Con “Equilibrio imperfetto” abbiamo pubblicato un’opera che definirei dirompente per il settore tributario. Siamo abituati a manuali freddi, focalizzati esclusivamente sull’interpretazione letterale della norma. Il tuo libro, invece, sembra voler ridare un “cuore” alla materia. Perché l’esigenza di scrivere questo saggio proprio ora?
Questo è il secondo libro che pubblichiamo insieme in un anno! L’idea nasce anche dal confronto con il Prof. Paolo Balduzzi, dell’Università Cattolica di Milano, che ringrazio. La realtà non è fatta solo di codici, ma di persone, paure, strategie e profonde incertezze. Ho voluto portare la materia tributaria fuori dal “linguaggio freddo” delle sole norme per rimetterla nella vita reale. Il cuore del saggio è proprio l’idea che tra contribuente, consulente e fisco non esista un equilibrio statico, bensì un “equilibrio imperfetto”, dinamico, fragile e pesantemente influenzato da fattori psicologici che vanno oltre il puro calcolo economico.
Uno dei pregi che più ho apprezzato è l’approccio multidisciplinare: attingi a piene mani alla Scienza delle Finanze, alla Psicologia, all’Economia Comportamentale e alla Teoria dei Giochi, oltre che al Diritto Tributario. Qual è il valore aggiunto di questa “contaminazione”?
Ho pensato come docente di Scienza delle Finanze nell’Università Cattolica, anche su indicazioni del Prof. Balduzzi, di scrivere un libro unico nel suo genere e fondendo diverse discipline. Per decenni ci siamo illusi dell’esistenza dell’homo economicus, un decisore perfettamente razionale. Ma nella realtà, il professionista e il contribuente sono immersi nell’incertezza, costretti a muoversi tra norme complesse e informazioni incomplete. Unendo queste discipline, cerco di spiegare come le scelte fiscali nascano spesso da bias cognitivi o percezioni del rischio distorte. Capire queste dinamiche è fondamentale non solo per chi applica le norme, ma anche per il Legislatore che le scrive. Questo libro mi è costato un grande sforzo di analisi e di rigore espositivo. La modellazione è spesso soggettiva e rappresenta l’intento di chi analizza: spostare una variabile in una funzione, perché ritenuta più idonea, potrebbe determinare risultati differenti. Quale sarà il più corretto per la realtà analizzata?
Nel capitolo dedicato all’economia comportamentale, citi i lavori di Kahneman e Tversky. Come si applicano concetti come la Prospect Theory o le euristiche al rapporto col Fisco?
È un punto cruciale. La Prospect Theory ci insegna che le persone percepiscono guadagni e perdite in modo asimmetrico: la paura di una sanzione spesso pesa psicologicamente molto più del beneficio di un risparmio d’imposta. Nel libro analizzo come le euristiche – scorciatoie mentali – possano portare a errori di valutazione “memorabili”. Ad esempio, il contribuente può essere spinto dalla percezione di incertezza normativa a optare per soluzioni affrettate, rinunciando a scelte legittime ma percepite come troppo rischiose. Ho cercato di focalizzare l’attenzione maggiormente sui contribuenti, aziende o individui, “Risk-averse”.
Un altro pilastro del libro è la Teoria dei Giochi, declinata in forme molto avanzate: classica, bayesiana, epistemica e psicologica. Perché un consulente fiscale dovrebbe interessarsi a Nash o alle “credenze di secondo ordine”?
Perché il rapporto tributario è, a tutti gli effetti, un “gioco delle parti” a informazione incompleta e non cooperativo. La Teoria dei Giochi Epistemica, ad esempio, non guarda solo alle scelte, ma a ciò che un giocatore crede che l’altro creda. Il consulente funge da mediatore: può modellare le credenze del contribuente, influenzando la sua percezione della probabilità su un determinato evento. Saper negoziare razionalmente e conoscere queste tecniche, anche solo nella teoria, costituisce oggi un vantaggio competitivo enorme per un professionista. Ricordiamoci però che tutto dipende anche dalle euristiche, dai bias e dalla percezione degli “stati”.
C’è un passaggio nel testo che solleva una questione etica e politica molto forte: la “Strategic Uncertainty” o incertezza strategica. Puoi spiegarci di cosa si tratta?
È l’idea che, a volte, l’incertezza normativa sia mantenuta per scelta dal Legislatore. Regole non sempre certe possono spingere i contribuenti più avversi al rischio a dichiarare “per prudenza” più di quanto dovuto, riducendo i costi di controllo per lo Stato. Nel libro uso un approccio critico per questo aspetto: credo che l’attrattività di un sistema economico si giochi sulla semplicità e sulla certezza del diritto, non sulla paura. Sono comunque scelte di politica fiscale. Inoltre diventa fondamentale capire la differenza tra “incertezza” e “ambiguità” che racchiudono significati molto diversi, nel libro è trattato questo interessante tema.
Nonostante l’alto profilo scientifico, confermato anche dalla prefazione del Prof. Balduzzi dell’Università Cattolica, il libro mantiene una forte vocazione pratica. Ci sono grafici, tabelle ed esercizi svolti. A chi ti rivolgi principalmente?
Il volume ha una finalità didattica e operativa precisa. Si rivolge ai professionisti del diritto tributario che vogliono evolvere da semplici esecutori a strateghi, agli studenti di master e magistrale, direttori amministrativi e finanziari, policy maker e a tutti coloro che vogliono iniziare a comprendere i processi che stanno alla base delle risposte e delle scelte economiche. L’obiettivo è “piantare il seme” di un ragionamento nuovo: non reagire più istintivamente in uno schema azione/reazione, ma analizzare le sfide professionali con strumenti quantitativi e psicologici rigorosi.
Un’ultima battuta sul futuro. Si parla anche di Intelligenza Artificiale e Compliance. Come cambierà questo “equilibrio imperfetto”?
Questo capitolo è a cura di Moreno Brughelli esperto di AI, che ringrazio. Sicuramente gli scenari economici saranno influenzati ma la tesi è che non dobbiamo perdere la “bussola” dell’esperienza umana. L’analisi dei comportamenti fiscali diventerà sempre più digitale però il giudizio finale e la capacità di navigare l’incertezza resteranno una prerogativa dell’uomo.
Vuoi ringraziare qualcun altro per aver contribuito a questo libro?
Si, vorrei ringraziare Francesca Menchini che, come grafica, ha creato le bellissime copertine e ringraziare te, Fabio, per aver creduto in un progetto che prova a sfidare i canoni tradizionali della letteratura tributaria; infine tutti i miei cari, che pazientemente sopportano le molte ore impiegate nello scrivere.
Questo libro rappresenta un contributo originale unico per chi vuole andare oltre la tecnica e capire l’irrazionalità che sovente vive nel sistema fiscale. È un saggio che “umanizza la fiscalità” rendendola vicina alla vita reale di contribuenti, consulenti e del fisco; siamo orgogliosi di averlo nel nostro catalogo.
Franco Confalonieri,
Dott. Commercialista,
Docente di Scienza delle Finanze, Facoltà di Economia, Università Cattolica di Milano









