Igor, quando nasce il suo amore per l’aviazione?
Il volo mi ha sempre affascinato. Ma diventare pilota di elicotteri non è solo una questione di passione: è un percorso complesso, lungo e, soprattutto, molto costoso e qui devo per forza ringraziare mia mamma e mio papà che mi hanno dato davvero una mano. In tanti mi chiedono: “Come si diventa pilota?” La verità è che la domanda è semplice, ma la risposta non lo è affatto. A chi sogna questa professione, consiglio sempre di informarsi bene e non lasciarsi abbagliare da promesse facili. Investire in questa carriera richiede lucidità, pazienza e consapevolezza. Non esistono scorciatoie. E soprattutto: non ci sono garanzie di riuscita.
Com’è la situazione per chi vuole volare in Ticino?
Il Ticino è casa mia, ma lo dico senza girarci intorno: non è un ambiente facile. Le dinamiche locali spesso mettono i bastoni tra le ruote, tra gelosie professionali, logiche di potere e mancanza di cooperazione. Il risultato? Un clima tossico che genera frustrazione, incidenti evitabili e carichi di stress che in un’attività ad alto rischio come il volo possono diventare fatali. Molti piloti si fermano alla licenza privata, anche perché ottenere quella commerciale richiede un ulteriore sforzo economico e formativo. E quando finalmente si arriva al traguardo, ci si accorge che accedere a un elicottero è tutt’altro che scontato.
Quali sono le principali difficoltà pratiche per chi ha appena ottenuto una licenza?
Il primo muro è il noleggio. Una volta patentato, non puoi semplicemente prenotare un elicottero e volare. Ti serve un “safety pilot” – una figura teoricamente pensata per garantire sicurezza, ma che spesso diventa una zavorra. Nella pratica, si sale a bordo con un istruttore che registra le sue ore per mantenere la licenza, mentre tu perdi un posto utile e, ovviamente, devi pagarlo. È un ciclo continuo: una formazione che sembra non finire mai. In più, per motivi assicurativi, molte aziende non permettono al neopatentato di volare da solo, anche se ha le competenze. E chi ha fatto percorsi avanzati come me – con abilitazioni al volo in montagna e ai lavori al gancio (HELSO) – si scontra spesso con porte chiuse e sistemi interni impermeabili.
Ha vissuto esperienze dirette di questo tipo?
Purtroppo sì. In una delle prime aziende per cui ho lavorato, in Ticino, ho accumulato ore e ore di volo. Ma senza vedere un solo franco. Mi hanno usato, facendo leva sulla mia passione, col classico modello “pay to fly”: se vuoi fare esperienza, paghi per lavorare. Una pratica assurda, eppure diffusa in tutto il mondo. Quando ho chiesto una retribuzione, mi hanno cacciato inventandosi accuse strumentali, costruite a tavolino per impedirmi di proseguire nel settore.
È stato un caso isolato?
Purtroppo no. Anche in un’altra azienda molto conosciuta, che offre corsi e noleggio, ho trovato un ambiente ostile: regole che cambiano in continuazione, requisiti sempre più severi, ostacoli burocratici creati ad arte. A volte è una strategia commerciale, per tenere stretti i clienti; altre volte è pura speculazione. Il problema è che in questi contesti non conta la competenza, ma la disponibilità ad accettare condizioni penalizzanti. Chi si piega, resta. Chi fa domande, viene tagliato fuori.
Eppure non ha mai smesso di volare. Cosa l’ha tenuta in aria?
La passione. Quella vera, che ti spinge a non mollare anche quando tutto rema contro. Ho cercato possibilità all’estero, dove ho finalmente potuto crescere, lavorare davvero e ottenere riconoscimenti professionali. Ma il mio obiettivo non è mai cambiato: tornare a volare nel mio territorio, in Ticino.
Che consiglio darebbe a un giovane che sogna di diventare pilota?
Proteggi il tuo sogno, ma fallo con intelligenza. Informati, leggi ogni clausola, metti in discussione ogni promessa. Diffida da chi ti chiede soldi in cambio di un “futuro sicuro”. In questo settore, purtroppo, la meritocrazia è spesso solo una parola usata per fare marketing. Non è impossibile diventare piloti, ma serve preparazione, trasparenza e la consapevolezza che la strada sarà lunga e faticosa.
Oggi però sembra esserci una svolta nella sua storia. È così?
Sì, ed è giusto dirlo. Ho trovato finalmente un contesto sano, professionale, dove le mie competenze sono riconosciute e valorizzate. Con Simplon Air, a Lugano, ho incontrato un team serio, onesto e appassionato. La loro scuola di volo è una realtà concreta, trasparente, dove si cresce davvero. Simplon Air è l’unica scuola in Ticino dotata di un simulatore di volo perfettamente omologato dall’Ufficio aereo per l’addestramento di piloti. Un’azienda di volo tramandata di padre in figlio e io mi sento davvero in famiglia. Per la prima volta dopo anni, posso volare senza dover combattere controcorrente ogni giorno. E aspetto tutti i lettori di questa stupenda rivista a passare a trovarmi presso l’aeroporto di Lugano – Agno.
Una frase per chi sogna il cielo?
Non smettete mai di credere nel vostro sogno, ma sappiate proteggerlo. Il volo è libertà, sì, ma non si decolla senza prima affrontare i venti contrari. E per restare in quota, serve testa, cuore e una buona dose di coraggio.












