Oggi, mentre scrivo queste righe, sembra estate. Il piacere del bel tempo, con temperature di oltre 25 °C, si accompagna al sapore amaro della consapevolezza che… siamo solo a fine aprile!
Secondo il bollettino del clima di MeteoSvizzera, nel 2024 abbiamo avuto l’inverno più mite e il secondo agosto più caldo dall’inizio delle misurazioni nel 1864. Oltre Gottardo e al sud del paese si sono registrate un po’ ovunque temperature annuali da 1 a 1,5 gradi sopra la media tra il 1991 e il 2020. Estati sempre più secche con più giorni di gran caldo e forti precipitazioni sono ormai la norma.
Nonostante i molteplici sforzi per frenare il cambiamento climatico, non possiamo fare a meno di adeguare già oggi lo spazio in cui viviamo alle nuove circostanze. Soprattutto in campo edile è fondamentale creare ambienti dal clima più gradevole e sopportabile possibile. Un provvedimento efficace e sostenibile è l’inverdimento dei tetti piani, soluzione ormai piuttosto diffusa. Quando si parla di integrare più superfici verdi, investitori e progettisti tendono oggi a prendere in considerazione anche le facciate. Edifici il più possibile verdi sono un pilastro della filosofia della città-spugna.
La città di domani assorbe l’umidità
Le città-spugna si basano su elementi infrastrutturali verdi e azzurri. Molte città svizzere stanno sperimentando nuove soluzioni per una maggiore protezione del clima, sostenendo progetti come l’inverdimento delle facciate: a Zurigo, ad esempio, i privati ricevono un rimborso anche del 50% dei costi per le facciate verdi.
Cemento e asfalto cedono il posto a piante perenni, alberi e rampicanti. Vengono creati sistemi di drenaggio urbano sostenibile, che intercettano e trattengono le acque meteoriche. Al posto di essere convogliata direttamente nella canalizzazione, l’acqua può così evaporare prima lungo gli edifici, circolare nel terreno o essere trattata e riciclata. Come a Friburgo, dove nel cosiddetto quartiere Bluefactory, sono stati integrati elementi che s’ispirano alla città-spugna quali la raccolta delle acque meteoriche, l’inverdimento, i sistemi circolari e le superfici permeabili.
Sistema naturale di climatizzazione
Ciuffi di armeria e sedum sui tetti, glicini e caprifoglio sulle facciate: l’inverdimento intensivo può abbassare la temperatura superficiale anche di ben 18,5 gradi rispetto ai tetti normali. Anche la vegetazione sulle facciate aiuta a ridurre drasticamente i picchi di temperatura nelle giornate calde. Implementando soluzioni per ombreggiare gli edifici e fare evaporare acqua sull’involucro, è possibile ridurre le temperature interne di un attico anche di 5 gradi. Oltre a raffrescare, le piante aiutano a trattenere le acque meteoriche, mitigando il loro impatto sulla canalizzazione, con effetti positivi soprattutto durante i rovesci, sempre più frequenti. Senza dimenticare che assorbono anche il rumore, riducono l’irraggiamento solare e legano le sostanze inquinanti presenti nell’aria, come le polveri sottili.
Impiego combinato con il fotovoltaico
L’inverdimento può essere combinato con i moduli fotovoltaici sia sul tetto che sulla facciata. La vegetazione ha l’effetto di abbassare la temperatura circostante e quindi di contribuire al raffrescamento dei moduli per effetto dell’umidità e dell’ombreggiamento. Così l’efficienza dei moduli aumenta e con essa la produzione di elettricità. Se a livello statico il tetto può sostenere il peso di substrato, vegetazione e impianto fotovoltaico, le combinazioni di impianto solare e tetto verde offrono evidenti vantaggi. Sulla facciata l’accostamento di fotovoltaico e vegetazione è più complesso. Le installazioni più praticabili sono quelle affiancate, ad esempio con i moduli fotovoltaici nella parte superiore delle facciate, armoniosamente accostate agli elementi verdi nelle parti sottostanti. È però possibile realizzare l’inverdimento anche sotto i pannelli, ma solo con piante che tollerano bene l’ombra.
Chi se non i tecnici della costruzione?
Per ricoprire gli edifici nuovi o vecchi con uno strato verde ci vogliono professionisti specializzati nei settori delle opere di lattoneria, dell’involucro edilizio e degli impianti sanitari. Sono loro il punto riferimento per tutto ciò che concerne impermeabilizzazione, protezione e convogliamento delle acque, installazione dei moduli verdi o di supporti per rampicanti. Sempre loro si occupano dell’accurata progettazione e realizzazione tecnica dei sistemi di captazione e smaltimento dell’acqua o di irrigazione. Perché una facciata verde comporta un’impegnativa realizzazione tecnica e gli aspetti di statica, impermeabilizzazione e gestione delle acque non possono essere lasciati al caso. Senza dimenticare l’adeguata manutenzione. Complessità a parte, i vantaggi sul piano ambientale e climatico sono incontestabili.
Vista l’evoluzione del clima si può parlare di un promettente mercato del futuro, che può contribuire in maniera fondamentale e sostenibile ad assicurare una buona qualità di vita negli edifici.
Intervista a Stephan Muntwyler
Responsabile del settore tecnico suissetec per lattonieri e involucri edilizi, Direttore generale di Gabs AG
Le facciate verdi hanno davvero così tanto potenziale?
