Da oltre un anno ricopre la carica di Presidente del CdA di BancaStato: cosa ha significato per lei e che bilancio traccia?
Il bilancio è buono sotto diversi punti di vista. Inizio dall’aspetto che, in definitiva, è il più importante di tutti: nell’anno di Presidenza che mi lascio alle spalle la Banca si è rivelata all’altezza del mercato e delle aspettative dei ticinesi, adempiendo al suo mandato pubblico e continuando ad essere un prezioso cespite di entrata per le casse cantonali e quindi per tutti i cittadini. Tuttavia, per raggiungere il traguardo, occorre che tutta l’organizzazione, dietro le quinte, svolga un lavoro intenso e coordinato. Per continuare a conseguire tali obiettivi, BancaStato deve coniugare la già importante operatività con la gestione delle sfide interne ed esterne, complesse e articolate. Il mio compito è tenere il timone e presiedere l’attività di alta dirigenza svolta con il supporto delle colleghe e dei colleghi del CdA. Un’attività tanto intensa quanto appagante a livello professionale ed umano, che, alla luce dei risultati raggiunti, mi soddisfa. Tra gli elementi che concorrono a tale bilancio, vorrei citare la motivazione e la dedizione che guidano le professioniste e i professionisti attivi in BancaStato. Ritengo che l’Istituto sia una realtà che, operando con un mandato pubblico in un mercato particolarmente attivo, abbia il grande pregio di allineare in maniera virtuosa i valori personali e quelli aziendali, facendo sì che chi lavora per la Banca possa esprimere appieno la propria professionalità, con la consapevolezza di metterla a frutto del benessere del territorio. È una convergenza chiara a tutti e sono convinta che sia decisiva per ottenere da collaboratori e collaboratrici una “marcia in più”.
Torniamo alle sfide interne o esterne di cui accennava: ci fa qualche esempio?
Il momento in cui ho preso il timone di BancaStato coincide con un periodo storico di grandi cambiamenti, sia interni sia esterni all’Istituto. La Banca ha conosciuto una grande crescita in termini di volumi, affari e risultati, e questo ha coinciso, da qualche anno, con la necessità di adeguare l’organizzazione e il sistema di gestione del rischio. È un aspetto molto importante per continuare a garantire l’alta – e dovuta – qualità del servizio e dei prodotti, per fare in modo di continuare a proporre uno stile di “fare banca” ambizioso, ma sempre ponderato e improntato alla solidità e al rispetto del cliente. Ciò ha richiesto l’adozione di decisioni in termini di alta dirigenza da parte del Consiglio di Amministrazione e, in seguito, l’attuazione di una serie di misure affidate alla Direzione generale, responsabile dell’operatività dell’Istituto. Tutto questo è avvenuto e ancora sta avvenendo in un contesto di mercato che da una parte si dimostra ballerino e altalenante a livello macroeconomico, e dall’altra porta anche con sé cambiamenti epocali che vanno capiti, accolti, assimilati e gestiti. Faccio qualche esempio. Gli andamenti della politica monetaria delle Banche centrali – che hanno continuato in pochi anni ad oscillare tra approccio espansionista a restrittivo – espongono istituti come il nostro a variazioni anche importanti dei ricavi da interessi; ecco che a livello strategico diventa cruciale poter valorizzare o, al contrario, minimizzare le variabili di mercato in termini di gestione del bilancio e conto economico. Ciò si traduce sia in misure commerciali – legate alla ricerca di volumi e alla diversificazione dei ricavi – sia in capacità di attuare accorti rifinanziamenti. I cambiamenti epocali di cui invece parlavo sono per lo più attinenti alle modifiche normative e di settore, nonché alla digitalizzazione e all’intelligenza artificiale. Specificatamente in merito a questi due ultimi temi è stato ed è vitale non perdere tempo, in quanto le abitudini della clientela sono molto cambiate e il ritmo con cui evolvono è sempre più veloce. Se il settore – BancaStato compresa – ha nel corso del tempo integrato gli aspetti digitali, il prossimo “grande passo” da compiere è integrare l’intelligenza artificiale nei modelli bancari, nel concreto e in maniera intelligente.
Come pensa possa venire applicata l’AI?
Vorrei innanzitutto specificare che BancaStato sta investendo tanto in ciò che potremmo chiamare “ricerca e sviluppo” nell’ambito dell’intelligenza artificiale, ma che ad ogni modo prevale il principio della centralità dell’essere umano. In altri termini, ben venga la tecnologia, le novità che essa comporta, ma per noi si tratta di efficientare per consentirci di conferire a collaboratrici e collaboratori più tempo da dedicare ad attività ad alto valore aggiunto. Proprio l’efficientamento è una delle chiavi con cui affrontare il futuro. In un settore bancario che, come abbiamo visto, è ostaggio di variabili di mercato sempre più accentuate, l’intelligenza artificiale potrebbe costituire una valida chiave di volta per snellire procedure interne e drenare così la pressione sui costi di esercizio. Altre applicazioni dell’intelligenza artificiale saranno invece certamente più visibili agli occhi della clientela, e penso in particolare ai canali e alle modalità con cui interagire con la Banca, fermo restando, anche in questo ambito, che l’aspetto umano rimarrà sempre per noi un caposaldo della nostra maniera di essere e lavorare.
Per concludere: cosa si attende dal 2026?
Gli anni più recenti – per intenderci, dalla pandemia in poi – ci hanno abituato a cambiamenti anche repentini dei contesti economici e geopolitici. Nonostante, oggi più che ieri, sia difficile tracciare previsioni attendibili, posso affermare che BancaStato continuerà sempre e comunque a lavorare intensamente per l’economia e le persone del territorio, alla luce di un modello di affari che spicca per vicinanza e territorialità, competenza, responsabilità ed efficienza.
Avv. Michela Ferrari-Testa,
Presidente CdA di BancaStato
www.bancastato.ch









