Se la si osserva dal punto di vista delle imprese, quindi in termini di competenze disponibili, produttività e prospettive di crescita, emerge che la questione non è tanto quante persone arrivano, ma chi arriva, perché e con quali effetti.
Negli ultimi anni l’immigrazione si è attestata in media attorno alle 250’000 persone all’anno. Un numero che da solo dice poco.
Circa il 40% riguarda soggiorni temporanei e il 60% ingressi nella popolazione residente permanente. Nei soggiorni temporanei prevalgono nettamente i permessi legati al lavoro, mentre nella componente permanente il quadro è più variegato: quasi la metà degli ingressi è legata a un’attività lavorativa, una parte importante al ricongiungimento familiare e una quota minore a formazione e perfezionamento.
Questa distinzione è centrale. Una parte significativa dei flussi risponde direttamente alla domanda dell’economia. È particolarmente evidente per i Paesi UE/AELS, dove la relazione con il mercato del lavoro è molto stretta: nei soggiorni temporanei quasi tutti arrivano per lavorare e nella popolazione residente permanente circa due terzi degli ingressi hanno la stessa motivazione. Si tratta quindi in larga misura di persone che si inseriscono rapidamente nel sistema produttivo. Diversa è la situazione per l’immigrazione da Paesi terzi, dove il peso del lavoro nel lungo periodo è più contenuto e assumono maggiore rilievo il ricongiungimento familiare e la formazione. L’accesso al mercato del lavoro è infatti regolato da criteri selettivi, con contingenti e requisiti qualificati. Ne risulta un sistema che non è privo di controllo, ma differenziato in funzione della provenienza e delle finalità dell’ingresso.
Per comprendere l’impatto reale sull’economia e sulla società, il dato decisivo è tuttavia il saldo migratorio. Non tutte le persone che entrano in Svizzera restano e una parte della popolazione lascia il Paese.
Dal 2002, il saldo positivo della popolazione straniera residente permanente è stato in media di circa 70’000 persone all’anno. È questo il numero che incide sulla crescita della popolazione e sulla pianificazione economica.
Ancora più rilevante è la sua composizione. La maggioranza riguarda persone in età lavorativa, in particolare tra i 20 e i 39 anni. Questo significa un contributo diretto alla manodopera e, allo stesso tempo, un effetto di riequilibrio demografico in una società che invecchia. Senza questo apporto, il rapporto tra persone attive e pensionati sarebbe ben più sfavorevole.
Negli ultimi vent’anni la popolazione residente permanente è cresciuta di circa 1,7 milioni di persone, con un contributo importante della migrazione ma anche una crescita della popolazione svizzera. Il fenomeno demografico è quindi il risultato di più fattori combinati, non riconducibile a una sola variabile.
Per quanto riguarda l’asilo, si tratta di una componente distinta anche a livello statistico. Le persone in corso di procedura non rientrano automaticamente nei dati sull’immigrazione, ma vengono contabilizzate nella popolazione residente se restano a lungo nel Paese. A fine 2025, le persone arrivate tramite questo canale rappresentavano circa il 2,5% della popolazione residente permanente. Una quota reale, ma contenuta nel quadro complessivo.
Dal punto di vista economico, la questione centrale riguarda la qualità della crescita. Un aumento della popolazione implica automaticamente un aumento del PIL, ma ciò che conta è l’evoluzione per abitante. In Svizzera, dal 2002, il PIL reale è cresciuto del 54%, mentre la popolazione del 25%, con un aumento del PIL pro capite del 24%. Questo indica che la crescita non è stata solo quantitativa.
La chiave è la produttività, anch’essa cresciuta in modo significativo negli ultimi anni. In questo contesto, la disponibilità di manodopera qualificata, anche proveniente dall’estero, rappresenta un fattore che sostiene la capacità delle imprese di innovare e competere.
Nel suo insieme, il quadro è meno semplice di quanto venga spesso rappresentato. L’immigrazione non è un fenomeno uniforme, ma una somma di flussi diversi, in parte guidati direttamente dal mercato del lavoro. Il suo impatto dipende dal saldo e dalla struttura per età, oggi fortemente contraddistinta da persone in età lavorativa. E si inserisce in un’economia che ha saputo crescere non solo in volume, ma anche in valore.
Per chi opera nel tessuto economico, la sfida non è semplificare il fenomeno, ma comprenderlo. Solo così è possibile affrontare in modo realistico i temi della competitività, della disponibilità di competenze e della sostenibilità della crescita nel lungo periodo.
Marco Martino,
Responsabile di economiesuisse per la Svizzera italiana
www.economiesuisse.ch









