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Siamo un pilastro dell’economia cantonale

L’Associazione Imprese Familiari celebra i 10 anni di esistenza, confermandosi un punto di riferimento per la governance e il supporto alla successione.

26 Novembre 2025
in Interviste
Tempo di lettura:6 minuti di lettura
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Siamo un pilastro dell’economia cantonale

Il comitato AIF Ticino con Cristina Bombassei, Presidente AIDAF (aziende familiari italiane) e 3a generazione dell’azienda Brembo.

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Lei da due anni è presidente di AIF. Che bilancio fa di questa esperienza? Che associazione ha trovato e quali sono stati i primi passi che ha fatto?

È stata e continua a essere un’esperienza molto stimolante. Prima di assumere la presidenza ero già membro di comitato e quindi è stato facile dare continuità alla via tracciata dai “padri fondatori” di AIF, Flavio Audemars, il compianto Prof. Gianluca Colombo, i soci fondatori e tutto il team di comitato. Ho ripreso un’associazione viva, coesa e costruita con visione. Con il comitato abbiamo lavorato per consolidare il forte senso di comunità che si respira all’interno dell’associazione e per continuare a costruire un mattoncino alla volta, con seminari dedicati a temi di family business, il monitoraggio del territorio attraverso l’Osservatorio sulle imprese familiari SUPSI-AIF e la sensibilizzazione di politica, istituzioni e opinione pubblica sull’importanza delle imprese familiari per il benessere cantonale.

Quest’anno l’associazione celebra i suoi primi 10 anni di vita. È stata una scelta vincente e lungimirante quella dei suoi predecessori con Flavio Audemars in testa. In che modo intende portare avanti questa eredità?

Il fatto di essere arrivati a celebrare questo anniversario con un centinaio di famiglie associate, dimostra che la scelta è stata lungimirante perché risponde a un bisogno trasversale che accumuna le imprese familiari indipendentemente dall’attività svolta. AIF oggi è diventato un punto di riferimento sui temi di family business. Ai soci offre uno spazio per imparare le buone pratiche e scoprire strumenti concreti di governance aziendale, familiare e del patrimonio e molti altri temi legati alle dinamiche uniche del family business. Un luogo in cui confrontarsi con altre imprese familiari che stanno affrontando o hanno già affrontato le stesse sfide per esempio legate alla successione. Alla politica invece AIF cerca di spiegare il contributo importante che questo tipo di imprese offrono al territorio in termini di stabilità e benessere socio-economico, sensibilizzandola sull’importanza di un quadro normativo che ne facilità la permanenza sul territorio e la continuità generazionale.

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Quali sono le principali tendenze che avete registrato recentemente tramite l’Osservatorio sulle imprese familiari ticinesi?

Per il 10° anniversario di AIF, abbiamo deciso di riassumere il lavoro dell’Osservatorio sulle imprese familiari AIF-SUPSI svolto dal Prof. Carmine Garzia con Matteo Bedolla, in una pubblicazione che uscirà in questi giorni: “Le aziende familiari nel Canton Ticino. Modelli di business, governance e sfide strategiche”. Lo studio conferma il ruolo centrale delle imprese familiari nell’economia ticinese. Oggi se ne contano oltre 8.400, con 83.000 addetti e circa 19 miliardi di franchi di ricavi aggregati. Si tratta in gran parte di imprese alla seconda o terza generazione, molto radicate nel territorio e che reinvestono sul territorio in modo importante. Tra il 2021 e il 2023, per esempio, si è registrato un forte aumento degli investimenti tangibili (+25%). Quindi aziende storiche ma dinamiche e innovative. Un altro elemento chiaro è la forte territorialità del potere decisionale che nell’85% vede ancora una maggioranza di membri della famiglia nel CdA. Il passaggio generazionale resta una sfida importante infatti, sebbene il 46% ha iniziato un processo di successione e il 14% lo ha affrontato negli ultimi anni, il 40% delle aziende intervistate non ha ancora definito la successione. Il passaggio dell’azienda alla prossima generazione resta però la prima scelta, a conferma della visione di lunghissimo periodo, tipica delle imprese familiari.

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Tra i vostri compiti c’è anche quello di sensibilizzare la politica per esempio sulla successione familiare. Quali sono i passi concreti che sarebbero necessari in questo ambito? Quali sono le barriere normative o fiscali più urgenti da superare per sostenere le imprese di famiglia?

