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L’AI sarà una nuova infrastruttura dello Stato

Maria Grazia Giuffreda illustra il progetto Apertus: un modello aperto e svizzero che potrebbe trasformare le PMI e la pubblica amministrazione.

3 Luglio 2026
in Interviste
Tempo di lettura:5 minuti di lettura
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L’AI sarà una nuova infrastruttura dello Stato
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Nelle scorse settimane avete lanciato il nuovo progetto Apertus legato all’AI. Ci spiega in breve di che cosa si tratta?

Apertus è il primo large language model “made in Switzerland”, cioè un modello di base per l’elaborazione del linguaggio naturale. È un modello di intelligenza artificiale generativa creato dall’ETH Zurich, EPFL e dal Centro Svizzero di Calcolo Scientifico (CSCS) e addestrato su Alps, il computer di ultima generazione del CSCS. La caratteristica di Apertus 1.0 è il multilinguismo, essendo stato addestrato su più di 1000 lingue, con particolare enfasi sulle lingue svizzere (tedesco, francese, italiano, romancio e svizzero tedesco). Apertus potrebbe essere utilizzato come base per sviluppare applicazioni specifiche in diversi campi. Ciò che rende Apertus speciale e unico è l’apertura, trasparenza e tracciabilità, essendo aperto in tutte le sue componenti, e il suo totale rispetto delle leggi svizzere e dell’EU AI Act.

Il Ticino è tra i primi a usare Apertus nella pubblica amministrazione: siamo davanti a una sperimentazione o a un cambio strutturale del modo di lavorare dello Stato?

Si potrebbe pensare ad una sperimentazione avanzata con potenziale strutturale, più che a un cambiamento già pienamente consolidato del modo di lavorare dello Stato. L’adozione di Apertus da parte dell’amministrazione pubblica ticinese rappresenta un passo significativo verso l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi amministrativi. Tuttavia, come per molte iniziative innovative nel settore pubblico, l’obiettivo iniziale è verificare in modo controllato i benefici, i limiti, gli aspetti di sicurezza e l’impatto organizzativo dello strumento. Se i risultati confermeranno un miglioramento dell’efficienza, della qualità del lavoro e dell’accesso alle informazioni, Apertus potrebbe diventare parte integrante delle attività quotidiane dell’amministrazione, contribuendo a una trasformazione più profonda dei processi e delle modalità operative soprattutto se utilizzato per lo sviluppo di ulteriori applicazioni. In questo senso, la sperimentazione attuale può essere vista come il primo passo di un percorso che potrebbe portare a un cambiamento strutturale. La vera novità non risiede tanto nell’automazione di singole attività, quanto nella possibilità di dotare i collaboratori dell’amministrazione di strumenti capaci di supportare l’analisi, la redazione di documenti, la ricerca di informazioni e la gestione della conoscenza. Se adottati su larga scala e accompagnati da adeguate misure di governance, formazione e controllo, questi strumenti potrebbero modificare in modo significativo il modo in cui lo Stato offre servizi e organizza il lavoro interno, a beneficio dei cittadini.  

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Il progetto nasce anche per aiutare le PMI ad adottare l’AI. In che modo potrà facilitare le aziende locali? Ci può fare degli esempi concreti?

La nostra idea è quella di collaborare con la SUPSI-USI per aiutare le PMI a sviluppare e integrare soluzioni di intelligenza artificiale nei propri processi e flussi di lavoro. L’obiettivo è mettere a disposizione delle imprese competenze specialistiche nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e nel calcolo ad alta potenza, facilitando l’accesso a tecnologie e conoscenze che spesso sono difficili da reperire internamente. Il CSCS, da solo, non dispone delle risorse umane necessarie per affrontare questa sfida su larga scala. Per questo motivo abbiamo creato questa collaborazione con la SUPSI-USI e con il Canton Ticino, combinando competenze complementari e creando sinergie a beneficio dell’intera comunità economica e innovativa del Cantone. Siamo ancora nelle fasi iniziali di questo percorso, ma confidiamo di poter dimostrare presto il valore e il successo di questo modello di collaborazione.

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Quanto è importante il fatto che Apertus sia open source e sviluppato in Svizzera per garantire indipendenza tecnologica?

