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La Svizzera deve restare un centro unico nel mondo dei metalli preziosi

Il presidente della ASMP racconta la nuova strategia dell’organizzazione e il ruolo chiave del Ticino.

26 Novembre 2025
in Interviste, Edilizia, TI Economy
Tempo di lettura:5 minuti di lettura
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La Svizzera deve restare un centro unico nel mondo dei metalli preziosi

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L’industria svizzera dei metalli preziosi è una delle colonne portanti dell’economia elvetica: circa un terzo dell’oro mondiale viene raffinato ogni anno in Svizzera, generando valore, innovazione e occupazione. Tre delle sei raffinerie svizzere si trovano in Ticino, confermando il ruolo del Cantone come polo di competenze e qualità. Con il recente cambiamento di nome e identità visiva, l’ex ASFCMP – ora ASMP, Associazione svizzera dei metalli preziosi – rilancia la propria strategia, puntando su eccellenza, responsabilità e trasparenza. Ne parliamo con Christoph Wild, Presidente dell’associazione.

Presidente Wild, può descrivere la missione strategica della nuova ASMP e le principali novità introdotte?

Come associazione mantello del settore dei metalli preziosi vogliamo creare le condizioni ideali affinché i nostri membri possano operare in modo competitivo a livello internazionale. La Svizzera è storicamente legata a questo settore e il nostro obiettivo è che rimanga tale, nonostante il vento contrario che a volte arriva dalla politica, altre dalla società civile. Il cambiamento di nome – da ASFCMP ad ASMP – segna un passaggio importante: il nuovo nome è più accessibile e riflette la nostra volontà di rendere un comparto complesso più vicino agli stakeholder e all’opinione pubblica. Abbiamo anche adottato una nuova identità visiva e lanciato il sito www.asmp.swiss, pensato come piattaforma di riferimento per membri, istituzioni e pubblico interessato. La nostra strategia si fonda su qualità, affidabilità, responsabilità e trasparenza. In questo senso, stiamo lavorando a un progetto innovativo: una piattaforma digitale per la tracciabilità dell’origine dei metalli preziosi lavorati in Svizzera, che sarà operativa entro il 2026. È una delle prime iniziative di questo tipo a livello mondiale e rappresenta un impegno concreto verso maggiore chiarezza e fiducia nel settore. In parallelo, continuiamo a collaborare con le autorità federali e a promuovere un ruolo più forte per l’Ufficio di controllo dei metalli preziosi. Vogliamo che la Svizzera resti un punto di riferimento globale per eccellenza, qualità e responsabilità.

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Quanti membri attivi conta oggi l’ASMP?

Attualmente abbiamo sedici membri, e non puntiamo tanto alla quantità quanto alla qualità. L’obiettivo è rappresentare l’intera catena del valore dei metalli preziosi in Svizzera, dalla raffinazione al commercio, fino al riciclaggio e ai servizi collegati.

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Che parte di mercato occupa il Ticino nella lavorazione e nell’esportazione di oro e metalli preziosi?

Non esistono statistiche ufficiali, quindi è difficile fornire cifre precise. Tuttavia, la Svizzera conta cinque raffinerie certificate LBMA: tre in Ticino e due nella Svizzera francese. Insieme, lavorano circa il 20% dell’oro primario (estratto dalle miniere) e un altro 20% dell’oro secondario, proveniente dal riciclo. Complessivamente, parliamo di circa il 35- 40% del volume mondiale. Le due raffinerie della Svizzera francese si trovano nel Canton Neuchâtel (Metalor Technologies SA e PX Précinox), in Ticino operano PAMP SA, Argor‑Heraeus SA e Valcambi SA.

Quale percentuale dell’export d’oro svizzero è destinata agli Stati Uniti?

Non ci sono cifre ufficiali: il flusso è molto volatile. Tra dicembre 2024 e la primavera successiva una parte importante è stata esportata negli Stati Uniti, dove la domanda era straordinariamente alta. Successivamente, la tendenza si è invertita: tra agosto e settembre di quest’anno abbiamo importato più oro dagli USA di quanto ne abbiamo inviato. Da un punto di vista storico, la Svizzera, con poche eccezioni (Crollo Lehman Brother, COVID 19), ha sempre importato più oro di quanto ne abbia esportato negli Stati Uniti.

