Ci racconta la nascita di questa realtà imprenditoriale? Da dove è partito il progetto?
La storia del Gruppo Belotti nasce da un’idea semplice, ma forte: offrire un’esperienza diversa, in cui il cliente potesse sentirsi accolto e ispirato. È partito tutto con mia moglie Nadia da un piccolo negozio in Ticino, a Bellinzona, 37 anni or sono, con pochi marchi e tanta passione. Non avevamo grandi mezzi, ma avevamo chiaro il sogno: creare un luogo dove qualità, estetica e relazione umana si fondessero. Quel sogno, oggi, è un gruppo strutturato, e si sta preparando a passare anche alla nuova generazione, con mia figlia Nicole che entrerà ufficialmente in azienda entro la fine dell’anno.
Quali sono stati i passaggi più difficili e quelli più emozionanti in questi 37 anni?
Abbiamo attraversato momenti complessi: crisi economiche, cambiamenti tecnologici, persino eventi imprevedibili come la pandemia. Sono stati anni di grandi sfide, ma anche di grande soddisfazione. Ogni apertura di un nuovo punto vendita è stata una conquista, così come ogni volta in cui abbiamo visto la fiducia dei nostri clienti crescere. Uno dei momenti più emozionanti per me, personalmente, è proprio questo presente: vedere Nicole prepararsi ad entrare in azienda con entusiasmo e determinazione è motivo di orgoglio e una conferma che il nostro progetto ha radici solide.
C’è stato un momento in cui ha capito che il negozio era diventato un “gruppo”?
Sì, c’è stato. Quando ci siamo trovati a gestire non solo più punti vendita, ma anche un’identità di marca riconoscibile, strutture organizzative più complesse e un’offerta sempre più articolata, è stato chiaro che non eravamo più solo un negozio, ma un vero e proprio Gruppo, che ad oggi conta 115 collaboratori.
Come ha conciliato la crescita aziendale con il mantenimento di un rapporto personale con la clientela?
È stato uno dei punti cardine della nostra filosofia. Anche crescendo, non abbiamo mai voluto perdere il contatto umano. Abbiamo investito nella formazione dei collaboratori, nel creare ambienti accoglienti, e nell’ascoltare davvero chi entra nei nostri negozi. Il passaggio generazionale che ci aspetta sarà fondamentale per mantenere questo equilibrio: Nicole ha già dimostrato grande sensibilità verso il cliente e attenzione ai valori che ci rappresentano. Sarà anche il suo compito custodire questa dimensione umana nel futuro del Gruppo.
Il gruppo Belotti è noto per offrire un’esperienza multisensoriale in negozio. Da dove nasce questa idea?
Volevamo andare oltre il concetto di “negozio” e costruire un’esperienza. Da qui l’idea di curare ogni dettaglio: le fragranze, le luci, la musica, l’arredo. Il cliente entra e percepisce qualcosa che va oltre il prodotto. È una filosofia che io e mia moglie Nadia stiamo trasmettendo anche a nostra figlia, che già da tempo ci affianca per capire il valore dell’esperienza sensoriale come strumento di fidelizzazione e differenziazione.
Il concetto di “bello” e di marchi di fascia media e medio-alta fa parte della vostra identità: in che modo si mantiene l’equilibrio tra esclusività e accessibilità?
È stata una delle nostre sfide più interessanti. Vogliamo offrire prodotti di media e medio-alta gamma, ma con uno spirito inclusivo. Non si tratta solo di rendere accessibile un prezzo, ma di far vivere a chiunque un’esperienza di qualità, dove si senta accolto e valorizzato. Questo equilibrio è anche uno dei temi su cui abbiamo lavorato intensamente durante gli ultimi 5 anni: tutti i nostri prodotti sono allineati ai prezzi europei, così da rendere l’accesso ai marchi di fascia media e medio-alta più immediato e alla portata di un pubblico più ampio.
Il Ticino resta il vostro centro nevralgico, ma si pensa anche di espansione oltre Gottardo o in Italia?
Il Ticino rappresenta le nostre radici, la nostra identità, e continuerà ad essere il cuore pulsante delle nostre attività. L’idea non è quella di espanderci a tutti i costi, ma di portare la nostra filosofia in nuovi contesti, mantenendo coerenza e qualità. Ogni apertura deve essere un’estensione autentica del mondo Belotti, non una semplice replica. In questo percorso, sarà fondamentale anche il contributo della nuova generazione: Nicole porterà uno sguardo giovane e aperto al mercato, prezioso per valutare scenari futuri con energia e lungimiranza.
La vostra è un’azienda familiare. È un fattore importante per voi? In che modo può essere un vantaggio?
Assolutamente sì. Essere un’azienda familiare ha rappresentato, fin dall’inizio, un elemento distintivo e un punto di forza. Ci ha permesso di costruire relazioni autentiche, sia con i collaboratori, i partner commerciali e i clienti, e di portare avanti scelte con coerenza e visione nel lungo periodo, senza pressioni esterne. Questo approccio ha creato fiducia, stabilità e una cultura aziendale solida. Ora, con l’ingresso in azienda di mia figlia , questo spirito familiare si rinnova. Inizierà il suo percorso occupandosi degli acquisti e affiancando i nostri area-manager, per poi assumere ruoli sempre più strategici. Non si tratta solo di un passaggio generazionale, ma di una vera e propria evoluzione: Nicole porta con sé una nuova sensibilità, nuove competenze, ma condivide appieno i valori fondanti del Gruppo. Questo è il vero vantaggio di una gestione familiare: la capacità di evolversi restando sé stessi.
Quando pensa al futuro del Gruppo Belotti, cosa vede? Continuità, cambiamento o una nuova identità?
Vedo un futuro che unisce continuità e cambiamento in modo armonico. Non immagino una rottura con ciò che siamo stati finora, ma piuttosto un’evoluzione coerente con i valori che ci hanno guidati per 37 anni. La bellezza, l’attenzione alla qualità, la centralità del cliente, la cura dell’esperienza: questi elementi resteranno. Allo stesso tempo, il mondo del retail è in continua trasformazione, e richiede capacità di adattamento, innovazione, ascolto delle nuove esigenze. Quindi sì, vedo un futuro dinamico, ma sempre fedele alla nostra identità, e mi vedo ancora in azienda per molti anni…










