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Studio e lavoro in parallelo: la doppia via del successo

Integrare formazione accademica e attività professionale non è solo possibile, ma auspicabile. Si tratta di un modello che arricchisce l’apprendimento, agevola l’ingresso nel mercato del lavoro e combatte la carenza di manodopera qualificata.

13 Ottobre 2025
in TI Economy
Tempo di lettura:4 minuti di lettura
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Studio e lavoro in parallelo: la doppia via del successo
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In una realtà economica in rapida evoluzione, dove la richiesta di competenze specialistiche cresce di pari passo con la trasformazione del lavoro, la capacità di integrare studio e occupazione professionale assume un’importanza strategica. Lo studio in parallelo all’attività lavorativa, in particolare nelle Scuole Universitarie Professionali (SUP), si presenta come una risposta concreta, solida e moderna ai bisogni tanto degli studenti quanto delle imprese. L’analisi condotta da economiesuisse, attraverso un’ampia indagine che ha coinvolto oltre duecento imprese e numerosi dipartimenti universitari, mostra in modo inequivocabile i vantaggi di questo modello formativo. Eppure, nonostante l’evidenza dei dati e le opinioni largamente positive, oggi solamente un terzo circa degli studenti sceglie questo tipo di percorso. L’obiettivo deve essere quello di far crescere questa quota, entro il 2035, fino a raggiungere almeno i due terzi del totale, rendendo la combinazione di studio e lavoro non più un’eccezione riservata a pochi, ma una normalità strutturale del sistema formativo svizzero.

I benefici dello studio in parallelo all’attività professionale sono molteplici e concreti, e si riflettono lungo tutta la catena formativa e professionale. Un’indagine del Politecnico federale di Zurigo ha dimostrato come gli studenti che lavorano durante il percorso accademico, in una percentuale tra il 60 e l’80%, abbiano accesso a condizioni lavorative migliori rispetto ai coetanei che studiano a tempo pieno: meno candidature inviate per ottenere un primo impiego, minore necessità di svolgere uno stage dopo la laurea e uno stipendio iniziale più alto di circa 8’800 franchi all’anno. Dati di questo tipo non sono isolati, ma si inseriscono in una tendenza ormai chiara: l’esperienza acquisita durante lo studio non è solo un valore aggiunto, è una vera e propria leva occupazionale. Le SUP, che spesso organizzano le lezioni in due giorni feriali più alcuni sabati, offrono la possibilità concreta di mantenere un’occupazione fino al 70%, permettendo così agli studenti di sviluppare le loro competenze finanziarie e favorendone l’indipendenza. In un contesto dove l’autonomia economica è spesso un ostacolo all’accesso agli studi superiori, questa è una possibilità fondamentale.

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Il valore di questa integrazione va ben oltre il singolo studente. Le imprese, dal canto loro, riconoscono l’importanza strategica del modello: nell’88% dei casi si riscontra una relazione diretta tra il campo di studi e le mansioni svolte dai collaboratori e il 76% delle SUP conferma che i contenuti pratici del lavoro vengono incorporati nei progetti finali e nelle tesi di laurea. Questo scambio virtuoso favorisce il trasferimento delle conoscenze tra l’ambiente accademico e il mondo del lavoro, rafforzando la qualità della formazione e aumentando la motivazione degli studenti. Il 72% di loro dichiara esplicitamente di desiderare un approccio che combini sapere teorico e pratica concreta, un dato che conferma quanto sia sentito il bisogno di percorsi formativi con radici profonde nella realtà lavorativa quotidiana. Anche le imprese ne beneficiano direttamente, aggiornandosi tramite i propri collaboratori e fidelizzando figure qualificate: non a caso, il 70% delle aziende intervistate da economiesuisse partecipa, in parte o integralmente, al finanziamento della formazione continua dei propri dipendenti.

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Ciononostante, vi sono ancora ostacoli sistemici da superare. Meno della metà delle SUP riconosce formalmente l’attività professionale tramite l’assegnazione di crediti ECTS, un limite che penalizza gli studenti più impegnati e ne riduce la motivazione. Ma il nodo principale resta quello del finanziamento. L’attuale meccanismo di calcolo dei costi di riferimento previsto dalla LPSU (Legge federale sulla promozione e sul coordinamento del settore universitario svizzero) non tiene adeguatamente conto della maggiore durata e della complessità amministrativa dei programmi a tempo parziale. In altre parole, oggi le SUP ricevono meno fondi per gli studenti che optano per un percorso duale, e quindi più lungo a livello temporale, rendendo economicamente svantaggioso per l’istituto promuovere modelli flessibili o in parallelo all’attività professionale. Una contraddizione che va corretta con urgenza. economiesuisse propone un adeguamento strutturale al calcolo dei costi, affinché le SUP siano incentivate anche finanziariamente a offrire percorsi più moderni e adeguati ai bisogni attuali del mercato.

Esistono già esempi da seguire: la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Nordoccidentale (FHNW) ha introdotto il modello “Flex”, che combina insegnamento in presenza un giorno alla settimana con moduli online, riducendo i tempi di spostamento e migliorando la conciliazione tra vita privata, studio e lavoro. Esperienze come questa dimostrano che maggiore flessibilità non significa minore qualità, anzi, permette una più efficace pianificazione delle risorse da parte delle imprese e un apprendimento più autonomo e sostenibile per gli studenti. Ovviamente, il doppio impegno richiede sacrificio e una gestione accurata del tempo. Ma proprio questo sforzo produce competenze trasversali sempre più richieste nel mondo del lavoro, come la resilienza, l’organizzazione, la gestione dello stress e la capacità di affrontare situazioni complesse. Alcune imprese suggeriscono di far iniziare i giovani collaboratori con un impiego a tempo pieno per i primi mesi, così da favorire un inserimento solido prima di avviare lo studio in parallelo: un approccio intelligente e sostenibile, che punta all’eccellenza e al lungo termine.

In definitiva, la strada da seguire è chiara: se vogliamo una Svizzera preparata alle sfide di domani, dobbiamo costruire oggi un sistema formativo duale che valorizzi il lavoro, che premi l’esperienza sul campo e che permetta a ogni studente di formarsi senza rinunciare a contribuire all’economia. Servono più riconoscimenti formali, maggiore flessibilità e un sistema di finanziamento equo. Lo studio in parallelo all’attività lavorativa non è un compromesso: è la via maestra per una formazione solida, moderna, inclusiva e orientata al futuro. Una via che economiesuisse continuerà a sostenere con forza, attraverso analisi, dialogo istituzionale e proposte concrete

http://www.economiesuisse.ch

Marco Martino,
Responsabile di economiesuisse per la Svizzera italiana

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