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Costruire qualità

Sfide, fragilità e prospettive del settore della costruzione in Ticino

20 Febbraio 2026
in Edilizia
Tempo di lettura:7 minuti di lettura
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Costruire qualità

© pexels | Thirdman

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Nel mondo della costruzione non mancano sfide e criticità: tecnologie che corrono veloci, bandi pubblici che penalizzano gli studi medio-piccoli, concorrenza sul prezzo, rischio di perdita di qualità e di fuga di giovani professionisti validi. Una situazione cui ASIAT risponde con azioni concrete, tutelando e favorendo gli interessi degli studi ticinesi di progettazione nel settore dell’edilizia, grazie al contratto collettivo di lavoro per ingegneri, architetti, disegnatori e le professioni affini. La vera sfida resta culturale. È essenziale recuperare la consapevolezza del valore del progetto e della responsabilità condivisa nelle scelte.

Si è tenuta alla fine di ottobre la tavola rotonda organizzata da ASIAT sulle sfide e le prospettive per gli studi di ingegneria e di architettura nel nostro Cantone. Prendendo spunto da questa serata, abbiamo deciso di allargare il discorso al settore della costruzione nel suo insieme, con un’interlocutrice, l’architetta e imprenditrice Giuditta Botta, membro del Comitato ASIAT e della Commissione Paritetica Cantonale degli Ingegneri, Architetti e Professioni affini. “Il settore vive un momento di relativa calma. Per quel che riguarda infatti la costruzione del nuovo, non ci sono grandi entusiasmi; un po’ meglio va per il più specifico ramo dell’impiantistica, in relazione in particolare alla necessità di sostituire impianti ormai datati”, afferma la nostra interlocutrice, “tornando al nuovo, assume un’importanza sempre maggiore la tecnica, e questo gioca pure a favore dell’impiantistica che, di fatto, rispetto a tempi passati, occupa un posto sempre più di rilievo all’interno dei progetti, anche, di conseguenza, a livello di budget”.

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In tema di tecnica, il ricorso alle nuove tecnologie è, ovviamente, in aumento, con l’obiettivo in primis di realizzare degli edifici sia più intelligenti che più sostenibili. “In un contesto di transizione energetica, si utilizzano, da una lato, sempre di più le energie rinnovabili, mentre si cerca, dall’altro, di realizzare degli edifici che necessitino di meno energia per essere riscaldati e anche raffrescati”, continua Giuditta Botta, “raffrescamento che è, inoltre, un tema relativamente nuovo, soprattutto per quel che riguarda il residenziale”.

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Un ricorso, quello alle nuove tecnologie, riguardo al quale però, secondo la nostra interlocutrice, bisognerebbe applicare una certa cautela: “Utilizzare delle tecnologie nuove è sicuramente allettante, il rischio è però che esse diventino poi velocemente desuete. La sfida, secondo me, sta quindi nella capacità di bilanciare l’uso della tecnologia in modo tale da garantirne una sostenibilità a lungo termine ed avere al tempo stesso meno problemi di manutenzione”.

Una tecnologia di cui si sente parlare e che riguarda nello specifico il lavoro dell’architetto è il Building Information Modeling (BIM): “Del BIM si parla da anni, anche se poi in realtà da noi si sta cominciando adesso ad utilizzarlo durante la fase del disegno e della progettazione dell’edificio; al momento si tratta quindi, fondamentalmente, di un modo diverso di disegnare. Il suo interesse dovrebbe essere quello di arrivare alla fase esecutiva, ma, come detto, ci troviamo ancora agli esordi”, commenta Giuditta Botta, attiva presso lo studio di architettura Mario Botta Architetti. 

