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City Pop, l’azienda nata in Ticino che sta conquistando l’Europa

Nata in Svizzera all’interno di Artisa Group e cresciuta tra Zurigo e Lugano, City Pop oggi conta oltre 3000 unità e continua la sua rapida crescita nei principali hub europei.

20 Aprile 2026
in Interviste, TI Economy
Tempo di lettura:5 minuti di lettura
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City Pop, l’azienda nata in Ticino che sta conquistando l’Europa
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C’è un modo tipicamente svizzero di rendere scalabile un’idea: partire da un’intuizione chiara, tradurla in un prodotto impeccabile, poi replicarla senza perdere coerenza. City Pop funziona così. Il progetto nasce all’interno di Artisa Group da una visione di Stefano Artioli, quando il concetto di “casa” iniziava a staccarsi dalla permanenza e ad avvicinarsi a un nuovo lessico fatto di mobilità e semplicità.

I primi due building, City Pop Oerlikon a Zurigo nel 2019 e City Pop Lugano nel 2020, hanno dato forma concreta a un’idea che oggi appare quasi inevitabile: appartamenti arredati, servizi inclusi e un’esperienza digitale che riduce al minimo la frizione dell’arrivo. Da lì, la traiettoria si è allargata oltre i confini: la presenza cresce in Europa, con basi consolidate e una pipeline che guarda ai principali hub. A sostenere la prossima fase c’è anche City Pop 2NIGHT, il concept pensato per soggiorni brevi, anche da una sola notte, che porta lo stesso linguaggio essenziale del brand nel territorio dello short stay.

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Pawel Gawor, alla guida dell’azienda dal 1° giugno 2023 dopo esserci entrato nel 2021, ci racconta City Pop, per capire cosa succede quando l’abitare prende in prestito la precisione dell’hospitality e la porta nel quotidiano urbano.

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City Pop mette insieme ospitalità e residenza. È davvero qui che sta andando l’abitare?

Sì, perché non è un cambiamento estetico: è strutturale. Per molto tempo “casa” è stata un processo: trovare un posto, firmare, attivare utenze, arredare, incastrare i dettagli. Oggi molte persone vivono per capitoli: un incarico, un master, un trasferimento, un progetto. Non cercano precarietà; cercano rapidità e controllo. Vogliono arrivare e iniziare a vivere. City Pop è nata per questo: una casa pronta, con standard chiari, senza attriti, prenotabile in pochi minuti.

La casa tradizionale perde valore, in questo scenario più fluido?

No, anzi. La casa resta centrale, ma cambia ciò che rappresenta. Per anni è stata legata a possesso e permanenza. Oggi la dimensione emotiva dell’abitare, sentirsi al sicuro, a proprio agio, “a casa”, non coincide più necessariamente con il possesso. La fluidità sociale e professionale è aumentata: profili internazionali, consulenti, imprenditori, lavoratori da remoto. Non vogliono rinunciare a qualità e privacy, ma non vogliono nemmeno trasformare ogni nuova città in una maratona burocratica. In pratica, la casa diventa un servizio intelligente: stabile nell’esperienza, flessibile nella durata.

Siete in espansione: qual è la prossima città “giusta”?

Più che inseguire un nome, seguiamo le condizioni. Cerchiamo città con economia forte, mobilità alta, attrazione di talenti internazionali. Poi c’è un punto chiave: lavoriamo con due logiche. City Pop, nella sua forma principale, è pensata per soggiorni medio-lunghi, spesso da quattro settimane in su, quindi contano connessioni con distretti business, università e trasporti pubblici. Con City Pop 2NIGHT entra la logica dello short stay e, in alcuni casi, la centralità diventa più rilevante. Sono due strumenti diversi, con lo stesso DNA.

Chi vi sceglie oggi? È un target definito o una nuova “classe” urbana?

