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10 anni che sembrano 20

Restare al passo in un’epoca di rapidi sconvolgimenti.

24 Giugno 2025
in TI Economy
Tempo di lettura:4 minuti di lettura
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10 anni che sembrano 20
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ormai evidente: i primi sei mesi dell’anno corrente hanno impresso una brusca accelerazione a rilevanti dinamiche emerse dapprima in sordina, poi con dirompente evidenza, nel corso dell’ultimo decennio, stravolgendo irreversibilmente gli equilibri e l’architettura internazionale del secondo dopoguerra. Ripercorriamole insieme.

Siamo nel 2015, il panorama mediatico è dominato dalle testate tradizionali, l’influsso dei social media nella quotidianità è marginale e l’intelligenza artificiale si chiama ancora “machine learning” ed è sconosciuta ai più. La questione climatica è di grande attualità e gli Stati del mondo adottano gli Accordi di Parigi e l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. I conflitti armati sono numerosi, ma di bassa intensità. Superate le crisi del debito sovrano e dell’euro, l’Unione europea sembra aver ritrovato la stabilità, la quota del PIL mondiale dei BRICS è ancora inferiore a quella del G7 e gli Stati Uniti sono di gran lunga la principale potenza mondiale. Infine, la globalizzazione, per quanto osteggiata, non viene messa in dubbio, così come non viene messo in dubbio il ruolo delle istituzioni internazionali nate dalla Conferenza di Bretton Woods per regolare il commercio e la finanza internazionale.

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La prima svolta arriva nel 2020, con una pandemia che in pochi mesi spazza via tutte le nostre certezze. Ci rendiamo conto della nostra dipendenza da risorse critiche, la cui produzione è in mano a pochi paesi asiatici. La suddivisione internazionale del lavoro e le catene del valore vanno in tilt, alimentando un’inflazione inedita, il crollo dei principali indici azionari e il più brusco rallentamento dell’economia dopo il 2008. I piani di rilancio consentono di evitare una recessione, ma il tasso di indebitamento di numerosi Stati schizza alle stelle. È in questo contesto che si inizia a parlare di reshoring e che, rinchiusi nelle nostre case, assistiamo al massiccio incremento dell’uso dei social media e al dilagare delle fake news. Le nostre abitudini di consumo cambiano, alimentando i servizi di consegna a domicilio, l’e-commerce e la gig economy. Ancor più rilevante, la quarta rivoluzione industriale assume una nuova dimensione, con il boom di investimenti nell’intelligenza artificiale e il lancio di ChatGPT nel 2022. Infine, la crisi energetica causata dalla guerra in Ucraina mette in seria difficoltà il comparto industriale di numerose nazioni europee, Germania in testa.

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Arriviamo al 2025, Donald Trump diventa ufficialmente il 47esimo Presidente degli Stati Uniti e coglie il resto del mondo colpevolmente impreparato, implementando in brevissimo tempo le sue principali promesse di campagna e imponendo dazi elevati ad alleati e avversari per riorientare il commercio internazionale e riequilibrare i deficit gemelli dell’economia statunitense. Si potrebbe dibattere a lungo della correttezza dei postulati economici alla base di questa strategia, ma ciò che conta davvero è che i rapporti di forza vengono rimessi al centro della politica estera, relegando ai margini il sistema multilaterale basato sulle regole e, soprattutto, fomentando un livello di incertezza tale da indurre vari istituti a rivedere nettamente al ribasso le prospettive di crescita mondiali. Il tutto accompagnato dallo sviluppo esponenziale dell’IA, da una crescente sfiducia nelle istituzioni, nei media e nella democrazia, da una parziale riorganizzazione della globalizzazione economica e infine dall’inesorabile ascesa economica dei BRICS+ (diventati nel frattempo dieci con l’ingresso di Iran, Egitto, Etiopia, Emirati Arabi Uniti e Indonesia), che rappresentano ormai il 40% del PIL mondiale a parità di potere d’acquisto.

Guardando al futuro cosa possiamo aspettarci? In primo luogo, lo sviluppo dell’IA e di altre tecnologie digitali quali la blockchain proseguirà a ritmi serrati. Secondariamente, i cambiamenti climatici e la riorganizzazione dei rapporti di forza acuiranno la necessità di ripensare il ruolo della difesa sul continente europeo. In terzo luogo, la transizione energetica e la digitalizzazione sposteranno l’attenzione sull’approvvigionamento di nuove materie prime e sul futuro assetto di numerosi settori industriali. Da ultimo, l’invecchiamento demografico rappresenterà una sfida sempre più importante per la tenuta dei sistemi di previdenza e di sicurezza sociale di numerosi Paesi.

Per la Svizzera si tratta dunque di definire le giuste priorità per mantenere il più ampio spazio di manovra possibile. Perciò, innanzitutto, il bilancio della Confederazione va tenuto in equilibrio, rispettando il freno all’indebitamento e applicando in modo completo il pacchetto «Misure di sgravio applicabili dal 2027». Solo così si potrà affrontare con successo il massiccio aumento delle spese nel settore della previdenza sociale. Dopodiché, per non gravare ulteriormente sulle imprese già confrontate con un contesto estremamente incerto e volatile, è necessario frenare lo sviluppo di nuove regolamentazioni e snellire significativamente la burocrazia. Sul fronte dell’economia estera, va garantito il più ampio accesso ai mercati possibile: ciò significa stabilizzare e sviluppare le relazioni con i principali partner commerciali della Svizzera e continuare ad ampliare la rete di accordi di libero scambio. Sul fronte interno, invece, per non perdere la capacità di innovazione ed incrementare la produttività della piazza economica svizzera, è necessario evitare le normative che vietano preventivamente determinate tecnologie. Infine, la produzione nazionale di energia elettrica va raddoppiata e l’accordo sull’elettricità con l’UE siglato in tempi brevi per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento.

In conclusione, il futuro appare sicuramente più incerto e complesso di quanto avremmo potuto immaginare dieci anni fa, ma il nostro Paese dispone di tutte le carte giuste per restare al passo in un’epoca di rapidi sconvolgimenti.

www.economiesuisse.ch

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