Lo scorso aprile, è diventato il nuovo Presidente di TicinoWine. Quali sono stati i primi compiti che ha affrontato in questa carica?
TicinoWine è l’ente di promozione dei vini ticinesi e il lavoro di base era già ben avviato dal mio predecessore. L’attuale priorità è quella di dare un assetto più dinamico a livello di marketing e comunicazione, perché credo molto in una promozione moderna, visibile e più vicina ai consumatori. Insieme a me, da aprile è stato nominato un nuovo Direttore, Ivan Trezzini, al quale abbiamo chiesto proprio di portare questa dinamicità all’interno dell’associazione. E i primi risultati si cominciano a vedere: oggi si parla maggiormente di vino ticinese, anche in un momento in cui i consumi in generale sono in calo.
Restando sull’attualità: come giudica l’annata vinicola 2025? Avete già un primo bilancio qualitativo e quantitativo?
Non abbiamo ancora dati definitivi, ma posso dire che i volumi sono stati inferiori rispetto al 2024, con perdite fino al 30%. Tutte le cantine hanno ritirato meno uva. Dal punto di vista qualitativo, però, la soddisfazione è alta: l’uva è buona e potremmo avere un’ottima annata, nonostante le difficoltà meteorologiche. Quest’anno, più che la grandine, è stata la pioggia, durante la vendemmia, a metterci alla prova.
A suo giudizio, quali sono i punti di forza che distinguono il vino ticinese?
Il nostro punto di forza resta il Merlot, che è un vitigno principe a livello mondiale. Le migliori cantine internazionali lo vinificano, e noi in Ticino possiamo contare su una lunga tradizione e su competenze solide. Le nostre cantine sono preparate e in crescita, e questo fa sì che anche la qualità aumenti costantemente. Accanto al Merlot, stanno emergendo vinificazioni interessanti con Chardonnay e vitigni resistenti (PIWI), che offrono nuove opportunità e aprono segmenti di mercato. L’importante è mantenere un equilibrio tra innovazione e “gusto commerciale”, quello più vicino alle preferenze del consumatore.
Come giudica oggi la cooperazione tra i diversi attori della filiera vitivinicola ticinese – viticoltori, cantine, enti promozionali, commercianti?
Direi che la coesione è molto buona. Con il nuovo Presidente dell’Interprofessione del vino, Andrea Conconi, e con la Federviti, c’è un dialogo costante. Ci siamo impegnati a far sì che “la mano sinistra sappia sempre cosa fa la destra”: il contatto è continuo, le decisioni vengono discusse in modo trasparente, e questo crea fiducia. Il risultato è un gruppo motivato e più sereno, capace di lavorare insieme per obiettivi comuni.
In che modo intendete valorizzare l’identità territoriale del vino ticinese sui mercati esteri?
Il nostro Direttore ha individuato un grande potenziale nell’enogastronomia legata al territorio. Stiamo collaborando con le Organizzazioni turistiche regionali per creare esperienze integrate: per esempio, durante la prossima edizione di “Cantine Aperte” sarà offerto il trasporto pubblico gratuito, rendendo più facile la visita ai produttori. Vogliamo che non solo i ticinesi, ma anche chi arriva da oltre Gottardo, scopra il vino e il paesaggio ticinese. È un modo per trasformare la degustazione in un’esperienza culturale, naturale e conviviale.
Avete in programma iniziative concrete di promozione?
Sì, il 2026 sarà dedicato proprio al rafforzamento dell’immagine territoriale del Ticino come regione vitivinicola. L’obiettivo è far conoscere il vino come parte integrante dell’offerta turistica e gastronomica, anche attraverso eventi, collaborazioni e una comunicazione più coordinata con il turismo cantonale.
Quanto si vende oggi oltre Gottardo e all’estero?
Sicuramente una parte importante dei nostri vini va oltre Gottardo, ma non abbiamo statistiche complete, soprattutto per quanto riguarda la ristorazione. Sul piano internazionale, invece, la presenza è ancora molto limitata: il vino svizzero non è conosciuto all’estero e serve un grande lavoro di reputazione. Gran parte delle esportazioni avviene tramite le ambasciate svizzere, ma al di fuori di questi canali si parla ancora di “gocce nel mare”.
È prevista una revisione delle denominazioni dei vini ticinesi?
Al momento non sono previsti grandi cambiamenti. In Ticino si lavora con la DOC, e l’unica modifica recente riguarda l’aumento del limite di produzione per il Blanc de Noir (1,2 kg/m). Tuttavia, quest’anno pochi hanno sfruttato questa opportunità, anche perché la vendemmia, come detto, è stata scarsa.
Com’è il rapporto con Gastroticino e le associazioni del settore?
Direi buono. Ci conosciamo, ci sentiamo, e quando si può collaborare lo si fa volentieri. È però un ambito su cui vogliamo rafforzarci, proprio grazie al nuovo Direttore. La ristorazione, i giovani, l’enogastronomia: questi sono i punti cardine della nostra strategia per i prossimi anni. Idee semplici, chiare e realizzabili: è da lì che passa il futuro del vino ticinese.
Quali sono gli obiettivi principali di TicinoWine per i prossimi anni?
Sicuramente quello di rafforzare l’immagine del vino ticinese sul nostro territorio e in tutta la Svizzera. Vogliamo essere più presenti anche nella ristorazione ticinese, dove spesso il vino locale è poco valorizzato nelle carte. È una sfida complessa, ma è fondamentale lavorarci. Inoltre, vogliamo avvicinare i giovani al vino, insegnando loro che può essere parte di una convivialità sana e consapevole. L’alcol non è “il male” in sé: va semplicemente consumato con equilibrio, come elemento di piacere e socialità.
Valerio Cimiotti,
Presidente TicinoWine
http://www.ticinowine.ch