Un primo passo nella giusta direzione c’è stato con l’approvazione del popolo della riforma fiscale cantonale, che ha permesso se non altro di recuperare un po’ di terreno rispetto alla media Svizzera. Però sappiamo che la riforma votata era una versione ridimensionata dell’originale e i cantoni vicini si muovono storicamente in anticipo rispetto a noi. Si deve partire dal concetto che le imprese familiari portano un contributo netto positivo al benessere socio-economico di un territorio e cercano di farlo per più generazioni. Assicurare la continuità di questo modello d’impresa è nell’interesse generale e quindi dovrebbe essere incentivata da un punto di vista fiscale e finanziario, nell’ottica di favorirne la continuità. La valutazione aziendale, per esempio, gioca un ruolo importante e bisogna tener conto che spesso nelle imprese familiari l’azienda è portata avanti da un gruppo di persone insieme. Nel senso contrario, purtroppo, vanno invece le iniziative che ciclicamente parlano di introdurre tasse di successione aggiuntive e forfettarie. L’iniziativa lanciata dalla Gioventù Socialista (nota come “Iniziativa per il Futuro”) è un vero e proprio attacco alla continuità delle imprese familiari. Anche e soprattutto di quelle più piccole, perché sono quelle che avendo meno mobilità dei gruppi internazionali, traggono vantaggio dalla presenza di aziende e famiglie facoltose sul nostro territorio. Oltretutto è un chiaro attacco al modello di impresa familiare che tende a “tenere” la ricchezza generata all’interno dell’azienda per tramandarla alle prossime generazioni, piuttosto che consumarla in vita, svuotando l’azienda (e quindi la futura eredità) del capitale per operare. Questo tipo di iniziative sono controproducenti, creano incertezza e fanno allontanare i capitali dal territorio, rendendo più povero chi rimane e sobbarcandolo della parte mancante di entrate fiscali.

Come coinvolgete le nuove generazioni della famiglia fin da giovani?

Le nuove generazioni devono innanzitutto imparare a frequentarsi, giocare e dialogare tra loro fin da giovani. Questo perché un giorno saranno chiamate a prendere delle decisioni insieme sul futuro dell’azienda. Se ci si conosce e rispetta reciprocamente (anche tra cugini magari che crescono in città diverse), si possono affrontare meglio le discussioni ed evitare conflitti dannosi per l’azienda. Poi far “respirare” un po’ di azienda mentre crescono, permette di creare quel legame personale ed emotivo con l’attività di famiglia, oltre a consolidare i valori e la cultura imprenditoriale, che inevitabilmente è alla base di un genuino interesse per continuare l’attività. Un altro aspetto importante è permettere ai giovani, quando diventano ragazzi, di interagire con altri giovani che come loro hanno un’azienda di famiglia, per confrontarsi sulle dinamiche di famiglia, confidare i propri desideri e paure, e cercare di capire meglio cosa si vuole fare da grandi. AIF offre la possibilità di partecipare ad eventi NextGen in Svizzera e all’estero, che alternano interventi attorno a temi di family business, alla possibilità di incontrare giovani di altri paesi.

Quali competenze ritiene essenziali per le future generazioni e come intendete integrarle nei programmi formativi di AIF?

Per dare continuità all’azienda, servono in primis le giuste competenze tecniche e manageriali, che dipendono dal settore, dal tipo di lavoro e dal ruolo che si ricopre all’interno dell’azienda. Al di fuori di queste competenze e i valori che provengono dalla famiglia, con AIF cerchiamo di informare e formare i soci sui temi specifici di family business, portando best practice di governance aziendale, familiare e di patrimonio, per aiutare a capire e valutare l’importanza di governare questi rapporti tra famiglia e azienda per prevenire ed evitare che le dinamiche umane non aziendali finiscano per “governare l’azienda”, spesso con un impatto negativo sia sull’attività che sui rapporti familiari.

Tra 10 anni, come vede l’evoluzione del modello di impresa familiare in Ticino, specie in un contesto globale in rapido cambiamento come quello che stiamo vivendo?

Mi auguro che continui ad aumentare la consapevolezza che il modello dell’impresa familiare è centrale per il benessere di un’intera regione e che diventi una priorità nelle politiche di sviluppo economico. Il contesto globale, proprio perché sempre più frenetico, ha maggior bisogno della stabilità, pazienza e approccio generazionale intrinseco nelle imprese familiari. Imprese che per questo sono anche più “umane” e vicine al territorio. Dall’altra parte, la complessità di questi tempi, rende impervio il contesto in cui si muovono le imprese familiari. 

Come AIF Ticino speriamo di poter essere, insieme alle altre associazioni economiche, un valido punto di appoggio per le imprese e per le loro famiglie, impegnandoci per delle condizioni quadro competitive e supportando le famiglie con informazioni, formazione e network utili ad affrontare le varie sfide che si presenteranno, specificatamente nelle aziende familiari.

Martino Piccioli,
Presidente Associazione Imprese Familiari (AIF) Ticino, Presidente Plastifil SA
www.aifticino.ch

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