Nel 2025 la Svizzera e la Cina celebrano 75 anni di relazioni diplomatiche, a testimonianza di un partenariato economico e politico costruito con pazienza e visione. La Svizzera fu infatti uno dei primi Paesi occidentali a riconoscere ufficialmente la Repubblica Popolare Cinese, il 17 gennaio 1950, e a stabilire relazioni diplomatiche nello stesso anno. Oggi la Cina è il terzo partner commerciale della Svizzera, dopo l’Unione Europea e gli Stati Uniti: un dato che conferma la profondità e la solidità di un legame cresciuto nel tempo.
In questo contesto, il 4th Round of China-Switzerland Foreign Ministers’ Strategic Dialogue, ospitato in Ticino, ha riaffermato il ruolo del nostro Cantone come ponte operativo e simbolico tra la capacità innovativa svizzera e la domanda cinese di qualità, tecnologia e precisione. Un riconoscimento che testimonia come il Ticino sia diventato, negli ultimi anni, una piattaforma di dialogo e cooperazione internazionale di primo piano.
La mia passione per la Cina è nata molto presto, ben prima di farne una professione. Fin da giovane ero affascinata da una cultura capace di unire tradizione millenaria e modernità estrema. Dopo una laurea in sinologia, scienze politiche e storia moderna, e due anni di studio e vita a Hangzhou, città gemellata con Lugano, ho completato un Master in Public Management and Policy. Da lì è iniziato il mio impegno nella mediazione economica e culturale tra imprese svizzere e partner cinesi, un ambito che unisce la mia formazione accademica alla volontà di creare legami concreti tra due mondi solo in apparenza lontani. In quegli anni ho compreso che, più delle differenze linguistiche o dei formalismi diplomatici, ciò che davvero conta sono le relazioni di fiducia. In Cina, il concetto di guanxi – la rete di rapporti personali e professionali costruiti nel tempo – è un pilastro del successo. Comprendere questi meccanismi significa saper tradurre non solo una lingua, ma un intero modo di pensare e di fare impresa.
Negli ultimi vent’anni la Cina è passata dall’essere “la fabbrica del mondo” a un mercato maturo e sofisticato, sempre più orientato alla qualità, alla tecnologia e ai servizi. La Svizzera, dal canto suo, resta uno dei partner più credibili e solidi a livello internazionale. Tra questi due mondi, tuttavia, permane una distanza fatta di differenze culturali, approcci decisionali e modalità di relazione. È in questo spazio che nasce la necessità – e l’opportunità – della mediazione economica e culturale. A novembre ho avuto il privilegio di accompagnare un gruppo di imprenditori ticinesi in Cina, in occasione della missione economica esplorativa organizzata insieme alla Camera di commercio del Cantone Ticino (Cc-Ti) e alla Camera di commercio Svizzera-Cina (SCCC). Un’esperienza di grande valore, che ha permesso ai partecipanti di conoscere da vicino le opportunità offerte da un mercato in rapida trasformazione e di instaurare contatti diretti con interlocutori locali nei settori dell’innovazione, della logistica, della tecnologia e della sostenibilità. Il viaggio ha mostrato quanto, al di là delle distanze geografiche e culturali, esista un terreno comune fatto di pragmatismo, rispetto e curiosità reciproca.
Gli scambi economici tra Svizzera e Cina continuano a crescere: nel 2024 l’interscambio ha superato i 55 miliardi di franchi. L’accordo di libero scambio firmato nel 2014 – oggi in fase di aggiornamento nella sua versione “2.0” – ha ridotto dazi e barriere, favorendo le esportazioni elvetiche nei comparti dell’orologeria, della farmaceutica, dei macchinari e delle tecnologie di precisione. Oggi la cooperazione si arricchisce di nuove dimensioni, come la digitalizzazione delle catene del valore, la sostenibilità e la tutela della proprietà intellettuale.
La missione in Cina ha confermato che, per le imprese ticinesi e svizzere, la vera chiave d’accesso non è la velocità, ma la comprensione. Entrare nel mercato cinese richiede ascolto, presenza e continuità: tre elementi che appartengono alla cultura economica svizzera e che trovano oggi un terreno fertile in Cina. Il Ticino, con il suo tessuto di PMI dinamiche e la sua vocazione all’internazionalizzazione, può svolgere un ruolo strategico nel tradurre questa visione in risultati concreti.
Dopo anni di esperienza sul campo, sono convinta che la collaborazione tra Svizzera e Cina non sia solo una questione di commercio, ma un processo di conoscenza reciproca. Ogni impresa che varca quella soglia scopre che le differenze culturali non sono ostacoli, ma risorse. E che ogni ponte costruito tra i nostri Paesi – fatto di fiducia, regole chiare e dialogo costante – è un investimento non solo economico, ma anche relazionale.
Alessandra Gianella,
Titolare SinoCom, Deputata in Gran Consiglio










