Lei è la prima donna alla guida di AITI: quale significato attribuisce a questo traguardo?
Assumere la carica di Presidente rappresenta per me un grande onore e una responsabilità che accolgo con consapevolezza, ben cosciente della portata strategica del ruolo che ricopro per il nostro tessuto economico. Insieme al Consiglio di Presidenza, al Comitato e a tutto il team del Segretariato mi impegnerò al massimo per rendere l’Associazione sempre più moderna, più vicina agli associati e, dove necessario, ancor più credibile nei confronti di tutti i nostri interlocutori. Credo profondamente nel valore della competenza, della dedizione e del dialogo. Dopo un percorso professionale sviluppato anche al di fuori dei nostri confini, porto con me un bagaglio personale, professionale e imprenditoriale che, unito ad una visione strategica e alla concretezza di tutta la squadra, metto con entusiasmo al servizio dell’Associazione. E, forse, anche alcune sensibilità che appartengono più frequentemente all’universo femminile.
Ci descrive il percorso professionale e personale che l’ha portata a questo ruolo di responsabilità?
Ingegnere civile di formazione, ho il DNA che, grazie alla mia famiglia, affonda le radici nel mondo dell’architettura e dell’accoglienza. Sebbene il mio percorso mi abbia condotta lontana dai cantieri, ho continuato a costruire metaforicamente dei ponti: ho creato alcune imprese a partire da progetti innovativi, lavorato in contesti internazionali e ricoperto ruoli di responsabilità in ambito associativo e istituzionale. La passione per l’innovazione, l’industria e la costruzione di ecosistemi collaborativi senza confini ha sempre rappresentato il filo conduttore del mio impegno, portandomi a contribuire ad iniziative come AITI Up!, Innosuisse, Bridge e recentemente lo Swiss Innovation Park Ticino – per citarne alcune.
Quali sono le priorità nei primi mesi di presidenza? Ci sono temi che intende affrontare con urgenza?
In un mondo che evolve rapidamente come quello che viviamo in questi mesi, le priorità sono molteplici. Tuttavia, una gode della massima attenzione: insieme al Comitato stiamo definendo i contorni di un’AITI flessibile, efficace, capace di rispondere agilmente alle mutevoli necessità degli associati e di interagire in modo incisivo, aperto e trasparente con la politica, i media e l’opinione pubblica. Proprio quest’ultimo aspetto è fonte di qualche grattacapo: come industria offriamo oltre 28’000 impieghi, versiamo decine di milioni di imposte ed esportiamo ogni anno merci per oltre 6 miliardi di franchi. Le nostre attività imprenditoriali sono orientate a creare benessere e opportunità di sviluppo per il nostro Cantone. Fare in modo che il mondo economico e la società dialoghino apertamente e si capiscano reciprocamente, rappresenta quindi una importante sfida che, d’intesa con le altre associazioni economiche con cui avremo il piacere di collaborare, dobbiamo affrontare con determinazione e responsabilità.
In un contesto economico globale instabile, come può l’industria ticinese restare competitiva?
Attraverso condizioni quadro in costante miglioramento. Ed è per questo che un dialogo costruttivo con l’opinione pubblica e la politica è fondamentale. Quest’ultima, in particolare riveste un ruolo centrale, al quale desideriamo contribuire in modo proattivo: creare le migliori premesse affinché le nostre imprese possano restare competitive, senza essere vincolate da dinamiche esterne. Gli ambiti su cui incidere sono numerosi: dalla fiscalità – che presuppone finanze pubbliche solide – alla disponibilità di manodopera qualificata fino al rafforzamento di un contesto favorevole all’innovazione, snello e meno burocratico. In Ticino, su tutti questi fronti, abbiamo ancora margini di miglioramento. E questa credo sia davvero una buona notizia!
Lei è un’imprenditrice e le sue aziende (la FEMTOPRINT SA e la startup AxCellerate SA) basano le loro attività sulla costante innovazione. È un concetto che porterà anche in AITI?
