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Governance del Rischio: il ruolo del Consiglio di Amministrazione

In uno scenario di rischi sempre nuovi e più di intensità crescente, ogni anno, da 12 anni il CINEAS (NdR Il Consorzio Universitario per i professionisti del rischio fondato nel 1987 dal Politecnico di Milano) organizza un Osservatorio dei rischi delle medie imprese italiane raccogliendo la testimonianza di un panel di 400 imprese in Italia.

23 Giugno 2025
in TI Economy
Tempo di lettura:4 minuti di lettura
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Governance del Rischio: il ruolo del Consiglio di Amministrazione
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Nell’ultima edizione, le imprese si stanno confrontando con uno scenario operativo caratterizzato da una marcata instabilità geopolitica, da fenomeni di polarizzazione sociale e da un insieme stratificato di preoccupazioni di natura ambientale ed economica, non ultima la minaccia di recessione. Tale contesto ha un impatto diretto e significativo sul business, come testimoniato dalla previsione del 65% delle aziende riguardo alle ricadute derivanti da politiche protezionistiche quali i dazi. In questa cornice, le imprese identificano quali leve strategiche prioritarie la capacità di gestione del cambiamento (36%), la spinta all’innovazione nel proprio core business (36%) e una spiccata adattabilità ai nuovi trend di mercato (35%). Data la forte incertezza di mercato, il ruolo della Risk Governance, la regìa nella gestione del rischio, sotto l’egida del Consiglio di Amministrazione diventa essenziale.

Meccanismi di Gestione del Rischio e Aree di Sensibilità Aziendale

L’analisi dei dati evidenzia che il 77% delle imprese intervistate dichiara di aver implementato metodologie specifiche per la gestione dei rischi, e di queste, una quota significativa (52%) le considera fondamentali per la minimizzazione sia della frequenza sia della gravità potenziale dei danni. Si registra, in particolare, un incremento rispetto all’anno precedente di 2 punti percentuali nell’adozione di modelli di mappatura del rischio. Molte imprese, tuttavia, trattano ciascun rischio separatamente dimenticando la interrelazione tra gli eventi che possono colpire l’impresa e perdendo la visione d’insieme. Il ruolo di regìa del Consiglio di Amministrazione si deve concretizzare quindi nell’esame nella mappa dei rischi, in particolare di quelli a maggior impatto potenziale e dei loro collegamenti, per identificare i rischi “esistenziali”, nella verifica dell’efficacia dei processi in atto di prevenzione e mitigazione nei rischi e nel conferimento di poteri di intervento delegati a soggetti identificati a priori, definendo in anticipo come affrontare eventuali situazioni di crisi.

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Secondo la ricerca, la maggioranza delle aziende prevede una continuità negli investimenti correnti ed è rilevante notare come un’impresa su cinque anticipi un incremento delle risorse dedicate alla gestione dei rischi, a testimonianza della crescente consapevolezza del loro ruolo strategico.

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Passando all’analisi delle specifiche aree di sensibilità, i dati confermano che i rischi percepiti con maggiore intensità sono gli infortuni sul lavoro (87%), i rischi di natura regolamentare e di compliance (84%) e il cyber risk (83%). Quest’ultimo, in particolare, riflette la crescente digitalizzazione dei processi e l’esposizione a minacce informatiche sempre più sofisticate. Nonostante questa elevata e diffusa percezione, emerge con chiarezza un significativo divario tra la consapevolezza teorica e l’effettiva adozione di misure concrete, quali ad esempio le coperture assicurative adeguate. La marcata discrepanza tra la valutazione qualitativa del rischio e la “preparazione pratica” può essere attribuita a una pluralità di fattori: da una mancata o incompleta consapevolezza delle soluzioni assicurative disponibili sul mercato, a valutazioni costi-benefici che portano a ritenere determinati rischi troppo remoti per giustificare l’onere economico della polizza. Infine, oltre la metà delle aziende intervistate ha già adottato sistemi di monitoraggio e rendicontazione degli obiettivi di sostenibilità, riflettendo una crescente attenzione verso i rischi ambientali e climatici.

Orizzonti di rischio e imperativi strategici

Lo scenario attuale è ulteriormente complicato dall’emersione di nuovi profili di rischio che esigono un’attenta e tempestiva valutazione. Le politiche protezionistiche, esemplificate dai dazi statunitensi, sono fonte di significativa preoccupazione: i timori sono concentrati sulla possibile riduzione delle esportazioni (43%) e sull’aumento dei prezzi delle importazioni (43%). Le risposte strategiche prefigurate includono la diversificazione dei mercati di sbocco (39%) e possibili riorganizzazioni della supply chain (19%).

Parallelamente, l’Intelligenza Artificiale (IA), pur configurandosi come un potente fattore di vantaggio competitivo – il 60% delle medie imprese ha avviato sperimentazioni, principalmente per l’automazione dei processi produttivi (20%), nella fase di progettazione (20%) e nel tracciamento delle prestazioni di prodotto (20%) – introduce rischi specifici. Le preoccupazioni più sentite riguardano la potenziale sostituzione del lavoro umano (34%), la capacità di adattamento del management (30%) e la sicurezza dei dati (27%). La capacità di capitalizzare sulle opportunità offerte dall’IA – quali un’organizzazione del lavoro più efficiente (34%), la possibilità di elaborare celermente grandi volumi di dati (33%), processi produttivi più performanti (30%) e minori costi di produzione (25%) – sarà direttamente proporzionale all’efficacia con cui tali sfide verranno gestite.

Risk Governance: una leva di protezione essenziale delle imprese

In un mercato sempre più dinamico e incerto, una riflessione strategica continua sui rischi più significativi e l’adozione di sistemi di governance del rischio evoluti e integrati non rappresentano mere opzioni, ma una necessità per la sostenibilità, la crescita e il successo duraturo delle imprese. Il risultato d’impresa viene da sempre misurato attraverso il binomio rischio/rendimento. I vertici operativi dell’impresa devono concentrarsi per ottenere la migliore performance a breve e a lungo termine, ma hanno bisogno di membri del CdA in grado di segnalare e identificare le minacce e i pericoli derivanti dal contesto economico, tecnologico e sociale. I Consiglieri hanno un ruolo primario di protezione dell’attività di impresa. Quindi, l’attività di Risk Governance appartiene al Consiglio, che deve possedere le competenze e attivare la formazione per poterla esercitare efficacemente. Il mestiere di Consigliere diventa sempre più ricco e complesso e trova nella sua capacità di fare squadra per ottenere nella collegialità tutte le sensibilità richieste per la protezione dell’impresa un tratto essenziale del ruolo che ricopre.

www.bfsi.ch

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