Circa 40 anni fa, quando furono realizzati i primi tetti verdi, l’opinione diffusa era che non avrebbero mai preso piede. Oggi, invece, sono quasi la norma per i tetti piani. Penso che ci troviamo ora a un punto di svolta, dopo il quale vedremo lo stesso sviluppo anche per le facciate.
Il tema del verde edilizio è principalmente urbano. Com’è la situazione nelle aree rurali?
Il verde sugli edifici ha senso ovunque, anche nelle zone rurali. Un bell’esempio è un edificio plurifamiliare a Coira, che l’anno scorso è stato tra i candidati per il premio “Lavoro d’eccellenza in lattoneria”. È stato particolarmente apprezzato come oggetto innovativo, perché riesce a coniugare in modo molto estetico superfici verdi e elementi fotovoltaici sull’involucro edilizio.
Qual è il ruolo del lattoniere o dello specialista dell’involucro edilizio?
Quando si parla di tetti e facciate, siamo in prima linea. Abbiamo le conoscenze e le competenze per tutto ciò che riguarda il deflusso dell’acqua e le sottostrutture necessarie per questo tipo di piantumazioni su e attorno all’edificio.
Quali sistemi sono attualmente in uso?
Distinguiamo tra sistemi radicati nel terreno con l’ausilio di supporti per rampicanti e sistemi con vasche e metodi integrati nella parete. In quest’ultimo caso, la vegetazione viene integrata direttamente nella facciata. Circa tre quarti delle soluzioni di inverdimento oggi seguono questa modalità.
Quali sono i prodotti più richiesti in questo ambito?
Oggi esistono elementi che possono essere avvitati alla facciata come mattoncini da costruzione e piantumati direttamente. Poiché le piante crescono qui nella loro posizione naturale, queste soluzioni di inverdimento sono particolarmente apprezzate.
Simili a una spugna da fiorista?
Nel principio, sì. Naturalmente sono realizzati con materiali diversi. Un grande vantaggio è che possono essere completamente piantumati prima del montaggio. Se è necessario sostituire singole piante, l’intervento è semplice e poco impegnativo. Alcune aree della facciata possono essere verdi, mentre altre possono essere dotate di elementi fotovoltaici. Questo tipo di costruzione ha un grande potenziale per il futuro.
Quali innovazioni esistono ancora?
Esistono sistemi che utilizzano e immagazzinano attivamente l’acqua piovana. In combinazione con sensori applicati alla facciata, tengono conto in anticipo delle previsioni meteo e ottimizzano così il consumo idrico. Anche in questo campo, digitalizzazione e intelligenza artificiale avranno un’influenza sempre maggiore, ad esempio con impianti autoapprendenti. Questi considerano fattori come l’ombreggiatura o le variazioni del microclima e adattano automaticamente i cicli di irrigazione alle esigenze delle piante.
e a Markus Rasper
Responsabile del settore tecnico suissetec per impianti sanitari, acqua e gas
L’acqua è essenziale per le piante, soprattutto dentro e attorno agli edifici…
Sì, ma si parla anche di ritenzione, cioè di trattenere l’acqua nel biotopo vegetale e favorirne l’evaporazione direttamente sull’edificio. L’evaporazione ha un effetto positivo sul clima, poiché abbassa la temperatura. In questo ambito, la collaborazione interdisciplinare tra impiantisti sanitari e lattonieri è fondamentale, soprattutto nei punti di contatto legati allo smaltimento delle acque.
Cosa bisogna considerare in particolare?
Il tema dello smaltimento delle acque sta diventando sempre più rilevante, soprattutto a causa dell’aumento degli eventi meteorologici estremi. Piogge brevi ma intense possono sovraccaricare il sistema fognario, oltre all’acqua normalmente da drenare. I Comuni possono stabilire dei limiti sul volume d’acqua che può essere scaricato nella rete fognaria entro un certo periodo di tempo. Tutto ciò che eccede è responsabilità del proprietario dell’immobile. Quest’ultimo si affida agli specialisti sanitari per la progettazione del sistema di drenaggio.
Quali possibilità esistono?
L’acqua piovana può, ad esempio, essere trattenuta su tetti con coperture verdi capaci di immagazzinarla, eventualmente in combinazione con cisterne o sistemi di deflusso regolato. L’acqua in eccesso può anche essere temporaneamente raccolta in stagni all’interno della proprietà. In relazione al concetto di “città spugna”, sono richiesti in generale terreni permeabili, motivo per cui in futuro molte superfici asfaltate e cementificate potrebbero essere deimpermeabilizzate e rinaturalizzate.
Quali sono i principali punti di riferimento, e quali norme si applicano?
Il VSA (Associazione svizzera dei professionisti della protezione delle acque e delle acque reflue) è sicuramente uno degli enti principali. È sempre utile, già nelle prime fasi del progetto, contattare i dipartimenti tecnici e gli uffici competenti a livello comunale e cantonale, per rispettare i requisiti specifici del luogo. La norma di riferimento è la SIA 592 000, relativa agli impianti per lo smaltimento delle acque negli edifici – pianificazione ed esecuzione.
Il tema della “città spugna” sarà trattato anche durante la prossima Giornata impianti sanitari 2025, dell’11 novembre.
La responsabile del progetto, Virginie Dulucq, presenterà nel suo intervento la “Bluefactory di Friburgo (CH)”. Si tratta di un progetto innovativo di sviluppo urbano e di ricerca. Nell’area dell’ex birrificio Cardinal sta nascendo un intero quartiere in cui vengono applicate diverse tecnologie legate alla gestione dell’acqua e all’economia circolare.










