Il settore della costruzione, che comprende anche le metalcostruzioni, sta attraversando un momento di importanti mutamenti: progresso tecnologico, automazione, intelligenza artificiale (IA), ritmi produttivi sempre più insostenibili imposti da un mercato del lavoro sempre più speculativo. Questa situazione impone alle aziende una trasformazione e un adattamento a più livelli. A ciò va aggiunta una sfida, non certamente nuova al settore, per la quale non si intravvedono soluzioni a breve termine. Mi riferisco all’annosa questione legata alla carenza di manodopera qualificata, che tocca ormai quasi tutti i settori professionali, divenuta col passare degli anni una problematica sempre più marcata e urgente.
Non credo di sbagliare nel ritenere che tutte le persone intente a leggere il mio editoriale abbiano vissuto sulla propria pelle questa situazione, non riuscendo a trovare figure qualificate e tecnicamente valide da inserire nel proprio organico. Evidentemente non si tratta di una tematica semplice: ricercare le cause relative alla carenza di manodopera qualificata non è di per sé immediato. Si tratta con molta probabilità di una combinazione di fattori diversi che affondano le proprie radici nell’attuale sistema economico e sociale, come ad esempio l’evoluzione demografica, lo sviluppo globalizzato dei mercati e un avvicinamento dei giovani al settore della costruzione sempre più difficoltoso.
Personalmente credo che, non potendo influenzare direttamente tendenze globali come quelle appena elencate, sia necessario intervenire là dove il nostro modo di fare impresa ripone i suoi punti di forza ovvero nelle competenze e nelle conoscenze. Mi riferisco in particolare ai seguenti fondamenti: formazione professionale e innovazione.
Garantire crescita personale e professionale nel settore delle metalcostruzioni
Il nostro (ottimo) sistema formativo permette di coltivare nuove leve all’interno delle nostre aziende; seppur non risolutiva, questa può certamente rappresentare una via da percorrere per ovviare alla carenza di manodopera. Partire da un apprendistato con l’ambizione di crescere professionalmente rappresenta un’opportunità sicura, tuttavia non dipende esclusivamente dai giovani.
L’attrattività del settore gioca qui un ruolo fondamentale. Le nuove generazioni esprimono esigenze e aspettative differenti rispetto alle generazioni precedenti. Digitalizzazione, sostenibilità e innovazione tecnologica rappresentano fattori chiave che possono rendere il settore più stimolante e attrattivo per i giovani – una sorta di “settore edile 4.0” – in cui aspetti preponderanti come manualità e creatività possono essere accompagnati e supportati dal progresso tecnologico. A mio avviso, per motivare i giovani è necessario promuovere opportunità di crescita professionale e innovazione, suscitando interesse anche in un settore tradizionale come il nostro. Spesso, il lavoro in cantiere rispettivamente in officina viene percepito come un’attività poco prestigiosa; a tale proposito andrebbero valorizzate maggiormente proprio caratteristiche inesistenti in molti altri ambiti lavorativi. Integrare innovazione alla tradizione: pensiamo ad esempio a tecnologie come stampanti 3D, realtà aumentata, intelligenza artificiale, automazione. In generale dovremmo adottare una strategia di comunicazione capace di modificare la percezione relativa al nostro settore, evidenziando come lo stesso sia anche fonte di soddisfazione (carriera) e innovazione (tecnologia, materiali, ecc.). Chiaramente tutto questo deve essere tangibile e reale: non possiamo infatti permetterci di promuovere possibilità e valori senza una solida base e senza imprese disposte a investire tempo e denaro. In caso contrario, il problema riferito alla carenza di manodopera non potrà che acuirsi.
Al giorno d’oggi investire nella formazione e nel perfezionamento professionale dei propri collaboratori dovrebbe rappresentare un must per le aziende. In generale, migliorare le condizioni quadro, garantendo ai giovani una crescita graduale e costante, anche dal punto di vista economico, può certamente rafforzare l’immagine e la percezione del settore. Attraverso esperienze sul campo è possibile infondere maggiore consapevolezza verso sfide e opportunità offerte dalla professione scelta.