Restando nell’ambito di questa categoria professionale, una cosa che emerge è una certa preoccupazione data dal fatto di trovarsi in una concorrenza sicuramente non voluta né cercata con i General contractor. “In questo momento storico, il ruolo dell’architetto si trova tra l’incudine e il martello. Da una parte ci sono i General contractor, i quali fanno, ovviamente, i loro interessi, e di cui sia la politica che il committente si fidano, apprezzando le soluzioni chiavi in mano che offrono, sicuramente molto comode e convenienti, anche se poi – va precisato – bisogna vedere se la qualità finale resta all’altezza delle aspettative”, spiega la nostra interlocutrice, “dall’altra parte invece c’è, appunto, l’architetto il cui ruolo, tra i tanti, è quello di rendere attento il committente sul fatto che in un progetto di costruzione vi siano una moltitudine di scelte da fare, ognuna delle quali va ponderata tra l’aspetto economico e la sostenibilità a lungo termine, un processo dal quale lui stesso non può esimersi dall’essere coinvolto”. Cosa che invece non accade nel caso in cui si decida di propendere per il chiavi in mano: “In questo caso si demanda tutto ad altri, fingendo in un certo qual modo che queste scelte non siano importanti”, continua. Questa mancanza di volontà di assumersi le proprie responsabilità da parte del committente è qualcosa di nuovo: “Una volta ci si fidava di più, in generale, del professionista, il quale, in questo periodo storico, sembra invece spesso aggirabile. C’è, da questo punto di vista, della superficialità nelle ponderazioni, influenzata anche dalla tecnologia – intelligenza artificiale in primis – che ci porta a credere che non sia poi così difficile fare le cose e che quindi non cambierà molto se come criterio di scelta si prenderà quello del prezzo inferiore”, afferma il membro di Comitato ASIAT e CPC IA. 

Prezzo che è, ovviamente, un elemento centrale anche nei concorsi d’onorario: “Quando si fanno i concorsi d’onorario, soprattutto per gli ingegneri, ma anche per gli architetti, si chiedono delle prestazioni; spesso viene indicato quante ore bisogna impiegare per presentare la proposta e segue poi la battaglia al prezzo più basso. In questo modo, tutti quei tempi che sarebbero utili al progetto, per garantire una sostenibilità a lungo termine e una qualità di cui è partecipe anche il committente, vengono automaticamente annullati; quello che resta è giusto il tempo per pensare a una soluzione, non per valutare la migliore soluzione”, commenta Giuditta Botta.

Un altro problema in questo stesso ambito è emerso nel corso della Tavola rotonda organizzata da ASIAT, dove sono state messe in evidenza le criticità strutturali dei bandi pubblici che, negli ultimi anni, sembrano favorire un modello unico e poco inclusivo, penalizzando la rete di studi medio-piccoli che rappresenta una componente fondamentale del tessuto professionale ticinese. Studi piccoli o medi che inoltre, va riconosciuto, offrirebbero un’agilità operativa e una capacità di adattamento fondamentali per molti progetti e potrebbero quindi garantire un equilibrio virtuoso con quelli di dimensioni maggiori.

Con l’approccio appena descritto si rischia una concentrazione eccessiva dei mandati nelle mani di poche figure chiave, le quali inoltre non sempre corrispondono poi alle persone effettivamente coinvolte nell’esecuzione dei progetti. Oltre a ciò, a lungo termine, questo modello rischia di erodere la concorrenza corretta, frenare il ricambio generazionale e disperdere competenze preziose. “Senza un chiaro riconoscimento del valore degli studi professionali, il Cantone perde competenze, qualità e coesione territoriale”, ha sintetizzato durante la Tavola rotonda l’architetto e urbanista Federica Corso Talento, presidente di ASIAT, ricordando come gli studi non siano solo luoghi di lavoro, ma presìdi di cultura tecnica, conoscenza locale e innovazione. 

Un approccio sicuramente ben distante dalla preoccupante tendenza ad una concorrenza basata quasi esclusivamente sul prezzo che, purtroppo, si osserva negli ultimi anni sul mercato, con facilmente immaginabili ripercussioni sulla qualità progettuale, gli investimenti in formazione e le condizioni salariali. 

Una corsa, quella al prezzo minimo, che rischia inoltre di rivelarsi controproducente, dal momento che non mancano i casi concreti di lavori aggiudicati a condizioni troppo basse, i quali finiscono poi per dover essere corretti se non addirittura rifatti, con costi finali più elevati per l’ente pubblico e la collettività.

