AIL è subentrata alla guida del consorzio promotore del Parco solare Duragno, un progetto di impianto fotovoltaico alpino di interesse nazionale, la cui produzione giornaliera – pressoché costante su tutto l’arco dell’anno – equivarrà all’energia necessaria ad un bus elettrico per circolare per 10 mesi.
È un progetto di parco fotovoltaico ad alta quota, situato tra i 1’700 e i 1’850 metri di altitudine, il Parco solare alpino Duragno, che prevede un investimento di circa 46 milioni di franchi (coperti per il 60% dalla Confederazione) e l’installazione di 15’840 moduli fotovoltaici su una superficie di otto ettari. La sua realizzazione è prevista tra il 2026 e il 2027.
La posizione individuata per la realizzazione del parco solare – che sorgerà in cima alla valle Duragno, su territorio del Comune di Mezzovico-Vira – è particolarmente favorevole per diversi motivi: il pendio è rivolto a sud e gode di tante ore di sole su tutto l’arco dell’anno, la superficie risulta nascosta dalle montagne e c’è infine la possibilità di approfittare dell’infrastruttura già esistente, riducendo così l’impatto sull’ambiente e sul paesaggio.
Il progetto del Parco solare alpino Duragno soddisfa pienamente i criteri del programma Solarexpress, l’iniziativa federale che incentiva la costruzione di grandi impianti solari in montagna per accelerare la produzione di energie rinnovabili e assicurare l’approvvigionamento invernale, quando la domanda è più alta e l’irraggiamento più debole a fondovalle. Contribuendo all’obiettivo “zero emissioni” entro il 2050, il parco che sorgerà nell’area del Monte Tamaro apporta quindi un importante contributo nel contesto della strategia climatica elvetica.
“Sia la Strategia energetica 2050 della Confederazione che il Piano energetico e climatico cantonale prevedono che la quota di energia fotovoltaica aumenti in modo significativo”, commenta Angelo Bernasconi, Presidente della Direzione di AIL, “la nostra Società è fermamente allineata a queste strategie e ha visto nel progetto del Parco solare alpino Duragno un’importante opportunità in questa direzione.”
La SA di proprietà della Città di Lugano ha infatti manifestato nel corso dell’anno la volontà di subentrare alla guida del consorzio promotore dell’opera, che si è poi concretizzata a settembre. “L’idea è nata sia per l’importanza strategica di un progetto solare alpino in Ticino per AIL, sia perché avere una partecipazione più grande risponde meglio al nostro fabbisogno di energia”, continua Angelo Bernasconi, “ci sono infatti sempre più aziende che per la loro decarbonizzazione richiedono delle quote di energie a bassa emissione di CO2; società a cui non basta un certificato, ma che hanno bisogno di poter attestare la provenienza di questa energia. Si può parlare di un vero e proprio trend, che riguarda grandi consumatori sensibili o resi sensibili dal fatto che per poter vendere i propri prodotti sempre più viene richiesto che siano a emissioni nulle o quantomeno basse”.
Del parco solare che si intende insediare nel Comune di Mezzovico-Vira, AIL apprezza numerosi aspetti, tra cui spicca una produzione invernale particolarmente buona: “Il fotovoltaico ha dei pregi, ma anche un problema, la dipendenza dallo scarso irraggiamento dei pannelli fotovoltaici durante l’inverno. Negli impianti di tipo solare alpino la produzione di energia è invece pressoché la stessa sia d’inverno che d’estate”, afferma il Presidente della Direzione della Società. Durante i mesi invernali, infatti, la produzione del parco Duragno sarà pari a 4-5 volte quella di un impianto della stessa dimensione posto sul fondovalle.
Oltre a rispondere ad un’effettiva maggiore domanda di energia durante i mesi freddi, questa produzione importante nel periodo invernale contribuisce a rafforzare la sicurezza di approvvigionamento energetico nazionale e ridurre la dipendenza dall’estero, traducendosi in una valenza strategica per la Svizzera. “Anche per questi motivi, riteniamo il progetto Duragno, in cui crediamo fortemente, perfettamente allineato alla strategia di AIL”, commenta il Presidente della Direzione, “un progetto riguardo al quale va riconosciuta a Rocco Cattaneo un’ottima intuizione nell’essersi fatto promotore in prima istanza di questa importante e valida iniziativa”.