Direi una normalità urbana. Ci sono giovani professionisti, persone in relocation, consulenti, profili corporate su incarichi temporanei, studenti, imprenditori e una componente crescente di nomadi digitali. Ma il tratto comune non è l’età: è il livello di aspettativa. Vogliono trasparenza, qualità, un’estetica sobria ma curata, e soprattutto semplicità. Arrivo con una valigia e non devo “negoziare” la vita quotidiana.

Cosa rende City Pop differente, oltre alle parole che tutti usano: flessibilità, servizi, design?

Flessibilità è una parola inflazionata, quindi preferisco descriverla. Per noi significa eliminare complessità: appartamenti completamente arredati, pricing chiaro e all inclusive, check-in digitale, processi fluidi. E significa poter adattare il soggiorno se cambiano i piani, perché cambiano spesso. Poi c’è la nostra origine: essere nati dentro un contesto immobiliare solido ci permette di lavorare con standard e coerenza di prodotto in modo molto rigoroso. Non costruiamo solo un’esperienza: costruiamo anche l’infrastruttura che la rende replicabile.

Se dovesse vivere in un City Pop, quale sceglierebbe?

In Svizzera, Zurigo. Vivo qui da oltre dieci anni e per me è casa. Vedere City Pop crescere in una città che sento mia ha un valore personale: mi piace l’idea di contribuire a rendere l’arrivo più semplice per chi si trasferisce. Fuori dalla Svizzera, Milano. È stata una sfida e un punto di svolta: all’inizio il modello del flexible living era poco conosciuto e abbiamo dovuto dimostrare sul campo. Poi la risposta è arrivata rapidamente. Ricordo quell’apertura come una tappa importante della nostra crescita.

Il suo “dream apartment” City Pop, senza vincoli?

Uno spazio modulare che cambi davvero durante la giornata: pareti mobili, arredi che scompaiono, scenari di luce che trasformano l’atmosfera. Un appartamento che al mattino è un luogo di concentrazione e la sera diventa un rifugio. E, se devo concedermi un gesto più estremo, un giardino d’inverno privato sul rooftop collegato direttamente all’appartamento: verde e silenzio sopra la città. Ma il vero lusso, oggi, spesso è già qui: non sono i metri quadri, è quanto bene funziona lo spazio.

Che cosa vi ha sorpreso di più osservando la domanda?

Ginevra. Ci ha colpito la velocità con cui la domanda si è materializzata e la solidità delle performance. È una lezione chiara: dove l’offerta abitativa è sotto pressione e la mobilità è alta, le soluzioni flessibili e completamente servite rispondono a un bisogno reale, non a un capriccio.

Quando scegliete una location, cosa pesa di più: prestigio o quotidianità?

La quotidianità, ma con intelligenza urbana. Vogliamo quartieri ben connessi, dove muoversi è semplice e i servizi essenziali sono vicini. Non è una gara al civico più celebrato, è una gara alla qualità dell’esperienza. E ci interessano anche aree in trasformazione: spesso è lì che si crea nuova energia di città e nuovi flussi.

Il suo principio di interior design per spazi piccoli?

Multifunzionalità senza compromessi visivi. Ogni metro quadro deve lavorare: storage integrato, uso verticale, arredi trasformabili, luce progettata bene. Se un piccolo spazio è progettato con rigore, non sembra piccolo: sembra intenzionale.

Come si crea un’estetica che piaccia a molti senza diventare anonima?

Con una neutralità che non è vuota. Toni calmi, materiali e texture che danno profondità, dettagli di luce e piccoli accenti che costruiscono identità. È un equilibrio: essere trasversali senza essere generici. E poi la coerenza nel tempo: se il concept è forte, non serve inseguire ogni micro-tendenza.

La visione, in una frase?

Rendere l’abitare urbano semplice e flessibile, su scala europea, senza perdere qualità. Il real estate sta passando da asset statici a piattaforme abitative dinamiche: noi vogliamo essere tra quelli che definiscono lo standard, non tra quelli che lo inseguono.

Pawel Gawor,
CEO City Pop
www.citypop.com

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