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Diario dal futuro del lavoro: le sfide e speranze di Marco

L’intelligenza artificiale (IA) negli ultimi anni ha fatto passi da gigante e sta prepotentemente entrando anche nelle aziende. È quindi lecito chiedersi quali saranno le sfide e le opportunità future di questa tecnologia, oggi ancora allo stato embrionale ma con enormi potenzialità.

23 Giugno 2025
in TI Economy
Tempo di lettura:5 minuti di lettura
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Diario dal futuro del lavoro: le sfide e speranze di Marco
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Gli esperti sono divisi tra chi pronostica che in pochi anni le macchine potranno superarci in quasi tutti i campi, e chi invece vede questa possibilità come un’ipotesi al limite della fantascienza. Il futuro potrebbe essere sorprendentemente vicino alla prima visione: mentre istintivamente si tende a estrapolare gli eventi in modo lineare, il progresso tecnologico segue curve esponenziali, rendendo plausibili trasformazioni radicali in tempi molto brevi. Tramite questo diario fittizio, si è voluto ipotizzare un possibile futuro, in cui le macchine uguaglieranno le capacità umane, attraverso gli occhi di un neolaureato che si affaccia oggi sul mondo del lavoro, e che vive in prima persona i cambiamenti epocali che questa tecnologia comporterà. Sperando che questo contributo possa fornire spunti concreti di riflessione per imprese e per la politica.

Diario di Marco

15 Giugno 2025

Prima settimana nel “mondo dei grandi” ufficialmente conclusa. La laurea in economia sembra un lontano ricordo. L’ufficio è moderno, luminoso, e i colleghi accoglienti. Lavoro per una società di consulenza qui a Lugano. Il mio ruolo per ora è molto da “entry-level”: analisi di dati preliminari, preparazione di report, ricerche di mercato… C’è un’ombra però, un pensiero, che ogni tanto fa capolino. Durante il colloquio e anche in questi primi giorni, si è parlato molto di “ottimizzazione dei processi” e di “nuovi tool basati su IA”. Uno dei manager ha detto che “l’intelligenza artificiale ci aiuterà a essere più efficienti”. Penso tra me e me: “Aiuterà chi? E come?”. Ho letto qualche articolo: parlano di come l’IA stia trasformando il lavoro. Si parla di “narrow AI”, quella che svolge compiti specifici, e che è già tra noi. Penso ad alcuni software che ho intravisto, capaci di analizzare moli di dati in pochi minuti, un lavoro che a me richiederebbe giorni. Un po’ mi affascina, un po’ mi inquieta. La mia laurea, così fresca, sarà già obsoleta prima che io possa davvero iniziare?

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12 Dicembre 2025

Sono passati poco più di sei mesi da quando lavoro. Ho iniziato a prendere più confidenza con i sistemi aziendali. E sì, l’IA è decisamente presente. C’è un software che usiamo per le prime bozze di analisi di mercato che è sbalorditivo: inserisci i parametri e lui sforna un report con grafici e tendenze. Io devo poi “raffinarlo”, contestualizzarlo e aggiungere quel “tocco umano”. Ma quanto durerà questo “tocco umano”?

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La mia speranza è di riuscire a “salire nella catena del valore”, come dicono gli esperti, permettendomi di concentrarmi su analisi più strategiche e diventare più prezioso per l’azienda. Devo investire su me stesso, su nuove competenze. Ho iniziato a guardare corsi online di data analysis avanzata e introduzione al machine learning. Costa tempo e denaro, ma è un investimento necessario per non rimanere indietro.

28 Agosto 2027

Il lavoro procede bene, ma l’ombra dell’IA si allunga: i compiti amministrativi più ripetitivi, come l’inserimento dati e la reportistica di base, sono ormai automatizzati. La produttività è alle stelle. Alcuni colleghi dell’amministrazione, quelli con mansioni più routinarie, sono stati ricollocati, altri, con più difficoltà, stanno seguendo corsi di riqualificazione. Rifletto sulla questione dei salari e delle disuguaglianze. L’IA completa le competenze dei lavoratori altamente qualificati, i loro salari sono aumentati. Ma per quelli che svolgono compiti automatizzabili, la pressione sui salari o addirittura il rischio di eliminazione del posto sono reali.

