È ormai noto che il lavoro a tempo parziale è divenuto nel tempo una risorsa preziosa sia per i datori di lavoro che per i lavoratori. Questo modello occupazionale rappresenta oggi soprattutto una caratteristica femminile, ma negli ultimi decenni si è osservato un costante aumento degli uomini che scelgono di ridurre il grado di attività per ottenere un migliore equilibrio tra vita professionale e privata. La scelta di ricorrere ad una modalità di lavoro flessibile è dettata da diverse motivazioni che continuano ad acquisire nel tempo maggiore importanza. Negli studi commissionati dalle istituzioni federali, si menzionano soprattutto la volontà di ridurre il carico di lavoro per godere di maggiore tempo libero, la conciliazione delle esigenze famigliari in presenza soprattutto di figli minorenni, oppure la gestione di progetti personali che esulano dal ruolo professionale (es. forme di volontariato, formazione, ecc.).
Anche per i datori di lavoro i vantaggi sono molteplici: questo modello comporta infatti una grande flessibilità finanziaria e facilita nel lungo periodo l’assunzione di figure qualificate che altrimenti sarebbe difficile impiegare. Rispondendo inoltre alle esigenze individuali dei collaboratori, esso incentiva e gratifica le persone che ne usufruiscono, restituendo un livello di motivazione più alto e un maggior gradimento del contesto aziendale. Ciò si riflette direttamente sulla fidelizzazione dei collaboratori e sull’immagine dell’azienda stessa.
A livello previdenziale ci sono tuttavia degli aspetti importanti che devono essere considerati e che la politica dovrebbe tutelare maggiormente per continuare ad approfittare di tutti i vantaggi e le caratteristiche positive di questo modello di lavoro facente ormai parte del tessuto economico svizzero.
Lo scorso anno la riforma della previdenza professionale (Riforma LPP21) ha portato all’attenzione del popolo svizzero determinate necessità di intervento per migliorare la copertura previdenziale dei lavoratori a tempo parziale. Il referendum è stato respinto con il 67,13% dei voti e sono state sollevate varie critiche sulle quali il governo sta ancora lavorando per formulare delle proposte di riforma condivise dalle forze politiche e dai gruppi di interesse.
Lo svolgimento di un’attività a tempo ridotto, con un conseguente aggiustamento proporzionale del salario, provoca degli effetti che nel corso del tempo non devono essere sottovalutati in quanto modificano la struttura del risparmio previdenziale che finanzia la fase del pensionamento. Tali ripercussioni sorgono per diversi motivi: da un lato le normative federali attualmente in vigore penalizzano l’assicurazione ottimale del reddito da lavoro part-time, almeno per quanto concerne la previdenza obbligatoria LPP, dall’altro le vicissitudini della vita di un assicurato possono indebolire la situazione finanziaria personale o del nucleo famigliare. Si pensi ad esempio ad un divorzio, al decesso del partner, alla perdita del posto di lavoro, ecc.
Gli elementi che provocano questo indebolimento sono inseriti in diversi meccanismi all’interno del sistema dei tre pilastri: innanzitutto un salario ridotto comporta una contrazione della quota di reddito disponibile e quindi minori o nessuna possibilità di risparmio da destinare ad un fondo di accumulo (previdenza libera e/o vincolata). In secondo luogo, delle basi di reddito più contenute compromettono allo stesso modo il calcolo della rendita di vecchiaia AVS, inducendo così una possibile diminuzione della rendita attesa. Inoltre l’accumulo di averi in cassa pensione risulta penalizzato a causa di una minore contribuzione diretta nel secondo pilastro, che avviene attraverso gli accrediti di vecchiaia prelevati dalla busta paga e parimenti finanziati dal datore di lavoro.
In linea di principio, nella previdenza obbligatoria LPP, l’obiettivo delle rendite di vecchiaia al pensionamento, dovrebbe consentire di raggiungere il 60% dell’ultimo reddito assicurato grazie al versamento della pensione da parte dei primi due pilastri. Eppure, nella realtà non è sempre automatico raggiungere questo obiettivo. Lasciarsi consigliare nell’ambito della pianificazione pensionistica è diventato un aspetto essenziale per ogni assicurato. A maggior ragione, quando si ricorre a forme di occupazione che prevedono un salario ridotto, in quanto possono provocare delle conseguenze anche sul piano dell’inabilità lavorativa a causa di malattia o infortunio oppure di un decesso.
Le assicurazioni sociali si articolano per tutelare gli assicurati in queste diverse circostanze, ma spesso non si conoscono gli effetti finanziari di ogni scenario. Il fatto di essere affiliati ad una cassa pensione non è sinonimo di tutela assoluta, è utile conoscere il regolamento dell’istituto di previdenza e la sua applicazione riferita alla condizione personale, per valutare se le esigenze del nucleo famigliare restano garantite. Potrebbe risultare necessario stipulare delle coperture assicurative aggiuntive per finanziare il tenore di vita famigliare oppure per coprire dei rischi in caso di decesso di un componente della famiglia.
In conclusione, il lavoro a tempo parziale si conferma un pilastro fondamentale del mercato del lavoro svizzero, una risorsa preziosa per la nostra società perché permette di conciliare le esigenze sia delle aziende che dei lavoratori. Accanto ai molteplici vantaggi, è tuttavia necessario procedere con una lettura attenta e personalizzata della situazione previdenziale e finanziaria personale, perché dietro a delle semplici cifre possono nascondersi delle insidie che non sono immediatamente visibili. Al giorno d’oggi una lettura attenta del certificato di previdenza è d’obbligo e permette di conoscere tutte le prestazioni a favore dell’assicurato e dei suoi superstiti. Ma siamo sicuri di riuscire a comprendere a fondo le varie coperture e le relative implicazioni? Solo attraverso una consulenza personale e una pianificazione ragionata è possibile tutelarsi e in questo ambito il supporto di un esperto diviene fondamentale per affrontare il futuro con consapevolezza e tranquillità.
Diana De Luca Ferrari,
Consulente in previdenza e pianificazione finanziaria presso Banca Raiffeisen Vedeggio-Cassarate