L’oro non è stato incluso nei dazi imposti dall’amministrazione Trump. Come avete accolto la notizia?

Con soddisfazione. In un primo momento sembrava che fosse incluso tra le merci soggette a dazi, e questo ci aveva preoccupato. Poi abbiamo avuto conferma che non era così e per noi, ma non solo, per l’intero commercio internazionale dei metalli preziosi, è stato un grande sollievo. Gli Stati Uniti sono un mercato importante, anche se non l’unico. I nostri membri hanno diversificato i mercati e i prodotti e non hanno come unico mercato gli USA, ma la conferma che l’oro restava esente è stata accolta con favore: perdere da un giorno all’altro clienti storici e di grande valore sarebbe stato un duro colpo.

Come collabora l’associazione con le autorità federali per tutelare gli interessi del settore?

Da sempre abbiamo un’ottima collaborazione con le autorità, con l’amministrazione e con il Consiglio federale. Anche nei momenti difficili siamo stati in dialogo su come il nostro comparto potesse contribuire positivamente alla bilancia commerciale svizzera. In effetti, abbiamo sempre sostenuto che il settore può aiutare a ridurre il deficit con gli Stati Uniti, ad esempio importando metalli preziosi da quel Paese verso la Svizzera, come avvenuto proprio nei mesi scorsi.

L’elezione di Trump e la minaccia di nuovi dazi hanno influito sul mercato dell’oro?

Sì, soprattutto l’incertezza generata dalla sua elezione e dalle sue dichiarazioni sui dazi ha scatenato una forte domanda di oro da parte degli Stati Uniti. È stata una reazione istintiva alla paura di restrizioni commerciali. Oggi la situazione si è normalizzata: l’incertezza iniziale è diventata stabilità. Occorre sottolineare che storicamente la Svizzera esporta più oro verso gli Stati Uniti di quanto ne importi, ma le fluttuazioni recenti dimostrano quanto il mercato possa cambiare rapidamente.

Quali prospettive vede per il settore nei prossimi anni?

Siamo convinti che i metalli preziosi continueranno a essere centrali per la Svizzera. Il know-how e il savoir-faire dei nostri membri sono straordinari e direi unici al mondo. Non solo per i prodotti esportati, ma anche per le industrie collegate, come quella orologiera, che dipendono da un approvvigionamento etico e diligente di oro, argento e platino. È una relazione simbiotica che abbiamo e sulla quale puntiamo per garantire che i metalli lavorati in Svizzera provengano da fonti legali e responsabili. Tra i dodici principali “bullion centers” mondiali (i centri di mercato per la negoziazione di metalli preziosi), la Svizzera resta unica per varietà di prodotti e servizi. L’obiettivo dell’ASMP è consolidare questo primato, rafforzando al tempo stesso trasparenza e responsabilità.

E per il Ticino? Che prospettive vede per le raffinerie del Cantone?

Mi aspetto sviluppi positivi. Tutte e tre le raffinerie ticinesi stanno investendo in nuove tecnologie, sostenibilità e spazi produttivi. I posti di lavoro – importanti per il Ticino e in particolare per il Mendrisiotto – sono garantiti. Un segnale concreto è arrivato proprio di recente, con l’inaugurazione della nuova ala della SAR Recycling SA a Mendrisio, membro della nostra associazione. È un impianto all’avanguardia per innovazione, efficienza e sostenibilità, e dimostra la fiducia che il settore ripone nel nostro territorio e nel suo futuro.

In sintesi, Christoph Wild guarda al futuro con fiducia: la nuova strategia dell’ASMP, il dialogo con le istituzioni e gli investimenti in sostenibilità, trasparenza e in nuove tecnologie che garantiscono la tracciabilità dei metalli preziosi, mirano a consolidare la leadership globale della Svizzera nel mondo dei metalli preziosi.

Christoph Wild,
presidente dell’Associazione svizzera dei metalli preziosi (ASMP)

www.asmp.swiss

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