Quanto pesa la farmaceutica ticinese sulla vita economica del Cantone?
Chi vive in Ticino si imbatte ogni giorno – magari senza accorgersene – nell’impronta della nostra industria dei medicinali. Secondo il più recente Rapporto economico cantonale [1], il solo comparto farmaceutico genera oggi tra il 5 e il 6% dell’intero PIL cantonale. Parliamo di 52 aziende, dai piccoli innovatori alle realtà ormai globali, che nel 2024 hanno fatturato quasi due miliardi di franchi, esportandone l’84% in oltre 100 Paesi. Dietro a questi numeri lavorano 3’700 persone con competenze che vanno dalla chimica all’ingegneria dei dati. E ogni anno, ingenti quantità di denaro (280 milioni solo nel 2023) sono reinvestiti in laboratori, linee produttive e, soprattutto, formazione. Questi numeri, come detto, si riferiscono al solo comparto farmaceutico, se integrassimo tutto il “life science” lo scenario sarebbe ancora più imponente.
Dazi USA e prezzi calmierati: quanto ci tocca davvero?
Gli Stati Uniti restano un mercato fondamentale ma non l’unico. Se un dazio sui farmaci entrasse in vigore, il nostro settore perderebbe parte dei margini o sarebbe costretto a ritoccare i listini [2]. A complicare il quadro c’è l’ordine esecutivo firmato a maggio 2025 dal presidente americano, che chiede al sistema sanitario pubblico di pagare i farmaci allo stesso prezzo dei Paesi più economici dell’OCSE [3]. È un colpo di freno per i ricavi, certo, ma non un disastro: la spesa pubblica USA vale poco più di un terzo delle nostre vendite oltreoceano, quindi l’impatto complessivo è stimato con percentuali ad una cifra rispetto al fatturato settoriale. La buona notizia? Pressioni come queste accelerano la corsa a prodotti sempre più specializzati, difficili da copiare o produrre e, soprattutto, richiesti in tutto il mondo, Europa e Asia in testa. Svizzera e Cantone Ticino sono un centro d’eccellenza per quanto riguarda innovazione ed affidabilità.
Quali sono le prospettive per le aziende farmaceutiche ticinesi di espandere la loro presenza in altri mercati, come l’UE o l’Asia, in risposta alle incertezze legate ai dazi statunitensi?
Se dieci anni fa il Ticino guardava quasi esclusivamente a UE e Nord America, oggi l’export si appoggia su tre pilastri. Quasi metà delle vendite resta in Europa, dove il nostro Cantone si è ritagliato il ruolo di prim’ordine [4][5]. Un quarto delle esportazioni vola ora in Asia Pacifico, trainato da Corea, Giappone e Cina. Qui, procedure snelle come il corridoio “Boao Lecheng” per gli orphan drugs hanno permesso di accorciare di mesi il time to market [6]. La terza gamba è America Latina e Medio Oriente, dove accordi di fill & finish e il riconoscimento reciproco delle buone pratiche di fabbricazione stanno spalancando la porta ai biologici di nuova generazione [7]. La direzione delle aziende FIT sembra essere quello di una solida diversificazione del rischio ad ampio spettro.
Lei, di recente, ha parlato di forti investimenti in ricerca, sviluppo e ampliamento dei siti produttivi. Quali esempi concreti può citare tra i membri di Farma Industria Ticino?
Dietro le quinte, il triennio 2023/25 segna la stagione di investimenti più ricca del decennio: oltre 200 milioni stanziati per nuovi prodotti, ampliamenti in aree produttive e nuovi centri di ricerca [8]. Significa un cantiere permanente di idee, laboratori e automazione.
Il lato umano è altrettanto importante: nei prossimi due anni il settore prevede l’assunzione di profili altamente qualificati [9], senza contare l’indotto che, stando al modello econometrico cantonale, ha un impatto importante su tutta la filiera e non solo [10]. Scommettiamo su competenze e processi a impatto ambientale ridotto: diversi progetti finanziati da Innosuisse, USI [11] e Scuole Universitarie puntano a tagliare il tempo necessario per far sì che i pazienti possano giovare della ricerca e sviluppo in tempi più compatti, siano essi rivolti a farmaci innovativi, equivalenti o orphan drugs.
Presidente Poli, di fronte a licenziamenti resi noti nelle scorse settimane come quelli di BPM e Sintetica, come possiamo rassicurare l’opinione pubblica che il settore non sia in difficoltà sistemica?
A inizio 2025 due aziende del distretto hanno preso la difficile decisione del ridimensionamento. Decisione sicuramente non presa alla leggera che, però, contestualizzata alla realtà attuale coinvolge meno del 2% della forza lavoro del cluster. È un evento che fa notizia, ma va letto per quello che è: una scelta puntuale e non un sintomo di fragilità diffusa. Come già accaduto in passato si cercherà di assorbire le competenze all’interno del comparto [9]. Insomma, riorganizzazioni, come in tutti i settori economici, ci sono state e non posso escluderne a priori per gli anni futuri. Il farmaceutico non è un settore esente dalle implicazioni geopolitiche ed ambientali. Più la Svizzera perde di competitività rispetto ad altri paesi, più dovremo trovare soluzioni per poter essere competitivi a livello sia locale che aziendale. Non dimentichiamoci che un franco così forte non aiuta l’export e può avere delle implicazioni significative, soprattutto se consideriamo che il comparto che rappresento esporta buona parte della produzione. Siamo però un cluster che guarda avanti, che fa dell’innovazione in tutte le sue forme e della formazione i suoi punti cardine e che “lancia la palla” ben oltre l’ostacolo con investimenti a lungo e lunghissimo termine, siano essi in ricerca e sviluppo o in infrastrutture.
Che 2024 è stato per il vostro settore? E che previsioni può fare per il 2025?
Chiudiamo il 2024 con fatturato ed export in crescita.
Il 2025 si apre con venti favorevoli: la domanda globale di terapie ad alto valore aggiunto, l’espansione in Asia e Golfo, la digitalizzazione della supply chain. I rischi non mancano, dal rafforzamento del franco alle politiche protezionistiche, ma la rotta è chiara: più valore, più tecnologia, più mercati.
In conclusione, ogni volta che un farmaco “made in Ticino” arriva a casa di un paziente, rafforza anche l’economia del nostro Cantone. Il settore resta una colonna portante – 6% del PIL – ma vuole essere molto di più: un laboratorio a cielo aperto dove giovani talenti, scienziati e tecnici costruiscono la salute del futuro. E stiamo parlando, solo del settore farmaceutico, non di tutto il life science.
Per farlo serviranno tre ingredienti: una filiera locale di competenze, l’accelerazione digitale che trasforma i dati in vantaggio competitivo e una sostenibilità integrata che faccia dell’efficienza anche un impegno ambientale. Con solide basi regolatorie e infrastrutture adeguate, il Ticino potrà rafforzare la sua identità di “Life Science Valley” e continuare a creare benessere sia economico che sanitario ben oltre i confini cantonali.










