consolidare gli sforzi già intrapresi in Svizzera. Dopodiché, una particolare attenzione va rivolta all’efficacia delle misure, che vanno pianificate per ottenere il miglior rapporto possibile tra costi di riduzione e tonnellate di CO2 risparmiate. Inoltre, per garantire i presupposti per l’abbandono delle energie fossili, è necessario assicurare la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, puntando su un insieme variegato di fonti rinnovabili in grado di assicurare continuità durante tutto l’anno. Infine, è necessaria una regolamentazione snella e mirata che riduca al minimo l’onere burocratico per le imprese. Modelli di successo come la tassa sul CO2 in combinazione con gli accordi volontari hanno dimostrato di essere efficaci ed economicamente sostenibili. 

Olivier Abou-Nader,
Collaboratore di progetto economiesuisse
www.economiesuisse.ch

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