L’open source garantisce trasparenza e verificabilità; il fatto che Apertus sia sviluppato in Svizzera aggiunge un elemento di sovranità tecnologica. Insieme, questi due aspetti ci permettono di adottare l’intelligenza artificiale mantenendo controllo, indipendenza e fiducia. Questo potrebbe significare ridurre la dipendenza da grandi fornitori internazionali e mantenere in Svizzera competenze strategiche, capacità di innovazione e controllo sulle infrastrutture digitali. Apertus è stato infatti concepito esplicitamente come una base per una “AI sovrana, trasparente e affidabile”, sviluppata da istituzioni svizzere quali ETH Zürich, EPFL e CSCS e orientata all’interesse pubblico.

Questo progetto può diventare un modello esportabile ad altri Cantoni o addirittura a livello europeo?

Questa è la nostra visione. Se riusciremo a dimostrare che questo modello di collaborazione funziona in Ticino, il passo successivo sarà estenderlo anche agli altri Cantoni. Per quanto riguarda Apertus, fin dall’inizio l’obiettivo non è mai stato quello di mantenerlo come un’iniziativa esclusivamente svizzera. Al contrario, abbiamo sempre auspicato la nascita di una comunità europea e magari internazionale che contribuisca al suo ulteriore sviluppo, mantenendo gli stessi principi di etica, trasparenza, qualità dei dati e apertura con il quale è nato. La Svizzera ha indicato una possibile strada, ora speriamo che molti altri siano pronti a percorrerla insieme a noi.

Il progetto coinvolge CSCS, USI, SUPSI e Cantone: è questo il modello vincente per innovare in Svizzera?

Non credo che la Svizzera sia in ritardo sul fronte dell’innovazione. Al contrario, è riconosciuta a livello internazionale come uno dei Paesi più innovativi al mondo. Anche grazie alla lungimiranza del CSCS, la Svizzera è entrata nell’era dell’intelligenza artificiale potendo contare su oltre dieci anni di esperienza nel calcolo ad alta potenza accelerato con GPU. Vale la pena ricordare che già nel 2013 il CSCS ha installato un sistema di classe petaflop di rilevanza internazionale basato su acceleratori grafici per il calcolo scientifico, in un periodo in cui l’intelligenza artificiale non era ancora al centro del dibattito tecnologico. È stato proprio questo spirito di visione, iniziativa e innovazione del CSCS a permettere alla Svizzera di arrivare preparata alle sfide e alle opportunità offerte oggi dall’intelligenza artificiale.

Guardando a cinque anni, l’intelligenza artificiale sarà uno strumento o una vera infrastruttura dello Stato?

Oggi tendiamo a vedere l’AI come uno strumento che aiuta i collaboratori a scrivere documenti, cercare informazioni o automatizzare attività ripetitive. Nel tempo, però, potrebbe diventare una componente sempre più integrata nei sistemi che permettono allo Stato di operare: dalla gestione dei dati ai servizi ai cittadini, fino al supporto ai processi decisionali. Diversi studi e iniziative internazionali descrivono già l’AI come una nuova infrastruttura digitale, al pari delle reti, dei sistemi informativi e delle piattaforme dati. Questo non significa che saranno gli algoritmi a prendere le decisioni al posto delle istituzioni. Al contrario, ci si auspica che il valore dell’IA sarà quello di rendere l’amministrazione più efficiente, reattiva e capace di gestire la crescente complessità dei dati e dei servizi pubblici. E pur vero però, che affinché ciò avvenga servono solide basi, come infrastrutture di calcolo, dati di qualità, governance, trasparenza e supervisione umana. Per questo motivo credo che tra cinque anni non parleremo più semplicemente di “usare l’intelligenza artificiale”, ma di una pubblica amministrazione in cui l’AI sarà parte integrante dell’infrastruttura digitale dello Stato, proprio come oggi lo sono i sistemi informatici, le identità digitali o le reti di comunicazione. La vera sfida sarà garantire che questa infrastruttura rimanga trasparente, affidabile e sotto il controllo delle istituzioni democratiche.

Sarà necessario, a suo giudizio, un adeguamento in tal senso da parte delle PMI?

Non penso che la domanda sia se le PMI dovranno adottare l’intelligenza artificiale, ma come e con quale velocità lo faranno. Chi saprà integrarla nei propri processi avrà un vantaggio competitivo; chi la ignorerà rischierà di trovarsi in difficoltà in un mercato sempre più digitale e globale.

Maria Grazia Giuffreda,
Direttrice CSCS
www.cscs.ch

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