L’indagine sulla salute in Svizzera (2012-2022) ha messo in evidenza come la percentuale di coloro che si sentono stressati sul lavoro è aumentata in dieci anni dal 18 al 23%. Tra i rischi per la salute legati alla professione, lo stress è quello che è cresciuto più fortemente. Il 53% delle persone stressate accusa affaticamento sul piano emotivo ed è più esposto al rischio di burnout.
Per le aziende associate a suissetec, calendari fitti di appuntamenti e tempistiche ristrette sono più la regola che l’eccezione. Da un lato è bello sapere che il settore goda di buona salute.
Tuttavia, a tante commesse corrispondono lunghe giornate di lavoro costellate di meeting, telefonate ed e-mail in ufficio, nonché un notevole sforzo fisico per gli installatori in cantiere. Allo stesso tempo ci si aspetta però che i responsabili di progetto e i lattonieri rimangano sempre perfettamente concentrati e rispettino le scadenze, naturalmente senza che ne risenta la qualità. Succede quindi di saltare la pausa caffè oppure di lavorare anziché pranzare.
Si può amare molto il proprio mestiere, ma c’è una vita anche dopo il lavoro. La famiglia e gli amici hanno esigenze che non si possono trascurare, e lo stesso dicasi per gli hobby. Ovviamente non è facile mantenere l’equilibrio quando, finito di lavorare, ci si ritrova con le batterie già praticamente scariche.
Se non si prendono provvedimenti per tempo, a lungo andare si mettono a repentaglio le proprie risorse psico-fisiche. Prima o poi le conseguenze di questo costante sovraccarico si fanno sentire. Si rischiano l’esaurimento, l’assenza per malattia e lunghe convalescenze.
Allora come può un installatore di riscaldamenti preservare al meglio la sua efficienza fisica e professionale? O come può una progettista d’impianti sanitari conservare le proprie energie o magari ricaricarle durante la giornata al lavoro?
Un freno alla ruota del criceto
La decisione di quando fare una pausa e per quanto tempo dipende dalle risorse individuali di ciascuno. Thomas, ad esempio, con la sua breve pausa interrompe momentaneamente lo stress delle urgenze per non perdere la bussola. Dopo pochi minuti all’aria fresca torna alle sue mansioni con la testa più libera e lucida.
Questo è esattamente ciò che consigliano gli esperti: prendersi delle mini o micropause più volte durante la giornata per rimanere efficienti malgrado la fretta, lo stress e le lunghe liste di cose da fare – e soprattutto per rimanere in salute. Piccole pause di grande effetto, soprattutto se con attività opposte rispetto a come si svolge solitamente il proprio lavoro. La progettista d’impianti di ventilazione può abbandonare la posizione seduta alzandosi e facendo due passi, mentre l’installatore d’impianti sanitari si può fermarsi un momento, stirarsi la schiena e fare qualche esercizio di mindfulness. Chi lavora per ore al computer con mouse e tastiera dovrebbe guardare per un momento un punto lontano fuori dalla finestra e sciogliere le braccia e le mani. Per coloro che lavorano per lo più da soli e in silenzio, è invece utile un breve scambio con altre persone.
Bastano letteralmente delle micropause, della durata anche di pochi secondi, per aiutare a prevenire un precoce affaticamento. Un’abitudine che favorisce la concentrazione, la creatività e la produttività o anche la capacità di risolvere problemi. Infatti, in stato di rilassamento il nostro subconscio continua a lavorare sui temi che ci occupano. Spesso, dopo una pausa caffè o dopo un paio di respiri profondi, le questioni più intricate sembrano come sbrogliarsi da sole.
Incoraggiare il personale a prendersi micropause
Talvolta i collaboratori considerano le pause come momenti improduttivi. Si sentono in colpa se guardano un attimo fuori dalla finestra o se si prendono una bibita fuori dalla pausa caffè ufficiale.
Queste piccole interruzioni, invece, vanno viste però come un atto di cura verso noi stessi, capaci di incrementare la produttività. In particolare quando si svolgono mansioni routinarie possono aiutare a ridurre i rischi di errori e disattenzioni.
Ai dirigenti conviene quindi incoraggiare il personale a prendersi delle micropause, proprio in considerazione dei loro effetti positivi, e di concedersele regolarmente anche loro, come fa Thomas.










