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La fiscalità in Svizzera: preservare una ricetta di successo

Una delle qualità elvetiche meno celebrate è una fiscalità attrattiva. Come tutte le cose belle, però, bisogna prendersene cura.

2 Settembre 2024
in TI Economy
Tempo di lettura:3 minuti di lettura
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La fiscalità in Svizzera: preservare una ricetta di successo
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Negli ultimi anni, anche in Svizzera assistiamo all’emergenza di un fenomeno finora poco diffuso alle nostre latitudini: l’aumento costante e inesorabile della spesa pubblica. 

Negli scorsi decenni, infatti, il settore pubblico si è notevolmente sviluppato. Secondo uno studio recentemente pubblicato dall’Istituto per la politica economica svizzera (IWP), dal 2008 al 2019 le spese della pubblica amministrazione sono aumentate di 11,3 miliardi di franchi, il che corrisponde ad una crescita annua del 2,2%, e l’occupazione nel settore pubblico tra il 2011 e il 2019 è cresciuta del 12%, a fronte del 9,7 nel settore privato. Inoltre, dallo scoppio della pandemia di Coronavirus, assistiamo a un incremento delle spese straordinarie approvate dal Parlamento e siamo sempre più spesso chiamati a esprimerci su iniziative popolari dalle conseguenze estremamente rilevanti per il bilancio della Confederazione. 

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Quel che succede quando vengono approvate tante nuove spese, senza preoccuparsi del loro finanziamento, è evidente: prima o poi, qualcuno sarà chiamato a pagare il conto e quel qualcuno altri non può essere che il contribuente, sia esso una persona fisica o una persona giuridica.

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Un esempio calzante ci viene fornito dal recente dibattito sul finanziamento dell’iniziativa per una 13esima mensilità AVS. Per non compromettere ulteriormente la situazione già precaria del primo pilastro, il Consiglio federale ha previsto due varianti: un incremento dei contributi salariali dello 0,8%, oppure un aumento combinato dei contributi salariali e dell’IVA, rispettivamente dello 0,5 e 0,4%. Se l’attuale tendenza alla crescita della spesa pubblica non verrà arginata al più presto, il passo verso un’imposizione sempre più invadente sarà breve. Dopo i contributi salariali e l’IVA, ad aumentare potrebbero essere le imposte su utile, capitale, reddito e sostanza.

Con un’aliquota media sugli utili delle imprese che oscilla tra il 12 e il 21%, al momento la Svizzera si colloca tra i Paesi fiscalmente più attrattivi a livello internazionale.

Quest’invidiabile posizione non è frutto del caso, bensì di una politica fiscale di successo. In particolare, la Riforma dell’imposizione delle imprese I e II e la Riforma fiscale e finanziamento dell’AVS (RFFA) hanno contribuito a indurre numerose importanti imprese a insediarsi sul nostro territorio, il che ha generato un notevole incremento del gettito fiscale della Confederazione.

Oggi, circa il 3% delle imprese genera il 90% del gettito sull’imposizione delle persone giuridiche. Inoltre, imposte moderate lasciano alle imprese sufficienti risorse per realizzare importanti investimenti nella ricerca e sviluppo, il che contribuisce ad aumentare l’innovazione, la produttività e la competitività dell’economia svizzera.

Quanto detto finora ha rilevanti ripercussioni sulla popolazione. Infatti, grazie ai sostanziosi contributi fiscali versati dalle imprese, la Svizzera è uno tra i Paesi fiscalmente più attrattivi anche per le persone fisiche. Secondo le statistiche dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), in Svizzera le persone sole con un reddito medio pagano il 10,7% di imposte sul reddito, oltre 5 punti percentuali in meno rispetto alla media OCSE. Lo stesso vale per le famiglie, che pagano l’8,1% di imposte sul reddito, ben al di sotto della media OCSE. Infine, in Svizzera anche l’IVA è relativamente bassa, attestandosi all’8,1%, contro il 21% della mediana nell’Unione europea. Il risultato finale? Un potere d’acquisto considerevole che consente di finanziare i nostri desideri e progetti, o di risparmiare per il futuro. 

Purtroppo, come illustrato nelle precedenti righe, una minaccia incombe su questa ricetta di successo: l’aumento incontrollato della spesa pubblica. In effetti, quando le spese superano le entrate, gli esiti possibili sono soltanto due: la crescita del debito pubblico, o l’aumento delle imposte. Tra di essi, il più pericoloso per il benessere della nostra economia a breve termine è senza dubbio il secondo.

Infatti, la capacità d’innovazione a cui dobbiamo questo benessere si basa, oltre che su un sistema formativo d’eccellenza, su una politica fiscale vantaggiosa, in grado di attirare le imprese più competitive e all’avanguardia. Perciò, per evitare di provocarne la fuga, ritroviamo senza esitare lungimiranza e responsabilità: l’aumento della spesa pubblica va arginato, definendo delle chiare priorità e ricordando sempre che non si può spendere più di quanto si guadagna. 

Olivier Abou-Nader,
Collaboratore di progetto economiesuisse
www.economiesuisse.ch

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