Numerosi edifici, tra cui anche diversi palazzi storici, sono stati gravemente danneggiati o distrutti. Le onde d’urto delle esplosioni hanno mandato in frantumi le finestre, spesso riparate provvisoriamente con pannelli di compensato. Malgrado la costante minaccia di un possibile attacco missilistico, Odessa rimane incredibilmente attiva: i ristoranti sono aperti, la vita culturale è rimasta vivace e le persone vivono la loro vita evidentemente con l’intenzione di non volersi piegare alla guerra.
Anche per i tecnici della costruzione a Odessa la quotidianità lavorativa è cambiata drasticamente. Per riparare l’infrastruttura o ripristinare le forniture dopo i regolari attacchi devono spesso ricorrere a generatori di corrente. Quando la fornitura d’acqua è interrotta, la popolazione va ad approvvigionarsi alle numerose stazioni di pompaggio urbane, diventate ormai imprescindibili punti di riferimento.
Grande domanda di generatori di corrente
«Una delle più grosse difficoltà poste dalla guerra sono le interruzioni di corrente», spiega Roman Sarzhynskyi, direttore del centro statale per la formazione professionale di Odessa (Odeskyi Tsentr PTO DSZ). Quest’anno abbiamo risolto il problema comprando un ulteriore generatore.
Sarzhynskyi racconta come dall’inizio della guerra si sia passati a organizzare la formazione il più possibile in modalità ibrida, con i corsi di teoria e di aggiornamento tenuti online e l’attività pratica sul posto e nelle aziende. «Abbiamo predisposto un’aula speciale adeguata per proteggerci dagli attacchi aerei», dice. Nei primi giorni del conflitto, alcuni dei collaboratori hanno lasciato il lavoro, ma nel frattempo sono tornati tutti. La sicurezza degli apprendisti e dei formatori è un’assoluta priorità. Tuttavia, in tanti hanno paura a frequentare un programma a tempo pieno nel centro di formazione, perché Odessa è sempre sotto attacco.
Bisogna saper fare di tutto
Come si vive e lavora in un territorio di guerra? Come si riesce a mantenere l’infrastruttura funzionante sotto le bombe? E cosa significa per i tecnici della costruzione dover lavorare in condizioni così estreme?
Quello statale di Odessa è uno dei centri di formazione professionale più grandi e moderni dell’Ucraina. I percorsi offerti dal 2011 interessano 32 professioni e circa 50 settori specialistici. Nel comparto «edilizia» si hanno ad esempio gli «idraulici» (formazione combinata per impianti sanitari e di riscaldamento), «operai di manutenzione e riparazione complessa residenziale», ma anche piastrellisti, stuccatori o elettricisti. Sono tutti mestieri che al momento sono particolarmente richiesti sul mercato. In programmazione ci sono anche corsi per l’installazione e la manutenzione degli impianti solari.
Nel centro vengono formate ogni anno oltre 5000 persone, tra cui molte in programmi brevi della durata di solo 5/10 giorni. Molti degli specialisti diventano generalisti, acquisiscono cioè conoscenze non solo in uno ma in svariati campi. Dopo la formazione si occupano di lavori generali di edilizia e riparazioni, della manutenzione di impianti di riscaldamento, di alimentazione di acqua e gas, delle acque di scarico oppure anche lavori da fabbro. L’idea di fondo: gli apprendisti devono saper applicare le loro conoscenze pratiche in azienda il più presto possibile.
Veterani di guerra in formazione
Per il formatore Oleksander Bolshedvorov è essenziale che gli studenti imparino a pensare e progettare in autonomia. A 70 anni (!) e con 50 anni di esperienza professionale alle spalle, Bolshedvorov si occupa di formare gli idraulici (impianti sanitari e di riscaldamento). Tra le altre cose insegna loro quanto sia importante preparare il lavoro disegnando e leggendo gli schizzi del progetto prima di montare i sanitari.
Per quanto riguarda la guerra, ritiene che occorra accettare la realtà di oggi con calma e capire che si tratta di una catastrofe. I formatori si sono spesso trovati a lavorare con veterani di guerra, gente che torna con gravi conseguenze psichiche per ciò che ha vissuto al fronte e che li ha resi persone diverse. E di questo bisogna tenere conto durante la formazione: empatia nell’interazione e poca pressione sono fondamentali.
«Dobbiamo tranquillizzare le persone, offrire loro sicurezza e fare di tutto perché riescano a concentrarsi sulla materia», sottolinea. Solo così possono assorbire ciò che viene insegnato. Si sente fortunato ad avere a disposizione un’infrastruttura e dei materiali sufficienti a garantire una formazione di qualità.
Poiché molti uomini sono stati arruolati, sono sempre più numerose le donne che entrano in professioni che prima erano prevalentemente maschili. Dall’inizio della guerra la quota femminile nell’edilizia è aumentata del 18%.
Pavlo Babalunha, formatore di impianti sanitari, di riscaldamento e per l’edilizia, racconta di una apprendista che si trova già nella fase della formazione pratica: «Impara a installare le prese elettriche, ad applicare la tappezzeria, a sostituire un rubinetto o un miscelatore e a riparare l’intonaco rovinato alle pareti.»
Come i suoi colleghi e le sue colleghe farà del suo meglio per rimettere in sesto le tubazioni danneggiate, far ripartire i riscaldamenti e impermeabilizzare le perdite dai tetti. Anche lei fa parte di quella schiera di eroi silenziosi che vive e lavora all’ombra della guerra.