Il valore aggiunto si sposta verso chi sa usare l’IA o svolge compiti creativi e analitici di livello superiore. Se le aziende possono automatizzare invece di aumentare i salari, perché non dovrebbero farlo? E mentre a Zurigo o Zugo i salari nel tech e nella finanza, spinti dall’IA, sono sempre più alti, qui in Ticino sono fermi al palo.

10 Ottobre 2031

L’autunno porta con sé riflessioni più cupe. Molte delle mansioni che avrei potuto svolgere all’inizio della mia carriera sono ora gestite da algoritmi. Io stesso ho dovuto reinventarmi: oggi il mio ruolo è più strategico, interpreto i dati che l’IA elabora, mi concentro sul problem-solving complesso e sulle relazioni con i clienti, aspetti dove il “tocco umano” è ancora fondamentale. Chi non si è aggiornato, o chi svolgeva lavori facilmente automatizzabili, come alcuni miei conoscenti nel settore manifatturiero che impiegava molti frontalieri, si trova in serie difficoltà.

Ma non si tratta più solo del mio lavoro o del mio stipendio. Sto iniziando a vedere le conseguenze sociali più ampie di questa rivoluzione IA. I benefici si concentrano sempre più nelle mani di pochi (sviluppatori, investitori, grandi aziende tech), la forbice della disuguaglianza si è allargata a livelli insostenibili. Una piccola élite di “super-lavoratori” iper-qualificati e ben pagati, e una massa crescente di persone che arranca tra lavoretti precari.

15 Marzo 2034

Oggi è finalmente tornata la corrente dopo il blackout di 72 ore causato da un bug nel sistema di gestione dell’energia controllato dall’IA. Un semplice bug ha mostrato quanto siamo dipendenti da queste tecnologie. Le borse sono crollate del 18% in un giorno. Ironia della sorte, sono stati necessari interventi umani per ripristinare i sistemi. Questo ha riacceso il dibattito sulla supervisione umana e sulla resilienza dei sistemi critici.

25 Giugno 2039

Nonostante alcune battute d’arresto, ormai, quasi il 70% delle professioni è stato parzialmente automatizzato o “augmented” come dicono i consulenti. In effetti, l’IA è diventata una sorta di collega invisibile. Assiste i medici nelle diagnosi, aiuta gli avvocati nelle ricerche, supporta noi economisti nelle analisi predittive. La quota del reddito nazionale destinata al lavoro rispetto al capitale continua a erodersi e la disoccupazione a livello nazionale ha ormai raggiunto il 20%. Le discussioni sulla distribuzione della ricchezza generata grazie all’IA sono all’ordine del giorno sui media e tra i politici. Questa settimana ci sarà il referendum per l’introduzione del reddito di base universale, i sondaggi danno il sì in vantaggio con il 67% dei voti.

31 Dicembre 2041

Ormai l’Intelligenza Artificiale Generale (AGI) è realtà. Le macchine sono ora in grado di fare quasi il 90% delle attività che un tempo venivano fatte da noi. Le macchine superano le capacità cognitive umane in quasi tutti i compiti. Il nostro lavoro è ormai economicamente obsoleto; i salari sono in caduta libera, chi lavora, lo fa solo come hobby o per soddisfazione personale. La produzione è quasi gratuita grazie all’AGI. I beni e i servizi esistenziali sono accessibili a tutti e concetti come scarsità e povertà sono un ricordo del passato. Il concetto stesso di denaro sta perdendo significato.

La mia preoccupazione più grande, in questo momento, è la perdita di scopo. Per secoli, il lavoro ha definito l’identità di molte persone. Se non c’è più bisogno di guadagnarsi da vivere, cosa darà un senso alle nostre giornate?

1 Gennaio 2045

Guardandomi indietro, mi rendo conto che, nonostante le mie paure, la società sta lentamente imparando a gestire questa trasformazione. Oggi il lavoro non è più un mezzo di sopravvivenza, ma un modo per esprimere la nostra creatività e le nostre passioni. Forse questo era il vero scopo del progresso tecnologico: liberarci, per permetterci di essere più umani. Nonostante tutto, il futuro sembra migliore di quanto avessimo mai immaginato.

Moreno Brughelli,

Titolare ICFA Sagl e Finvolve AG, PhD in Finanza e Master in Tax Law

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