La guida del consorzio da parte di AIL rappresenta una fonte di rassicurazione nei confronti del progetto stesso. “A livello d’immagine, è sicuramente importante sapere che dietro ad un progetto di questa portata vi sia un’azienda storica, solidamente presente da oltre cent’anni sul territorio”, conferma Angelo Bernasconi, “dall’altro lato, per AIL il fatto di aver assunto la leadership del consorzio corrisponde ad avere maggiori responsabilità, dandoci però allo stesso tempo pure uno stimolo in più nell’apportare il nostro contributo alla realizzazione del progetto.”
Restando in tema di attori coinvolti, le due condizioni necessarie per realizzare il parco solare erano il consenso del proprietario dei terreni – il Patriziato di Mezzovico-Vira – e del Comune in cui gli stessi si trovano, Mezzovico-Vira. “Per quel che riguarda l’approvazione del Comune, la votazione del Consiglio comunale è avvenuta il 24 giugno del 2024; ci sono stati poi dei ricorsi che sono stati respinti”, spiega il Presidente della Direzione di AIL, “per quel che riguarda invece il Patriziato, data del 21 agosto la decisione di aggiudicare al consorzio capitanato da AIL, per un periodo di sessant’anni, il terreno sull’Alpe Duragno sul quale si intende installare il parco fotovoltaico. Non essendoci stati in questo caso ricorsi, anche la decisione del patriziato è cresciuta in giudicato. La prossima tappa sarà ora quella della licenza edilizia cantonale, cui seguiranno i lavori preparatori.”
Una volta in funzione, si stima che il parco solare produrrà 16 GWh annui, pari a circa 44 MWh al giorno. Per avere un termine di paragone, questo significa che un giorno di produzione equivarrà a fornire energia ad un bus elettrico per dieci mesi, oppure all’energia necessaria al riscaldamento tramite termopompa di otto abitazioni per un intero anno; la produzione stimata di circa 16 GWh all’anno, corrisponde al fabbisogno di 4 mila economie domestiche.
Oltre a ciò, l’energia prodotta sarà quattro volte più pulita dell’attuale mix energetico elvetico, il quale è di buona qualità in un confronto internazionale. Per ogni giorno di esercizio, l’impianto permetterà di evitare 4.2 tonnellate di CO2 equivalenti; ciò che corrisponde a quanto inquinano dieci camion a quattro assi che viaggiano da Bellinzona a Francoforte.
Per quel che riguarda la tecnologia di costruzione, l’impianto conterà 15’840 moduli bifacciali, i quali offrono il vantaggio strategico di permettere di sfruttare la luce riflessa dalla neve nei mesi invernali, aumentando l’efficienza.
Questi moduli saranno montati su 1’320 vele, alte complessivamente 6 metri, con i pannelli (12 per vela) posizionati a circa 3 metri da terra, in modo tale da non ostacolare il pascolo e preservare la vegetazione sottostante. Le fondazioni saranno a vite senza beton per ridurre l’impatto ambientale e permettere un facile smantellamento a fine vita. “Essendo il terreno roccioso, non è necessario mettere un piedistallo in calcestruzzo, ma è sufficiente che le vele siano avvitate”, precisa Angelo Bernasconi, “per limitare l’impatto visivo, la nuova linea elettrica per il trasporto dell’energia a valle, lunga 1.5 km, sarà interrata tra Manèra e l’Alpe Foppa su territorio del Patriziato di Rivera”.
Con la consapevolezza che la produzione di energia rinnovabile non debba andare a scapito degli altri obiettivi della politica ambientale, il progetto del Parco solare alpino è stato concepito prestando particolare attenzione all’impatto che avrebbe potuto avere su natura e paesaggio.
Tra i tanti aspetti integrati, si è badato ad occupare poco terreno, rispettare gli elementi morfologici, evitare l’uso di elicotteri, scegliere un luogo già antropizzato e con infrastrutture esistenti, evitare nuove linee elettriche aeree e fare infine in modo che l’impianto non impedisse la vista del panorama dal sentiero sulla cresta. “Si tratta di un progetto che in futuro osserveremo con lo stesso stupore con cui oggi guardiamo le dighe realizzate negli anni ‘60”, conclude Angelo Bernasconi.