Motivare e stimolare i giovani rappresenta sicuramente una chiave di volta. Per quanto riguarda i giovani che si approcciano alla professione grazie a un apprendistato, ritengo che il compito dei datori di lavoro sia quello di garantire il dovuto supporto affinché essi possano sviluppare una mentalità pratica e resiliente, oltre naturalmente a una maggiore autonomia. Spetta a noi addetti ai lavori cercare di individuare il potenziale ancora inespresso, ma non per forza inesistente, di queste giovani leve senza dimenticare come queste nuove generazioni siano influenzate da immediatezza e velocità digitale, caratteristiche che certamente condizionano la loro capacità di apprendimento. L’apprendimento pratico avviene tramite imitazione e ripetizione, tuttavia senza una comprensione approfondita del perché e del come questo avvenga, il risultato si tradurrà pur sempre in una comprensione superficiale che difficilmente sarà in grado di renderli autonomi. Formare oggi richiede un approccio evolutivo, come evolutivo è già il nostro settore.
Innovazione: un passo verso il futuro
Rendere il settore più attrattivo – così come offrire un’elevata qualità riferita alla crescita e alla formazione dei propri collaboratori, a partire dall’apprendistato – è certamente una prerogativa più che valida ma non sufficiente a rispondere alle necessità urgenti del mercato. E qui entra in gioco un secondo fattore a cui nessun settore può oramai rinunciare. Mi riferisco all’innovazione tecnologica e più in particolare all’introduzione di una realtà come l’intelligenza artificiale (IA) con conseguente automazione di alcuni processi aziendali. Parlando di IA non posso evitare di soffermarmi sulle numerose contraddizioni che questa tecnologia porta con sé. Da un lato l’IA viene ritenuta un’autentica minaccia in relazione all’occupazione, d’altro canto potrebbe rivelarsi per alcuni settori, come il nostro, uno strumento efficace seppur non del tutto risolutivo. In riferimento alla carenza di manodopera, non posso esimermi dal considerare l’introduzione di tecnologie intelligenti come una possibile alternativa alla mancanza di operatori qualificati. Ovviamente non mi riferisco a una sostituzione sistematica del capitale umano, costruito con fatica da ogni azienda, ma piuttosto a un aiuto là dove non si presentino più alternative sostenibili. Il progresso potrebbe in questo caso rappresentare un’ancora di salvezza, ottimizzando alcuni processi aziendali, diversamente compromessi dalla mancanza di risorse.
Le macchine intelligenti sono in grado di eseguire compiti complessi, come il controllo qualità e l’ottimizzazione della produzione con alti standard qualitativi e una precisione superiore rispetto agli operatori del settore. Con l’IA, combinata all’automazione, oggi è ad esempio possibile verificare i flussi relativi alle materie prime e al magazzino, aumentando la produttività. Le nuove tecnologie consentono inoltre a personale meno qualificato di gestire operazioni complesse affidate in precedenza a figure professionali sempre più difficili da reperire. Per ciò che riguarda alcuni processi amministrativi, un’automazione e digitalizzazione è già in corso da tempo, con un notevole miglioramento dell’affidabilità e dell’efficienza del servizio senza per altro compromettere posti di lavoro.
Riallacciandomi al discorso relativo ad affidabilità ed efficienza del nostro settore mi piace l’idea di non escludere a priori l’introduzione di una tecnologia come l’IA, considerandola non come una minaccia ma piuttosto come un’opportunità. L’utilizzo di tecnologie emergenti permette di mantenere alta la competitività del settore preparando i collaboratori a destreggiarsi in un mercato in continua evoluzione. Quando penso a un giovane che si appresta ad entrare nel mercato del lavoro, immagino abbia esigenze e aspettative diverse rispetto alle nostre generazioni; un buon mix tra manualità e innovazione potrebbe rendere il nostro settore di fatto più interessante per questo target altamente digitalizzato.
In conclusione, sono convinta che le nostre aziende non possano permettersi di attendere soluzioni calate dall’alto che potrebbero anche non arrivare… ma piuttosto debbano, ancora una volta, attingere a un’innata capacità di affrontare grandi sfide, caratteristica che già ci ha permesso di arrivare fin qui.
A cura di:
Cristina Resmi
Direttrice AM Suisse Ticino,
Gordola
www.amsuisseticino.ch