Ma di fronte a queste criticità, qual è il ruolo di ASIAT? “Noi ci battiamo per avere degli onorari giusti. Oltre a ciò, cerchiamo di rendere attenta la committenza pubblica soprattutto sul significato che alcune scelte possono avere e, nel caso di un concorso d’onorario, stiamo attenti a valutare se la concorrenza sia leale o meno”, spiega Giuditta Botta. In questo senso, l’entrata in vigore, nel 2021, del Contratto Collettivo di Lavoro per ingegneri, architetti, disegnatori e le professioni affini e la costituzione della Commissione Paritetica Cantonale hanno indubbiamente segnato una svolta importante per il settore, contribuendo proprio a ridurre distorsioni e concorrenza sleale.

Contratto collettivo di lavoro che ha funto inoltre da base per l’elaborazione, da parte della Commissione Paritetica, di una fotografia del settore degli studi di ingegneria e di architettura in Ticino grazie, appunto, ai dati ricevuti a partire dal 2021. “Grazie a queste statistiche, ora abbiamo una visione chiara di come è strutturato il settore e ne possiamo più facilmente tenere monitorata l’evoluzione nei prossimi anni”, commenta l’architetto.

L’esistenza di un CCL, come pure la battaglia dell’Associazione per degli onorari giusti, sono poi fondamentali anche per evitare i cosiddetti cervelli in fuga. Ogni anno sono infatti oltre 800 i giovani che lasciano il Ticino per lavorare oltre Gottardo. Un dato che rende evidente l’importanza di condizioni economiche e professionali sane che premino competenza e qualità, non solo il prezzo più basso.

Qualità è un termine che è ricorso spesso nel presente articolo e questo è già un indicatore di quanto il concetto sia importante per il settore e debba continuare ad esserlo anche in futuro: “L’onorario equo è già di per sé una garanzia di qualità. Altro elemento imprescindibile è l’etica, non solo del professionista ma anche della committenza. Nel nostro territorio, che è piccolo, in genere i professionisti sono responsabili, anche perché bruciarsi è un attimo. A volte, secondo me, è più la committenza che manca di responsabilità, per esempio quando sceglie la soluzione meno costosa, come quella chiavi in mano”, afferma la nostra interlocutrice. Ma come fare a trovare un equilibrio tra competitività e qualità progettuale? “Ovviamente non c’è una ricetta che vada bene per tutti i casi. Porsi la domanda è comunque già un primo passo, e poi ponderare la questione a seconda della singola situazione”, continua Giuditta Botta, che conclude con una riflessione sul futuro dell’architettura e della costruzione in Ticino: “I progettisti sono aperti alle innovazioni. Anche qui, però, ritengo che la ponderazione sia la cosa più importante e al tempo stesso la più difficile, oltre ad essere una cosa che nessuno, purtroppo, riconosce o chiede”.

ASIAT

ASIAT è stata costituita nel 1999 dall’unificazione delle organizzazioni padronali ADLAT (Associazione datori di lavoro delle arti tecniche del cantone Ticino) e USIT (Unione studi ingegneria ticinesi), nonché l’adesione degli studi che in quel momento erano membri di ATIPI (Associazione ticinese progettisti impianti) e di AATIDA (Albo degli architetti a diritto acquisito del Canton Ticino).

L’associazione riunisce attualmente circa 200 studi di ingegneria, architettura e impiantistica, che danno lavoro a 1000 collaboratori; rappresenta quindi bene un importante settore economico del nostro Paese, quale la costruzione continua ad essere. In questo ambito, ASIAT si propone di favorire condizioni di lavoro ottimali a chi vi opera, facendo in modo che vengano riconosciute le esigenze degli studi di progettazione per l’ottenimento di prestazioni di qualità. Gli studi membri dell’associazione sottoscrivono automaticamente il contratto collettivo nel ramo del disegno che è, nel Canton Ticino, requisito obbligatorio per accedere ai mandati pubblici.L’associazione – che è pure membro della Conferenza delle Associazioni Tecniche del Canton Ticino (CAT), la quale riunisce le più importanti associazioni professionali e padronali del settore della costruzione – tiene in grande considerazione il tema della formazione, come testimonia l’istituzione del premio ASIAT per i migliori studenti e apprendisti nel campo delle proprie attivit

www.asiat.ch

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