Senza banche solide e dinamiche, un’economia non può crescere né innovare. In Svizzera, la piazza finanziaria rappresenta un pilastro centrale della nostra prosperità: contribuisce per circa il cinque per cento al prodotto interno lordo, impiega oltre 150’000 persone e vanta una produttività tra le più alte al mondo.
Le banche svizzere, dalle piccole casse regionali alle grandi istituzioni globali, gestiscono patrimoni per oltre 9’000 miliardi di franchi, garantendo al contempo la stabilità del sistema dei pagamenti, l’accesso al credito e la fiducia degli investitori internazionali. È un patrimonio di competenze, efficienza e reputazione che va preservato con intelligenza.
Questa forza, però, non deve farci dimenticare la fragilità intrinseca del sistema finanziario. I mercati evolvono rapidamente, la fiducia è un bene volatile e le crisi, come abbiamo imparato più volte nella storia, possono scoppiare quando meno ce lo si aspetta. Per questo la regolamentazione del settore bancario è un elemento imprescindibile di stabilità. Ma regolamentare non significa irrigidire: occorre una regolamentazione mirata, che protegga il sistema e i risparmiatori senza ostacolare la capacità delle banche di sostenere l’economia reale.
La Svizzera ha sempre dimostrato di saper trovare questo equilibrio, adottando standard internazionali e adattandoli alle proprie specificità. In certi ambiti, come i requisiti di capitale o la vigilanza prudenziale, il nostro Paese va anche oltre, rafforzando la resilienza della piazza finanziaria. Tuttavia, una regolamentazione eccessiva può avere effetti indesiderati: più oneri amministrativi, costi più elevati per i crediti, minore competitività internazionale e un freno all’innovazione, soprattutto per gli istituti di piccole e medie dimensioni.
Il principio guida deve restare quello della proporzionalità: più grande e complessa è una banca, più elevati devono essere gli standard e i controlli a cui è sottoposta; per gli istituti più piccoli, invece, sono sufficienti regole semplificate, senza sacrificare la sicurezza dei clienti.
Un approccio “one size fits all” non è compatibile con la diversità del nostro sistema bancario. Allo stesso modo, la cooperazione internazionale è essenziale: la Svizzera deve rimanere allineata alle normative globali, ma evitare di essere la prima della classe, adottando prescrizioni ancora più severe di quelle dei principali partner, il che rischierebbe di isolare il nostro mercato e di penalizzarlo nei confronti della concorrenza.
In questo contesto, economiesuisse sostiene con convinzione il modello dell’autoregolamentazione: uno strumento flessibile, vicino alla pratica e capace di evolvere rapidamente con le esigenze del mercato. Le regole sviluppate dal settore stesso, sotto la supervisione della FINMA, garantiscono un’efficace combinazione di responsabilità, efficienza e fiducia. È un modello che ha dato prova di solidità e che merita di essere rafforzato, non sostituito da un apparato statale sempre più invasivo.
Dopo la fusione tra Credit Suisse e UBS, è emersa con chiarezza la necessità di riforme mirate nella gestione delle crisi e nella sorveglianza, ma senza cedere alla tentazione di misure simboliche o punitive. Proposte come il tetto ai bonus o l’ampliamento indiscriminato dei poteri della FINMA non aumenterebbero la stabilità del sistema, ma rischierebbero di compromettere la fiducia e la competitività del settore bancario. L’obiettivo deve rimanere una piazza finanziaria forte, affidabile e al contempo dinamica, capace di generare crescita, occupazione e innovazione.
La regolamentazione bancaria non è fine a sé stessa: è uno strumento al servizio dell’economia e della società. Troppo rigore soffoca l’iniziativa, troppa libertà genera instabilità. Trovare il giusto equilibrio è un compito complesso ma fondamentale, che richiede dialogo tra autorità, banche e imprese. Se continueremo a privilegiare il buon senso rispetto alla reazione emotiva, la cooperazione rispetto all’isolamento e la qualità rispetto alla quantità delle regole, la nostra piazza finanziaria continuerà a essere un punto di riferimento mondiale.
La stabilità, la fiducia e la competitività non sono obiettivi in conflitto: sono le tre colonne su cui deve poggiare la politica bancaria del futuro. Una regolamentazione intelligente, proporzionata e coerente con gli standard internazionali è la chiave per garantire che la Svizzera resti una piazza finanziaria sicura e innovativa, capace di contribuire con forza alla crescita sostenibile del Paese.
Marco Martino,
Responsabile di economiesuisse per la Svizzera italiana
www.economiesuisse.ch










