Signora Genini, lei è deputata in Gran Consiglio e attiva su diversi fronti. Ci dice come è nata la sua passione per la politica e l’interesse per la cosa pubblica?
La politica è una compagna di viaggio che mi accompagna fin dal 1996 quando, terminati gli studi universitari, ho iniziato a partecipare attivamente alle attività del Partito liberale radicale ticinese. Nel 1999 sono stata eletta prima donna presidente dei Giovani liberali radicali ticinesi e, da allora, l’impegno per la cosa pubblica non mi ha più lasciata. Dare un contributo è un valore che guida tutta la mia vita, e che si riflette non solo nell’attività politica, ma anche nel mio impegno associativo e professionale.
In autunno si terrà il prossimo forum di Ticino Economico e lei sarà tra i relatori. In quell’occasione parlerà dell’educazione finanziaria dei giovani, tema oggetto di una sua iniziativa parlamentare. Perché è un argomento che le sta a cuore? In che modo si dovrebbe avvicinare i ragazzi a una gestione responsabile delle finanze?
“Non si parla di soldi” è ancora una frase troppo diffusa nelle famiglie svizzere, eppure il denaro ha un impatto concreto e quotidiano sulle nostre vite. L’educazione finanziaria è un tema che mi sta a cuore perché riguarda la libertà individuale e la possibilità, per ognuno, di partecipare pienamente alla vita sociale ed economica. Spesso anche persone istruite e integrate hanno lacune nella gestione del budget, delle imposte o della previdenza. Per questo ho presentato, con il mio gruppo, un’iniziativa parlamentare per introdurre l’educazione finanziaria nella scuola dell’obbligo, attribuendole la stessa dignità dell’educazione civica. Parlare di denaro in modo semplice e adeguato, fin da piccoli, aiuta a costruire cittadini più consapevoli, capaci di prendere decisioni responsabili per sé e per la collettività.
Tempo fa è stata vittima di stalking. È un tema che le sta a cuore e che, con l’avvento dei social media, diventa sempre più importante. Le leggi elvetiche sono sufficientemente attente? Ci sono delle revisioni in vista? Che direzione si dovrebbe prendere per meglio tutelare le vittime?
È un tema al quale sono attenta anche, appunto, per esperienza personale: lo stalking è un attacco profondo alla sfera privata, aggravato oggi dall’uso dei social media che rendono le vittime più esposte e vulnerabili. Finalmente il Consiglio federale e le Camere hanno riconosciuto l’urgenza di inserire questo reato nel Codice penale, ma serve di più: senza informazione e supporto concreto, troppe vittime non sapranno nemmeno di poter chiedere aiuto. La legge è un passo necessario, ma va accompagnata da una vera cultura della protezione e del rispetto.
Cambiando argomento, nelle scorse settimane ha presentato, insieme al suo gruppo, un’interpellanza sulla sicurezza nelle cure all’interno dell’EOC. Questo dopo che è stato reso noto un rapporto interno all’istituto in cui un chirurgo denunciava gravi carenze nella presa a carico dei pazienti. Crede che questo sia un sintomo di un malessere più generale negli ospedali pubblici ticinesi? Occorrono controlli più accurati e severi?
La salute è un tema che avevo evidenziato anche nel mio programma elettorale. Garantire cure di qualità, sicure e umane è fondamentale per la fiducia nel nostro sistema sanitario. Per questo, insieme al mio capogruppo e al mio presidente, abbiamo presentato un’interpellanza dopo le segnalazioni emerse all’interno dell’EOC, che parlano di numerosi eventi avversi in ambito di chirurgia della mano. È necessaria una riflessione seria su trasparenza, controlli interni e cultura della sicurezza in ambito sanitario. Non si può chiedere ai cittadini di fidarsi delle istituzioni se le istituzioni non dimostrano di saper vigilare con rigore anche sulla salute pubblica. Tutto questo non misconosce l’impegno quotidiano di tante e tanti professionisti del settore sanitario, anzi! Proprio chi è attento alla qualità è favorito dall’esistenza di sistemi che permettano di monitorarla in modo oggettivo e verificabile. Le zone d’ombra proteggono i mediocri, non i capaci, in questo come in altri ambiti.
In queste settimane ha presentato un’iniziativa a favore dei detentori di società. Di che cosa si tratta e che cosa chiede al Governo?
L’iniziativa mira a sostenere gli imprenditori attivi nelle piccole e medie imprese ticinesi, spesso penalizzati da un’imposizione patrimoniale eccessiva sulle partecipazioni in società non quotate, le loro aziende insomma. Con altri colleghi ho chiesto al Governo di introdurre una riduzione del 30% dell’aliquota d’imposta sulla sostanza per queste partecipazioni, ispirandoci al modello del Canton Nidvaldo. L’obiettivo è rendere il sistema fiscale più equo, incoraggiare gli investimenti locali e rafforzare il tessuto economico del nostro Cantone.
Oltre che in politica è attiva in vari enti di pubblica utilità. A suo giudizio qual è il ruolo di queste associazioni senza scopo di lucro? Sono ancora importanti nel Ticino di oggi?
Le associazioni senza scopo di lucro sono fondamentali anche in una società come la nostra, perché colmano quelle lacune che lo Stato non sempre copre in modo sufficiente o sufficientemente individualizzato. Queste realtà migliorano concretamente la qualità di vita di molte persone in condizione di bisogno. Pensiamo, ad esempio, alla distribuzione alimentare del Tavolino Magico o ai pasti caldi offerti ogni giorno dalla mensa di Fra Martino: lo Stato garantisce l’essenziale, ma a volte non basta o non raggiunge tutti coloro che sono nella necessità. Il contributo degli enti di pubblica utilità si estende anche ad ambiti come la cultura, il sostegno ai giovani, la promozione della salute, l’inclusione, la tutela dell’ambiente e la formazione. Sono un tessuto prezioso della nostra società, che merita di essere valorizzato e sostenuto. Io credo molto nell’associazionismo e nel volontariato e, come posso, cerco di dare il mio contributo.
Un’ultima domanda, magari più privata ma non meno importante. Lei è anche mamma, come riesce ad abbinare la famiglia al lavoro? Crede che in questo ambito vi sia ancora da fare? Mi può fare qualche esempio?
È una domanda che difficilmente verrebbe posta a un uomo, e questo dice molto su quanto ci sia da fare per la parità. Le donne portano ancora gran parte del carico di accudimento familiare e relazioni intergenerazionali e, allo stesso tempo, moltissime di loro devono dimostrare ogni giorno di essere all’altezza sul lavoro. La parità salariale, sancita dalla Costituzione dal 1981, resta lontana: oggi il 16.2% delle donne guadagna meno degli uomini a parità di competenze. Anche nei CdA e nei ruoli dirigenziali pubblici le donne sono ancora sottorappresentate.
Riesco a conciliare famiglia e lavoro ma serve organizzazione e determinazione e non posso negare che a volte il rapporto con mio figlio ne soffre. E sì, c’è ancora molto da fare per rendere tutto questo davvero possibile per tutte.
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