In una realtà economica in rapida evoluzione, dove la richiesta di competenze specialistiche cresce di pari passo con la trasformazione del lavoro, la capacità di integrare studio e occupazione professionale assume un’importanza strategica. Lo studio in parallelo all’attività lavorativa, in particolare nelle Scuole Universitarie Professionali (SUP), si presenta come una risposta concreta, solida e moderna ai bisogni tanto degli studenti quanto delle imprese. L’analisi condotta da economiesuisse, attraverso un’ampia indagine che ha coinvolto oltre duecento imprese e numerosi dipartimenti universitari, mostra in modo inequivocabile i vantaggi di questo modello formativo. Eppure, nonostante l’evidenza dei dati e le opinioni largamente positive, oggi solamente un terzo circa degli studenti sceglie questo tipo di percorso. L’obiettivo deve essere quello di far crescere questa quota, entro il 2035, fino a raggiungere almeno i due terzi del totale, rendendo la combinazione di studio e lavoro non più un’eccezione riservata a pochi, ma una normalità strutturale del sistema formativo svizzero.
I benefici dello studio in parallelo all’attività professionale sono molteplici e concreti, e si riflettono lungo tutta la catena formativa e professionale. Un’indagine del Politecnico federale di Zurigo ha dimostrato come gli studenti che lavorano durante il percorso accademico, in una percentuale tra il 60 e l’80%, abbiano accesso a condizioni lavorative migliori rispetto ai coetanei che studiano a tempo pieno: meno candidature inviate per ottenere un primo impiego, minore necessità di svolgere uno stage dopo la laurea e uno stipendio iniziale più alto di circa 8’800 franchi all’anno. Dati di questo tipo non sono isolati, ma si inseriscono in una tendenza ormai chiara: l’esperienza acquisita durante lo studio non è solo un valore aggiunto, è una vera e propria leva occupazionale. Le SUP, che spesso organizzano le lezioni in due giorni feriali più alcuni sabati, offrono la possibilità concreta di mantenere un’occupazione fino al 70%, permettendo così agli studenti di sviluppare le loro competenze finanziarie e favorendone l’indipendenza. In un contesto dove l’autonomia economica è spesso un ostacolo all’accesso agli studi superiori, questa è una possibilità fondamentale.
Il valore di questa integrazione va ben oltre il singolo studente. Le imprese, dal canto loro, riconoscono l’importanza strategica del modello: nell’88% dei casi si riscontra una relazione diretta tra il campo di studi e le mansioni svolte dai collaboratori e il 76% delle SUP conferma che i contenuti pratici del lavoro vengono incorporati nei progetti finali e nelle tesi di laurea. Questo scambio virtuoso favorisce il trasferimento delle conoscenze tra l’ambiente accademico e il mondo del lavoro, rafforzando la qualità della formazione e aumentando la motivazione degli studenti. Il 72% di loro dichiara esplicitamente di desiderare un approccio che combini sapere teorico e pratica concreta, un dato che conferma quanto sia sentito il bisogno di percorsi formativi con radici profonde nella realtà lavorativa quotidiana. Anche le imprese ne beneficiano direttamente, aggiornandosi tramite i propri collaboratori e fidelizzando figure qualificate: non a caso, il 70% delle aziende intervistate da economiesuisse partecipa, in parte o integralmente, al finanziamento della formazione continua dei propri dipendenti.
Ciononostante, vi sono ancora ostacoli sistemici da superare. Meno della metà delle SUP riconosce formalmente l’attività professionale tramite l’assegnazione di crediti ECTS, un limite che penalizza gli studenti più impegnati e ne riduce la motivazione. Ma il nodo principale resta quello del finanziamento. L’attuale meccanismo di calcolo dei costi di riferimento previsto dalla LPSU (Legge federale sulla promozione e sul coordinamento del settore universitario svizzero) non tiene adeguatamente conto della maggiore durata e della complessità amministrativa dei programmi a tempo parziale. In altre parole, oggi le SUP ricevono meno fondi per gli studenti che optano per un percorso duale, e quindi più lungo a livello temporale, rendendo economicamente svantaggioso per l’istituto promuovere modelli flessibili o in parallelo all’attività professionale. Una contraddizione che va corretta con urgenza. economiesuisse propone un adeguamento strutturale al calcolo dei costi, affinché le SUP siano incentivate anche finanziariamente a offrire percorsi più moderni e adeguati ai bisogni attuali del mercato.
Esistono già esempi da seguire: la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Nordoccidentale (FHNW) ha introdotto il modello “Flex”, che combina insegnamento in presenza un giorno alla settimana con moduli online, riducendo i tempi di spostamento e migliorando la conciliazione tra vita privata, studio e lavoro. Esperienze come questa dimostrano che maggiore flessibilità non significa minore qualità, anzi, permette una più efficace pianificazione delle risorse da parte delle imprese e un apprendimento più autonomo e sostenibile per gli studenti. Ovviamente, il doppio impegno richiede sacrificio e una gestione accurata del tempo. Ma proprio questo sforzo produce competenze trasversali sempre più richieste nel mondo del lavoro, come la resilienza, l’organizzazione, la gestione dello stress e la capacità di affrontare situazioni complesse. Alcune imprese suggeriscono di far iniziare i giovani collaboratori con un impiego a tempo pieno per i primi mesi, così da favorire un inserimento solido prima di avviare lo studio in parallelo: un approccio intelligente e sostenibile, che punta all’eccellenza e al lungo termine.
In definitiva, la strada da seguire è chiara: se vogliamo una Svizzera preparata alle sfide di domani, dobbiamo costruire oggi un sistema formativo duale che valorizzi il lavoro, che premi l’esperienza sul campo e che permetta a ogni studente di formarsi senza rinunciare a contribuire all’economia. Servono più riconoscimenti formali, maggiore flessibilità e un sistema di finanziamento equo. Lo studio in parallelo all’attività lavorativa non è un compromesso: è la via maestra per una formazione solida, moderna, inclusiva e orientata al futuro. Una via che economiesuisse continuerà a sostenere con forza, attraverso analisi, dialogo istituzionale e proposte concrete
Marco Martino,
Responsabile di economiesuisse per la Svizzera italiana










