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Il Cantone alla prova della maturità istituzionale

Norman Gobbi, in questa intervista esclusiva, evidenzia le sfide finanziarie, i rapporti internazionali e le riforme strutturali che sta portando avanti.

15 Giugno 2026
in Interviste, TI Economy
Tempo di lettura:5 minuti di lettura
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Il Cantone alla prova della maturità istituzionale

© Repubblica e Cantone Ticino

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È passato quasi un anno dall’inizio della sua presidenza del Consiglio di Stato: che bilancio personale e politico ne trae?

L’anno presidenziale è sempre intenso. Rappresentare il Governo è una responsabilità, che va oltre la gestione dei dossier. Significa essere presenti nei momenti istituzionali e difendere gli interessi del Cantone verso l’esterno, in particolare nei rapporti con la Confederazione e con i Paesi vicini. È un ruolo che richiede equilibrio: occorre garantire la collegialità all’interno dell’Esecutivo e, allo stesso tempo, dare una direzione chiara nei momenti delicati. Accanto alla dimensione istituzionale della presidenza, c’è una grande componente umana legata al territorio: essere tra la gente è parte integrante del mio modo di operare e mi permette di mantenere una visione concreta e aderente ai bisogni della popolazione.

Che tipo di stile ha cercato di imprimere ai lavori del Consiglio di Stato: più collegiale, operativo o politico?

Ho una mentalità da sportivo e sono convinto che i risultati si ottengano soprattutto con il gioco di squadra. Per questo da Presidente ho sempre valorizzato la collegialità: il Consiglio di Stato funziona quando il confronto è franco, anche deciso, ma sempre leale. Cinque teste hanno cinque idee ma per esercitare il potere esecutivo è indispensabile costruire sintesi e guidare la squadra verso obiettivi concreti, questo nell’interesse del Cantone.

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Quali sono stati i dossier e gli eventi che l’hanno occupata maggiormente?

L’elaborazione del Preventivo 2026 è stata sicuramente uno dei dossier più impegnativi. Ci muoviamo in un contesto finanziario complesso, che impone scelte responsabili e attenzione all’equilibrio dei conti pubblici. Parallelamente, l’implementazione delle iniziative approvate il 28 settembre 2025 sta richiedendo un lavoro tecnico e politico importante. Dall’esterno può sembrare un passaggio immediato, ma non lo è: tradurre la volontà popolare in soluzioni sostenibili e applicabili richiede un attento bilanciamento delle risorse. Il Governo deve guardare lontano e garantire, oggi come domani, la solidità dello Stato.

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Su quali risultati concreti ritiene che il Governo abbia fatto passi avanti significativi nell’ultimo anno?

Oltre a quanto citato sopra, come Governo ci siamo impegnati a difendere con determinazione gli interessi del Cantone a Berna, sia nell’ambito del contributo straordinario destinato alla Vallemaggia sia sul fronte della perequazione finanziaria intercantonale. Per quanto riguarda il Dipartimento delle istituzioni, il 2025 è stato un anno significativo. Abbiamo inaugurato il Centro cantonale polivalente di Camorino, un’infrastruttura strategica per la gestione dei richiedenti l’asilo. Abbiamo inoltre compiuto passi importanti nell’attuazione del Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica, rafforzando la capacità di intervento delle autorità e migliorando la protezione delle vittime. Nel corso dell’anno abbiamo inoltre raggiunto quota 100 Comuni, un traguardo rilevante nell’ambito della politica delle aggregazioni, che testimonia il percorso di riorganizzazione istituzionale intrapreso negli anni. Parallelamente, abbiamo continuato a investire con decisione nella digitalizzazione dei servizi. Si tratta di un asse strategico che punta a migliorare l’efficienza operativa, ridurre i tempi di trattamento delle pratiche e offrire a cittadini, aziende e Comuni servizi più rapidi, trasparenti e sicuri. Più in generale, ritengo che l’attenzione si concentri spesso sui dossier più discussi, che si prestano più facilmente a critiche e polemiche. Il corretto funzionamento delle istituzioni, il lavoro svolto quotidianamente dallo Stato, nonché la solidità e la capacità di tenuta del nostro Cantone, anche in un contesto caratterizzato da pressioni costanti, rappresentano invece un risultato di rilievo che vale la pena sottolineare. 

Non sono mancate le critiche, in particolare per il “mini arrocco” con il collega Zali. Crede che i cittadini abbiano compreso il significato di quel cambiamento?

L’idea iniziale di un arrocco più ampio tra dipartimenti nasceva da una riflessione precisa: ciascuno di noi vedeva nei dossier dell’altro spazi di impulso e di innovazione. Si è sollevato un dibattito molto acceso su una decisione che rientra pienamente nelle competenze del Governo. Alla fine si è optato per quello che è stato definito un “mini arrocco”. Detto questo, alla popolazione interessa una cosa sola: che lo Stato funzioni, i servizi siano garantiti e vengano date risposte concrete ai problemi della cittadinanza. Chi detiene formalmente un dossier conta meno dei risultati che si ottengono.

Quando si vedranno proposte concrete frutto di quel cambiamento? Su quali dossier?

Alcuni effetti sono già visibili a livello di impostazione e coordinamento interno, ma è importante ricordare che molti dossier richiedono anni di preparazione. Le riforme più significative non nascono in pochi mesi: sono il frutto di analisi approfondite, consultazioni e di un lavoro che spesso attraversa più legislature e più direzioni politiche. Penso, ad esempio, alla recente Riforma delle ARP, che è stata portata a compimento in questa fase ma che ha alle spalle un percorso avviato e sviluppato negli anni precedenti. Questo dimostra che l’azione di governo è prima di tutto un lavoro di continuità istituzionale. L’obiettivo non è cambiare per il gusto di cambiare, ma intervenire con un approccio nuovo laddove può fare la differenza. 

Il post Crans-Montana ha messo in luce tensioni istituzionali e mediatiche tra Italia e Svizzera. A suo giudizio come si può sanare questa frattura? Crede che il suo ruolo di presidente del Governo possa aiutare a mediare tra i due Paesi? Ci sono già stati contatti in questo senso?

Il dramma di Crans-Montana è una ferita profonda, in particolare per la Svizzera, che ha pagato il prezzo più alto in termini di vite umane. Dal dolore di questa tragedia è scaturito uno scontro istituzionale tra Svizzera e Italia, che non ha nulla a che vedere con la ricerca della verità. Il nostro Paese è il primo a volere giustizia, ma non può accettare nessun tipo di ingerenza. In Svizzera la separazione dei poteri è un principio fondamentale: la politica non interferisce con la Giustizia. Sono convinto che questa frattura verrà sanata perché la collaborazione tra i due Paesi è solida e continuerà ad esserlo. Ma deve fondarsi su un principio imprescindibile: il rispetto reciproco e il rispetto delle regole giudiziarie. 

Quali sono le sfide più urgenti per l’ultimo anno pre-elettorale?

Il 2026 richiederà maturità istituzionale. Il Governo sarà chiamato a svolgere un esercizio importante, identificando soluzioni equilibrate e responsabili che porteranno alla implementazione delle iniziative sulle casse malati approvate dal popolo. In una fase pre-elettorale è facile cadere nella tentazione della contrapposizione. La vera sfida sarà invece mantenere coerenza, serietà e visione a lungo termine, affinché le decisioni prese siano sempre orientate al benessere della popolazione e allo sviluppo del nostro Cantone. Insomma, come detto prima, un gioco di squadra per e con i Ticinesi. 

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni
www.normangobbi.ch

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