Per lungo tempo l’AI è stata percepita come materia per tecnici e data scientist. Oggi appartiene pienamente alla governance. E, in particolare, interroga il CdA.
Il punto non è sostituire l’amministratore con l’algoritmo, né immaginare consigli popolati da robodirectors deliberanti. La decisione resta umana, imputabile a persone chiamate ad agire con diligenza, indipendenza di giudizio e consapevolezza. L’AI è uno strumento: potente, talvolta opaco, spesso indispensabile per leggere masse di dati che eccedono la capacità ordinaria dell’occhio umano. Ma proprio perché strumento, non attenua la responsabilità del consiglio. La rende più esigente. Il consiglio non deve inseguire ogni innovazione; deve però comprendere quando l’AI incide su decisioni strategiche, compliance, credito, assicurazione, pricing, dati, cybersecurity o rapporti con fornitori esterni. In questi casi, ignorare l’algoritmo può diventare cecità organizzativa.
La responsabilità degli amministratori non si misura, di regola, sul risultato economico. L’impresa vive di rischio e il diritto non sanziona l’errore imprenditoriale in quanto tale. Rileva il percorso seguito: qualità delle informazioni, valutazione dei rischi, razionalità del processo deliberativo e cautele adottate. Se un sistema algoritmico contribuisce alla decisione, il consiglio deve sapere quali dati lo alimentano, quali limiti presenta, chi lo ha sviluppato, come viene controllato, quali distorsioni può produrre e quale supervisione umana resta effettiva.
L’AI, dunque, non deve trasformarsi in un oracolo. Un CdA che recepisca passivamente un output algoritmico, senza comprenderne presupposti e vulnerabilità, non governa l’innovazione: la subisce. Al contrario, un consiglio che documenti l’uso dell’AI, ne discuta il funzionamento, chieda verifiche indipendenti e assegni responsabilità interne chiare, costruisce un procedimento decisionale più solido, trasparente e difendibile.
L’AI solleva anche il tema degli assetti organizzativi. In molte imprese essa è ancora un supporto, paragonabile a un consulente qualificato o a uno strumento di analisi. In settori ad alta complessità – finanza, assicurazioni, farmaceutico, servizi professionali – può però avvicinarsi al cuore dell’organizzazione. Quando l’AI diviene parte stabile di controllo, previsione e gestione del rischio, il consiglio deve chiedersi se gli assetti siano davvero adeguati alla natura e alle dimensioni dell’impresa.
Governare l’AI significa stabilire chi decide, chi controlla, chi valida i dati, chi monitora gli errori, chi dialoga con i fornitori, chi valuta gli impatti legali e reputazionali. Significa evitare dipendenze tecnologiche non presidiate, outsourcing opachi, modelli discriminatori, vulnerabilità informatiche e automatismi incompatibili con gli interessi coinvolti. Significa, soprattutto, non confondere efficienza con abdicazione.
Il workshop “Intelligenza artificiale: decidere, innovare e governare il rischio nell’era algoritmica”, in programma online il 15 settembre 2026, nasce da questa necessità: aiutare a comprendere non solo che cosa l’AI può fare, ma che cosa cambia nel modo di decidere, controllare e assumere responsabilità. Pensato per manager, imprenditori, professionisti, compliance officer, giuristi e operatori di mercato, l’incontro offrirà una lettura concreta dei principali snodi giuridici, organizzativi e reputazionali dell’AI. Non una lezione astratta sulla tecnologia, ma una bussola per orientarsi dove innovazione, governance e rischio si incontrano: là dove l’algoritmo diventa opportunità, ma anche possibile fonte di opacità, dipendenza, discriminazione o responsabilità.
Il CdA del futuro non sarà semplicemente più tecnologico. Sarà chiamato a essere più vigile, più informato, più consapevole. Dovrà leggere i dati senza esserne dominato, utilizzare algoritmi senza delegare loro il giudizio, promuovere innovazione senza smarrire controllo, legalità e fiducia. Nell’era algoritmica, la buona governance non consiste nello scegliere tra uomo e macchina, ma nel disegnare con lucidità il confine tra supporto tecnico e decisione fiduciaria. È su quel confine – sottile, mobile, decisivo – che si giocherà una parte essenziale della responsabilità degli amministratori.
Maria Lucia Passador,
Professoressa aggiunta di diritto societario e mercati finanziari, SUPSI,
Assistant Professor, Università Bocconi,
Senior Associate – Hogan Lovells
www.bfsi.ch
Intelligenza artificiale: decidere, innovare e governare il rischio nell’era algoritmica
15 settembre 2026
Il workshop online ha l’obiettivo di far comprendere ai partecipanti come l’AI stia ridefinendo governance, compliance, responsabilità, organizzazione e vantaggio competitivo nei settori più esposti: finanza, assicurazioni, fiduciario, farmaceutico, industria e servizi professionali.
Il pomeriggio formativo è pensato per chi deve assumere decisioni informate sull’AI: manager, imprenditori, professionisti, compliance officer, consulenti, giuristi e operatori di mercato. Non una lezione astratta sulla tecnologia, ma un percorso pratico per capire cosa cambia davvero quando l’intelligenza artificiale entra nella governance dell’impresa.
Informazioni:
www.supsi.ch/go/ia-governance









