Per ora non direttamente per quelle che potrebbero essere delle variazioni sui costi dei materiali e dell’energia (abbiamo ben presente cosa è successo alcuni anni fa a causa della pandemia) bensì per le conseguenze legate ad una generale incertezza economica, e di riflesso occupazionale, che potrebbe toccare anche vari tipi di aziende presenti sul nostro territorio. Gran parte delle imprese di costruzione hanno la loro produzione strettamente legata al territorio in quanto costruiscono e riattano sostanza immobiliare. Dunque, non sono toccate direttamente dall’esportazione.
Che l’incertezza economica, sociale e politica abbia conseguenze negative anche per le transazioni immobiliari e per l’attività di costruzione o ristrutturazione degli edifici è però appurato. Gli investitori privati – prima di lanciarsi in progetti importanti per investire (spesso bene) i risparmi di una vita – hanno bisogno di certezze, di poter pianificare le varie fasi con un certo margine di sicurezza finanziario legato alle proprie entrate, così come della necessaria tranquillità personale e famigliare.
Dal punto di vista della stabilità politica ed economica internazionale, il 2025 non è iniziato bene e dunque mi attendo una flessione dell’attività privata durante l’anno.
Un trend negativo che si aggiunge al calo degli investimenti pubblici riscontrato un po’ a tutti i livelli, fatta eccezione per i grandi investimenti infrastrutturali in atto per opera dell’Ufficio federale delle strade e delle FFS.
Analizzando il calo del numero delle domande di costruzione inoltrate e autorizzate negli ultimi anni in Ticino, si notano circa 500 oggetti in meno nel 2024 rispetto all’anno precedente. Se parliamo di importi, dunque di valore delle domande di costruzione, il calo è stato attorno al 10%, quantificato in circa 300 milioni di franchi.
Questa cifra può anche dire poco nella complessità del mercato immobiliare, comunque, se calcoliamo che circa il 50% degli investimenti di costruzione servono per coprire i costi legati alla manodopera, è subito fatto il calcolo: 300 milioni di franchi in meno di investimenti significano 150 milioni di franchi in meno di ridistribuzione sottoforma di salari e oneri sociali.
E mi permetto di ricordare che 150 milioni di franchi di salari consentono di erogare stipendi nella costruzione a più di 2’000 persone (e di conseguenza più di 2’000 famiglie), per la durata di un intero anno!
Senza voler fare inutile allarmismo, questo discorso mi permette di dimostrare l’indotto essenziale degli investimenti per la crescita economica e sociale di ogni Paese, oltre che per la salvaguardia della sicurezza e del valore delle varie infrastrutture. Non a caso, persiste il credo comune secondo il quale se la costruzione “tira”, anche il resto dell’economia funziona bene.
Malgrado tutto, ritengo che questo sia ancora un buon momento per costruire e riattare edifici. L’accesso al credito è interessante, anche con buone prospettive sul medio e lungo termine, la domanda di edifici (ad eccezione di poche regioni del Ticino) è sempre buona per non dire ottima per le regioni di buon pregio, la concorrenza tra le ditte consente di disporre di buone offerte; inoltre le incertezze a livello pianificatorio dovrebbero spronare gli interessati ad affrettarsi a costruire prima di trovarsi restrizioni o zone di pianificazione che potenzialmente potrebbero “congelare” determinati terreni edificabili per un periodo da 5 a 7 anni.
Sulla bontà a livello di sicurezza dell’investimento immobiliare non ho dubbi, almeno per oggetti di qualità ubicati nelle regioni appropriate, senza dimenticare il contributo ambientale che si dà a livello di risparmio energetico e di emissioni di CO2. Tutt’altro che trascurabile è poi il risparmio economico a livello di spese accessorie correlato ad edifici moderni e piacevoli da abitare.
Ing. Nicola Bagnovini,
Direttore SSIC Sezione Ticino
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