Abbiamo voluto contattare ATRA (Associazione Tecnici Riconosciuti Antincendio Ticino), che raggruppa la quasi totalità dei tecnici antincendio attivi in Ticino ed è oggi un interlocutore riconosciuto a livello cantonale e federale. Con il presidente Claudio Mainini abbiamo voluto fare il punto sul ruolo dell’associazione, sulle nuove normative che entreranno in vigore presumibilmente dopo il 2027, sulle sfide del settore e sulle prospettive della prevenzione incendi.
Presidente Mainini, partiamo dalle basi: che cos’è ATRA e qual è il suo ruolo nel panorama ticinese?
ATRA è l’Associazione di categoria nata nel 2001 e oggi, a distanza di 25 anni, possiamo dire di rappresentare tra il 90 e il 95% dei tecnici antincendio attivi sul territorio cantonale. In totale contiamo circa 120 membri tra attivi e non attivi. Il nostro ruolo è duplice: da un lato tuteliamo e coordiniamo la professione, dall’altro promuoviamo la sicurezza antincendio a livello tecnico. Siamo parte integrante della Commissione cantonale protezione antincendio (CCPA), dove sediamo con due rappresentanti. È lì che si discutono le questioni strategiche e normative legate alla protezione antincendio in Ticino.
Dal 1° gennaio 2024 è entrata in vigore una nuova legge cantonale sulla protezione antincendio. Cosa è cambiato concretamente?
Si è trattato di un passaggio importante. Fino a prima del 2024 la materia antincendio era integrata nella legge edilizia. Finalmente, da gennaio 2024 vi è stato un passo avanti e abbiamo una legge dedicata esclusivamente alla protezione antincendio. Entrando nel merito, la novità più rilevante riguarda l’introduzione dei controlli periodici obbligatori negli edifici: locali pubblici, autorimesse, stabili con determinate destinazioni d’uso. Prima i controlli avvenivano solo su richiesta dell’autorità, ad esempio del Municipio. Oggi, invece, sono previsti con scadenze definite – 2, 5 o 10 anni – a seconda della tipologia e dell’uso dell’edificio. Le periodicità potrebbero essere oggetto di ulteriori adattamenti, ma il principio è chiaro: la prevenzione deve diventare sistematica.
Che ruolo ha la Commissione cantonale oltre agli aspetti normativi?
In CCPA non discutiamo soltanto di leggi, ci occupiamo anche di formazione. I tecnici antincendio sono obbligati a un aggiornamento continuo e devono documentare un certo numero di giornate formative a seconda che siano specialisti o esperti riconosciuti. ATRA organizza regolarmente almeno tre corsi l’anno per i propri soci, spesso molto pratici e mirati alle esigenze quotidiane della professione. Organizziamo anche corsi aperti ad altre associazioni con cui collaboriamo, come l’Associazione dei Direttori dei Lavori. È una collaborazione fondamentale: il direttore lavori è presente quotidianamente in cantiere ed è un attore chiave per garantire che quanto progettato venga effettivamente realizzato correttamente. Un tema centrale è quello del “Garante della qualità”, figura obbligatoria già dal 2015, ma che è stata rafforzata con la nuova legge del 2024. È la persona che certifica che quanto previsto nell’attestato antincendio iniziale venga rispettato in fase esecutiva, così che al momento del collaudo il tecnico riconosciuto possa validare l’opera con la certezza che tutto sia conforme.
Quali sono oggi le principali sfide per la protezione antincendio in Ticino?
La protezione antincendio non è una scienza esatta. Esistono direttive precise, ma il tecnico deve sempre fare una valutazione e applicare un ragionamento critico per ogni situazione. Le sfide sono molteplici. Gli edifici sono sempre più alti e complessi. I materiali innovativi, spesso performanti dal punto di vista energetico, devono comunque rispondere a requisiti antincendio rigorosi. Cresce la presenza di edifici a uso misto – scuole, uffici, abitazioni, sale conferenze nello stesso stabile – e questo richiede concetti di sicurezza integrati e sicuramente più elaborati rispetto a un tempo. Per esempio: abbiamo autorimesse sempre più grandi e spesso sotterranee o impianti fotovoltaici diffusi grazie alla transizione energetica. Sono soluzioni positive, ma necessitano di controllo e competenza. Il rischio può essere ridotto se la progettazione è corretta, ma non va mai sottovalutato.
A livello federale, sono previste nuove direttive?
Le attuali direttive risalgono al 2015. Di norma ogni dieci anni avviene una revisione. Le nuove direttive federali erano in arrivo, ma dopo quanto successo in Vallese e in base anche alle molteplici osservazioni dei diversi enti e professionisti coinvolti l’entrata in vigore è stata posticipata, probabilmente al 2028. Nel 2027 dovrebbero iniziare i primi corsi di aggiornamento per i tecnici, con un anno di transizione prima dell’applicazione effettiva. Personalmente ritengo che le direttive attuali siano valide e ben strutturate: forse basterebbero miglioramenti puntuali mirati, più che una rivoluzione vera e propria. Vedremo cosa verrà proposto e come associazione prenderemo posizione insieme agli altri attori coinvolti.
La tragedia di Crans-Montana ha riacceso il dibattito sulla sicurezza nei locali affollati. Qual è la sua riflessione?
ATRA non entra nel merito di singoli casi sotto inchiesta. Possiamo però ribadire alcuni principi generali. Occorre grande attenzione ai controlli, all’utilizzo dei materiali e al rispetto delle misure previste, ma l’elemento più critico resta sempre il fattore umano. In situazioni di emergenza, la reazione delle persone può diventare imprevedibile. Possiamo progettare in modo impeccabile, ma la gestione dello stress e del panico è una variabile determinante. Le direttive in vigore distinguono tra misure edili (muri, porte tagliafuoco), tecniche (rivelazione incendi, sprinkler, illuminazione di emergenza) e organizzative. Queste ultime sono fondamentali nei locali con alta concentrazione di persone: rivelare un principio d’incendio, sapere chi fa cosa, come si evacua, come si comunica. La prevenzione non è solo legata alla costruzione, ma anche all’organizzazione.
È auspicabile una maggiore uniformità tra Cantoni?
La collaborazione esiste già e funziona piuttosto bene. A livello cantonale portiamo la voce dei tecnici nella Commissione; a livello federale vi sono gremi (commissioni e consultazioni) in cui si confrontano i rappresentanti dei diversi Cantoni. C’è un’unità di intenti chiara: la salvaguardia delle persone. Anche con i Cantoni vicini, come i Grigioni, esiste uno scambio costante. La protezione antincendio è un ambito in cui il confronto tecnico è indispensabile e va fatto in modo costante e regolare.
Qual è il messaggio che desidera lasciare ai professionisti del settore?
La parola chiave è collaborazione. Dalla domanda di costruzione al collaudo finale, fino all’intervento dei pompieri, tutti devono lavorare in sinergia. Quando progettiamo un edificio dobbiamo proteggere le persone che lo utilizzeranno, ma anche i soccorritori che un giorno potrebbero intervenire in caso di incendio.
Se mettiamo a rischio chi deve salvare vite, qualcosa nel dispositivo non funziona.
I margini di miglioramento esistono sempre, ma la formazione continua e il dialogo tra le parti ci permettono di crescere di anno in anno.
Claudio Mainini,
Presidente di ATRA
www.atraticino.ch