Per il Ticino, e per la Svizzera in generale, l’innovazione rappresenta l’unica vera materia prima di cui disponiamo. Ed è una risorsa straordinaria: unita alla qualità di prodotti e servizi, consente la creazione di impieghi ad alto valore aggiunto, rafforza la competitività sui mercati globali e genera ricadute economiche significative per il nostro territorio. Il mio percorso professionale e personale mi consente di contribuire in modo consapevole al dibattito su quali siano le premesse e le condizioni necessarie affinché l’innovazione possa realmente avvenire. Sono convinta che la politica d’innovazione debba essere una priorità strategica del nostro Cantone. E questa deve includere anche una politica di formazione coerente, capace non solo di preparare le competenze del futuro, ma anche di trattenere sul territorio i benefici degli investimenti realizzati.
È risaputo che il settore industriale fatica spesso ad attrarre giovani talenti. Come si può invertire questa tendenza? Come si possono rafforzare i legami tra scuola, università e aziende?
Abbiamo tutti gli argomenti per convincere i giovani ad intraprendere percorsi professionali nell’industria. Sta però a noi saperli comunicare con efficacia. Un apprendistato tecnico, oggi, offre opportunità concrete e spesso sottovalutate: non solo permette salari d’entrata nel mercato del lavoro superiori a quanto si potrebbe pensare (superiori a molti altri percorsi scolastici), ma apre la strada anche a formazioni superiori e universitarie. In ultima analisi, rappresenta l’avvio di carriere solide, dinamiche e con elevate prospettive occupazionali. Ma come giustamente osserva lei, non può essere solo AITI a farsi carico di questa missione: occorre un impegno concertato tra scuola, orientatori professionali e imprese. Bisogna iniziare presto: già nei primi anni scolastici è fondamentale stimolare nei bambini e nelle bambine la curiosità per la scienza, la tecnica e l’ingegnosità. Allo stesso tempo, le imprese devono tornare a considerare l’investimento nella formazione professionale come una leva strategica, non solo come un obbligo. Solo così potremo rafforzare l’attrattività dell’industria e garantire un futuro economico sostenibile per il nostro territorio.
Nel suo ruolo sarà maggiormente a contatto con la politica nei vari livelli istituzionali. Quali sono le richieste principali che farà al potere legislativo ed esecutivo?
Le richieste da fare sarebbero molte, ovviamente (ride). Ma prima di tutto è fondamentale che, come associazione e come economia in generale, ci presentiamo in modo credibile e preparato. Abbiamo il dovere e la possibilità di mettere in condivisione le nostre competenze, rafforzare la nostra credibilità e abbandonare quei toni che in passato, a mio avviso, sono stati talvolta eccessivi. Abbiamo bisogno della politica e di condizioni quadro migliorate. Al contempo, il nostro Cantone ha bisogno di noi imprenditori e del rischio che ogni giorno ci assumiamo per creare occupazione e sviluppo. Una volta condivisa questa consapevolezza, sono certa che, nel rispetto dei ruoli, in un dialogo franco e basato sui fatti, sapremo trovare insieme soluzioni di interesse reciproco.
Questa rivista si rivolge alle PMI locali. Che cosa augura loro per i prossimi anni? Quali sono a suo giudizio le sfide che dovranno cogliere?
Le PMI locali, si sa, rappresentano la colonna vertebrale della nostra economia e senza di loro non esisterebbe nemmeno il contesto favorevole per imprese d’esportazione. I nostri destini sono profondamente intrecciati e purtroppo le sfide non mancheranno. Per affrontarle, sarà determinante restare agili, flessibili, pronti ad adattarsi a situazioni che possono mutare nel giro di poche settimane. E coraggiosi: avere la determinazione di investire proprio nei momenti difficili, per poter cogliere appieno le opportunità quando l’economia riprenderà slancio. Ecco il mio augurio: flessibilità e coraggio. Solo così, possiamo costruire un Ticino forte, insieme.
Nicoletta Casanova,
Presidente AITI
http://www.aiti.ch/










