L’economia sta frenando
I più recenti dati indicano chiaramente un rallentamento della congiuntura, che per l’economia svizzera in realtà aveva già iniziato a manifestarsi sin dal 2024. Solo che in precedenza si parlava piuttosto di un rallentamento, in parte anche modesto, mentre attualmente gli istituti di ricerca, oltre che gli imprenditori stessi, non esitano ad esprimere una frenata abbastanza vistosa della congiuntura per l’ultima parte del 2025 e per la prima parte del prossimo anno.
Come rilevava recentemente l’Ufficio cantonale di statistica (USTAT), le attese per i prossimi mesi si mostrano più deboli e pessimiste. La situazione risulta particolarmente negativa tra le imprese orientate all’estero, mentre quelle rivolte al mercato interno, seppur oggi più critiche, mostrano un lieve ottimismo per il futuro.
La situazione degli affari risulta negativa anche a causa dei volumi degli ordini insufficienti e del calo dei livelli di produzione, che generano giacenze elevate di prodotti finiti e intermedi.
Questo contesto si riflette anche sui livelli di occupazione, ritenuti eccessivi da una maggioranza crescente di imprenditori, maggioranza che prevede anche un ridimensionamento nei prossimi mesi.
Nell’ottica della situazione attuale, AITI rileva pure che, anche se l’export dal Ticino verso gli Stati Uniti rappresenta “solo” il 10% delle esportazioni complessive, l’effetto detonatore è probabilmente più importante. Primo perché concerne rami di attività a valore aggiunto, secondo perché vi sono anche effetti indiretti essendo diverse imprese fornitrici di prodotti e componenti per aziende europee, ugualmente sottoposte a dazi pur se in misura minore.
Lo strumento dell’orario di lavoro ridotto è senz’altro utile ma si rivela non idoneo a fare fronte a cambiamenti che sembrano sempre più strutturali.
Già a breve termine, qualora la situazione dei dazi USA applicati ai prodotti svizzeri non dovesse mutare, è presumibile assistere a una parziale delocalizzazione di attività dal territorio cantonale verso l’estero.
È dunque necessario moltiplicare gli sforzi per diversificare i mercati esteri di sbocco dei prodotti, grazie anche agli accordi di libero scambio firmati in questi anni dalla Svizzera, e augurarsi che la situazione dei dazi USA si stabilizzi, riducendoli a un valore ragionevole.
Sfide che condizionano
L’economia non è confrontata solo alle dinamiche claudicanti della congiuntura, ma è sempre più esposta a sfide strutturali che ne influenzeranno il percorso nei prossimi anni.
Da un punto di vista microeconomico, si evidenziano alcune delle sfide principali:
- Recupero di produttività nelle aziende rispetto alla media svizzera;
- Incrementi di innovazione principalmente a livello di processo. Creare pertanto le condizioni per una maggiore crescita del valore aggiunto (medium tech vs. high tech) – processo e prodotto;
- Fare innovazione costa sempre di più. Il sostegno ai progetti di ricerca e la partecipazione ai programmi di ricerca svizzeri e internazionali diventa sempre più importante. La messa in rete delle aziende è indispensabile;
- Eccesso di burocrazia e regolamentazione appesantiscono i costi delle aziende e costituiscono un ostacolo alla crescita economica del territorio e delle imprese;
- Necessario che soprattutto le PMI possano partecipare maggiormente all’apertura dei mercati internazionali e fare parte a pieno titolo della catena internazionale del valore;
- Potenziare e migliorare le infrastrutture di telecomunicazione, informatiche, di trasporto;
- Verificare e, laddove necessario, adattare la formazione professionale e scolastica tenendo conto anche delle esigenze espresse dal mondo delle imprese.
L’impatto dei deficit pubblici
Economia, Stato e cittadini sono un insieme chiamato sempre più a condividere scelte strategiche e utilizzo accorto delle risorse.
Anche da questo punto di vista, e tenendo conto del peggioramento generale delle finanze pubbliche, le sfide riguardano anche la sostenibilità finanziaria dello Stato e della spesa pubblica:
- Aziende e Stato sono confrontati alla necessità di ridurre i costi per fare quadrare i bilanci. Ciò può andare in collisione con le richieste crescenti provenienti dalla società e dai cittadini, che richiedono risorse finanziarie sempre più importanti;
- Un obiettivo prioritario è quello di soddisfare la domanda crescente di energia. La transizione energetica e il passaggio a un’economia che consuma meno risorse non sono contestati, ma tale trasformazione richiederà probabilmente tempi più lunghi. Con quali conseguenze?
- L’insufficienza di manodopera, qualificata e non, è già oggi uno dei problemi principali delle aziende. Soddisfare le esigenze delle imprese a fronte del calo demografico e anche di un mutato approccio al lavoro delle nuove generazioni, diventa sempre più difficile;
- Approcciare le nuove tecnologie è necessario ma allo stesso modo complesso. Primo perché le tecnologie evolvono più rapidamente rispetto al passato e richiedono scelte d’investimento mirate. Secondo perché è necessario sostenere chi lavora nel passaggio ad un utilizzo ampio delle tecnologie. Soprattutto per la «generazione di mezzo», ma non solo, questa può essere una sfida impegnativa;
- L’Unione europea resta il nostro mercato di riferimento. Ma a fronte della debolezza della sua economia è necessario potenziare nei prossimi anni la politica di sottoscrizione di accordi di libero scambio con aree e nazioni extraeuropee. Bisogna aprire nuovi mercati per le nostre imprese;
- La Svizzera ha 9 milioni di abitanti. Alcuni scenari ipotizzano una nazione di 10-12 milioni di abitanti. Con quali conseguenze, ad esempio in termini di infrastrutture? Sarebbe un contesto auspicabile?
Stefano Modenini,
Direttore AITI










