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Il nostro settore è stato meno colpito dalla pandemia

Il consigliere nazionale Fabio Regazzi evidenzia come in generale gli investimenti pubblici e privati legati alla metalcostruzioni non siano mai mancati, ora il vero problema è l’approvvigionamento e i prezzi delle materie prime.

25 Aprile 2022
in Interviste
Tempo di lettura:4 minuti di lettura
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Il nostro settore è stato meno colpito dalla pandemia
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Signor Regazzi, tra le varie cariche lei è presidente dell’Associazione svizzera delle arti e mestieri e la sua azienda fa parte di AM Suisse. Ha quindi un osservatorio privilegiato per poter dare un giudizio sull’andamento del settore delle costruzioni metalliche in Svizzera e in Ticino. Come descriverebbe la situazione attuale?

Nonostante la pandemia, il settore della metalcostruzione, a differenza di altri, è stato meno colpito. In generale si è assistito ad una buona dinamica degli investimenti privati e pubblici, di cui in generale il settore dell’edilizia ha beneficiato. Non mancano tuttavia alcune preoccupazioni, prime tra tutte le difficoltà nell’approvvigionamento e l’aumento dei prezzi delle materie prime. Queste tendenze hanno portato a degli scompensi non indifferenti e se questa situazione si dovesse protrarre, il rischio è quello di avere dei contraccolpi importanti. 

Proprio quest’anno (il 17 e il 18 giugno) si terrà a Locarno l’assemblea dei delegati nazionale di AM Suisse. Quali sono i temi urgenti sul tavolo?

La già citata difficoltà dell’approvvigionamento e l’aumento dei prezzi dei materiali sono sicuramente tematiche su cui occorrerà chinarsi. Una sfida importante è inoltre quella della sostenibilità e del risparmio energetico, che per il nostro settore nello specifico sono già temi centrali, visto che ad esempio utilizziamo materiali riciclati, contribuendo così alla cosiddetta economia circolare. 

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Dopo due anni di pandemia quali sono i residui che il settore si porta appresso? Quali, invece, gli aspetti positivi?

Come detto, il settore non ha subìto gli effetti della pandemia come invece è stato il caso per altri ambiti. Le ripercussioni sanitarie e sociali della pandemia toccano tuttavia l’intero sistema. Abbiamo tutti dovuto imparare ad adattarci a nuovi ritmi e nuovi modelli di lavoro, a convivere con un’incertezza e un senso di insicurezza e a rivedere costantemente i nostri piani.

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Questo ha delle conseguenze a livello economico e non solo. Di certo la pandemia ha dato una forte spinta verso la digitalizzazione – in particolare a livello dei processi di produzione – ma ha anche portato sul tavolo temi finora poco conosciuti, come lo smart working, applicato laddove possibile anche nel nostro settore. 

Come imprenditore e responsabile di un’azienda in Ticino che cosa chiede alle istituzioni per favorire il suo settore?

Occorre fare in modo che le condizioni quadro favorevoli ad un’economia prospera possano essere mantenute. Le ingerenze statali devono essere limitate al minimo indispensabile, evitando inutili ostacoli burocratici e regolamentazioni eccessive che frenano lo sviluppo economico. Va inoltre garantita – nel limite del possibile – una parità di trattamento, ad esempio tra le nostre aziende e quelle estere: condizioni di partenza diverse costituiscono un’inammissibile distorsione della concorrenza.

Un esempio concreto è quello della modifica alla legge sui lavoratori distaccati, la quale prevede che i datori di lavoro esteri siano obbligati a rispettare i salari minimi cantonali per i lavoratori distaccati in Svizzera se questi ultimi rientrano nel campo d’applicazione delle leggi cantonali sul salario minimo.

Che previsioni fa per il settore nel 2022 e per gli anni a venire? Possiamo essere ottimisti per una ripresa importante? Su quali aspetti le aziende ticinesi dovrebbero puntare maggiormente?

Se non fossi ottimista non farei questo lavoro! Credo che sia una caratteristica comune ad ogni imprenditore, se non addirittura una prerogativa. Ci troviamo in una fase di cambiamenti, sempre più importanti e radicali e che richiedono anche alle nostre aziende di adeguarsi e rispondere alle nuove sfide con capacità di adattamento e innovazione. In questo il nostro settore nello specifico ha dimostrato resilienza e capacità di rispondere alle difficoltà. Detto questo, non intravvedo grossi sconquassi per il 2022, anche se le sfide non mancheranno.

Da un lato si tratterà di trovare soluzioni in grado di permettere un’ottimizzazione dei processi di produzione e dell’uso delle risorse, sempre tenendo conto di quelli che sono i bisogni dei consumatori. Consumatori che sono inoltre sempre più attenti all’aspetto della sostenibilità dei prodotti e dunque sempre più esigenti nelle loro scelte di acquisto. Come aziende ticinesi dovremmo inoltre sfruttare maggiormente la vicinanza ai grandi poli urbani d’oltre Gottardo o lombardi, i quali offrono – anche a livello di vicinanza geografica – grandi opportunità.

La tematica dei modelli di lavoro alternativi che permettano una migliore conciliabilità con vita famigliare è poi sempre più un fattore di successo per l’attrattività di un’azienda come datore di lavoro al passo con i tempi. E infine, investire sulla formazione deve essere sempre una priorità, non da ultimo per contrastare la penuria di manodopera qualificata. Per dare un futuro ai nostri giovani è necessario fare sforzi maggiori nella promozione dell’apprendistato, ma anche della formazione continua – un aspetto su cui come azienda ci impegniamo da sempre, se pensiamo che nella nostra storia abbiamo formato ca. 150 apprendisti.

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